venerdì 12 marzo 2021
I giudici sospendono la sentenza del Tar sull'area a caldo e rimandano la decisione al 13 maggio. Il ministro Giorgetti: ci dà tempo per trovare una soluzione
L'acciaieria di Taranto, ora controllata da ArcelorMittal

L'acciaieria di Taranto, ora controllata da ArcelorMittal - Ansa

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L’area a caldo dell'acciaieria di Taranto di ArcelorMittal non sarà chiusa. I giudici della Quarta sezione del Consiglio di Stato hanno sospeso la sentenza con cui il Tar di Lecce il 13 febbraio aveva disposto la chiusura entro 60 giorni, come previsto da un’ordinanza di un anno fa del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci.

La vicenda

A fare ricorso contro la sentenza del Tar chiedendone una sospensione era stata la stessa ArcelorMittal, assieme a Ilva in amministrazione straordinaria e Invitalia. Il Consiglio di Stato spiega di avere «ritenuto prevalente l'esigenza di evitare il grave e irreparabile danno che sarebbe derivato dalla sospensione dell'attività, cui si sarebbe dovuto procedere entro la scadenza dei termini stabiliti nell'ordinanza stessa» e sottolinea che gli eventi inquinanti che giustificano l’ordinanza del sindaco – emissioni da un camino a causa di problemi al sistema di depolverizzazione – non si sono più verificati.

L’ordinanza di Melucci risale al 27 febbraio del 2020, la società che controlla l’impianto ottenne subito una sospensione attraverso un ricorso al Tar, che però a febbraio scorso le ha dato torto, imponendole di procedere entro 30 giorni (cioè entro domani) a individuare e risolvere i problemi o a procedere alla chiusura entro il 14 di aprile. La sospensiva accettata dal Consiglio di Stato rinvia la questione al 13 di maggio, quando i giudici prenderanno la loro decisione sulla vicenda.

Le reazioni

«Accogliamo con rispetto la decisione sull'ex Ilva anche se non crediamo che la soluzione della crisi possa passare dalle Aule di tribunale. Questa pronuncia dà comunque la possibilità e il tempo alla politica e al ministro dello Sviluppo economico in particolare di cercare la soluzione per gli operai, l'azienda e la produzione siderurgica italiana che rappresenta un asset strategico oltre che un'eccellenza e va tutelata» ha commentato Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico.

Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico

Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico - Ansa

Soddisfatti i sindacati. «La sentenza del Consiglio di Stato è una buona notizia, che deve permettere di ridare stabilità al processo di salvataggio dell'Ilva» ha detto il segretario generale della Fim Cisl, Roberto Benaglia. «Il provvedimento consente di riportare nell'ambito delle decisioni del governo la prospettiva dello stabilimento di Taranto e di tutto il gruppo ArcelorMittal, in attesa del pronunciamento di merito che avverrà il 13 maggio» hanno commentato Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile della siderurgia.

Il sindaco Melucci promette battaglia: «Nessuna sorpresa, nessuna variazione sul percorso che abbiamo impostato con l'intera comunità. E quand'anche gli esiti dell'udienza di maggio del Consiglio di Stato dovessero prevaricare l'aspirazione di mezzo milione di cittadini e i diritti fondamentali sanciti dal Tar di Lecce, noi andremo avanti in ogni grado di giudizio, anche in sede europea».

Il richiamo del Consiglio d'Europa

Nel frattempo sull’Ilva è intervenuto anche il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, che «deplora la mancanza di informazioni» dal governo italiano richieste un anno fa sull'attuazione rapida ed effettiva del piano ambientale elaborato dalle autorità. L’Italia è stata condannata il 24 gennaio 2019 dalla Corte di Strasburgo per non aver preso le misure necessarie a proteggere i residenti.



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