martedì 14 dicembre 2021
Il rapporto di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi: sui conti correnti degli italiani 110 miliardi di euro di maggiore liquidità, ma cala la quota di famiglie che possono mettere da parte qualcosa
Il risparmio

Il risparmio - Doriano Solinas

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Aumentano i risparmi ma diminuiscono le famiglie che riescono a risparmiare. Sta qui il dato centrale del nuovo rapporto sul risparmio delle famiglie elaborato da Intesa Sanpaolo e del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi. Lo studio rileva un aumento dei depositi sui conti correnti di 110 miliardi di euro nell’ultimo anno. Il dato più recente pubblicato venerdì scorso dalla Banca d’Italia indica che sui conti correnti delle “famiglie consumatrici” a fine ottobre c’erano 1.149 miliardi. Le risposte alle interviste dei ricercatori, condotte la scorsa primavera, rivelano però che la quota di famiglie in grado di risparmiare si è ridotta di 6,5 punti percentuali, scendendo dal 55,1 al 48,6% della popolazione. Significa che il risparmio cresce, ma è per pochi. È quindi un altro segnale di crescita della diseguaglianza all’interno del Paese. Lo studio di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi usa un’altra espressione («disomogeneità circa le capacità di risparmio») ma il senso è lo stesso.

Questi 110 miliardi in più, spiega Gregorio De Felice, capo economista di Intesa, sono soldi di «imprenditori, liberi professionisti, delle classi di reddito medio/alte o alte». A questi ricchi che resistono si contrappongono i poveri che aumentano: «Ci sono 2 milioni di famiglie in situazione di povertà assoluta, con 5,6 milioni di persone – ricorda ancora De Felice –, salite in percentuale dal 7,7% al 9,4% del totale. Solo il 55% non ha intaccato il risparmio e il 10% lo ha usato in maniera rilevante».

Intesa Sanpaolo e Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi

Beppe Facchetti, presidente del Centro Einaudi, sottolinea invece una tendenza «positiva», cioè la ritrovata fiducia nei confronti delle banche, con un rapporto tra cittadini soddisfatti e insoddisfatti del lavoro delle banche che ha raggiunto il massimo storico di 18 a 1. Sarà anche per questo che gli italiani che risparmiano lasciano direttamente sul conto una buona parte dei loro soldi. Il 42% dei risparmi finanziari degli italiani, calcola lo studio, è in liquidità, sui conti correnti. Chi investe lo fa comunque con molta prudenza, compra soprattutto obbligazioni (lo fa il 22% degli intervistati) e solo in pochi (il 6,1%) si avventurano nel mercato azionario. In molti si affidano invece al risparmio gestito, che difatti nei primi dieci mesi dell’anno ha visto una raccolta netta di 76,2 miliardi di euro.

La prudenza è anche figlia della cautela con cui si guarda al futuro, dopo una crisi economica che ha portato a una perdita di reddito media stimata in 105 euro al mese. Sul futuro però c’è ottimismo: il saldo ottimisti-pessimisti sulle aspettative di reddito delle famiglie è passato, nel giro di pochi mesi, da -16 a -2,6%. Lo studio sottolinea in particolare il miglioramento sui saldi delle aspettative tra la prima rilevazione del 2021 (marzo) e la seconda (maggio), quando la campagna vaccinale stava guadagnando momento e volgendo verso la soluzione del problema sanitario.

Intesa Sanpaolo e Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi

Chi ha un po’ di risparmi, comunque, è pronto a investirli sul mattone. Il 18% degli intervistati ha risposto che, dopo essere rimasto a lungo in casa per la pandemia, ritiene di avere bisogno di più metri quadri. Il 2,6% ha già deciso di cambiare casa, il 10,7% lo farebbe se si realizzassero alcune condizioni, a partire dalla disponibilità di finanziamenti. Tra i più giovani la necessità di cambiare casa è sentita con più forza: ci sta lavorando il 28% dei 25-34enni e il 22% dei 35-44enni. Se ci riusciranno, nei prossimi anni il mercato immobiliare potrebbe affrontare una domanda per adeguamento delle case di oltre 500mila unità all’anno.

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