sabato 12 novembre 2016
L'allarme del Centro Studi di Confindustria: il credito alle imprese è sceso del 17,7% dal 2011 a luglio di quest'anno. "La flessione della liquidità è il freno principale alla nostra attività".
Dal 2010 continua a calare il credito bancario alle imprese manifatturiere

Dal 2010 continua a calare il credito bancario alle imprese manifatturiere

Meno 42 miliardi di euro di credito dalle banche in cinque anni. E' il deficit di prestiti con cui ha dovuto fare i conti il manifatturiero italiano dal 2011 a luglio 2016, ovvero proprio in questi anni di passaggio dalla fase recessiva al momento attuale, di lenta ripresa. In termini percentuali, si tratta di una flessione del 17,7%. I dati più recenti, tra l’altro, non lasciano intravedere un’inversione di rotto: nei primi sette mesi dell’anno i finanziamenti sono già calati dello 0,8%. Anche se comunque sono in rallentamento rispetto alla media di -3,6% l'anno realizzata nel periodo 2012-2015. Ad offrire uno scenario di questa carenza di liquidità agli sportelli che non accenna a terminare sono gli Scenari industriali del Centro studi di Confindustria. "La difficile risalita della nostra attività è stata accompagnata da un pesante flessione del credito – spiegano i rappresentanti dell’organizzazione -. L'andamento dello stock di prestiti alle imprese manifatturiere in Italia, è caratterizzato, in generale, da un lungo processo di riduzione, che non mostra ancora chiari segnali di svolta e che ha condotto a livelli molto depressi nel 2016".

Rischi di una ripresa senza credito

Secondo Confindustria, dunque, il lento recupero dell'industria italiana sta avvenendo nonostante la riduzione dei prestiti alle imprese, una situazione che si può definire di creditless recovery. Ma è proprio la debolezza del credito uno dei principali freni all'attività, che aiuta a spiegare la lentezza della crescita: "La fragile risalita senza credito in Italia caratterizza l'industria come l'intera economia". E tale situazione "può durare solo in presenza di un solido recupero della redditività delle imprese e, quindi, delle possibilità di autofinanziamento".

Operai al lavoro all'interno di un'azienda

Operai al lavoro all'interno di un'azienda

Soffre il legno-arredo, ok i mezzi di trasporto

Entrando nel dettaglio dei settori, inoltre, la forchetta di andamenti del credito tra i vari comparti industriali è molto ampia, aggiungono gli autori del rapporto. Nel 2016 si va da un -4,6% nel legno-arredo e un -3,8% nella metallurgia, a un +5,7% per i mezzi di trasporto. Su 11 settori manifatturieri, 5 registrano una variazione positiva. Per tutti i settori lo stock di prestiti nel 2016 è inferiore ai livelli del 2011. Il minimo si registra nel petrolifero-chimico-farmaceutico (-41,4%, -11 miliardi, un comparto molto eterogeneo, per il quale non sono disponibili dati più disaggregati su credito. Riduzioni molto marcate si sono avute nella carta stampata (-23,9%, ovvero 3 miliardi) in meno e nel legno-arredamento (-23,8%, -4 miliardi). Anche in settori in cui gli andamenti recenti sono positivi, lo stock resta basso (mezzi di trasporto -18,2%, -2 miliardi). Solo nell'alimentare i prestiti sono risaliti intorno ai valori del 2011 (-0,1% nel luglio 2016 rispetto al picco 2011). La brusca e complessiva riduzione del credito, concludono da Confindustria "ha messo in difficoltà moltissime imprese, che devono fare i conti con queste restrizioni nelle scelte operative".

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