venerdì 27 febbraio 2015
La proposta Boccia-Fassina-Civati: in Spa solo chi supera la soglia dei due miliardi. I grillini difendono il voto capitario: non si tocca, è uno strumento democratico.
​Boom di emendamenti, ben 650, presentati ieri in commissione Finanze della Camera al decreto legge banche che contiene misure sulla portabilità dei conti correnti, la Sace e norme sulle imprese. Delle proposte di modifica circa la metà, 300, riguardano il primo articolo che è quello che riforma le banche popolari. Nel fine settimana le commissioni Finanze e Attività produttive esamineranno le ammissibilità per poi passare alle votazioni la prossima settimana.In serata sono stati diffusi alcuni emendamenti firmati da Francesco Boccia (presidente della commissione Bilancio), Stefano Fassina (vice ministro dell’Economia), Gianni Cuperlo e Giuseppe Civati, tutti minoranza Pd: patrimonio netto sopra due miliardi invece di otto miliardi di attivi per le banche popolari da trasformare in Spa. Tra le proposte - che peraltro si pongono sulla stessa linea di richieste annunciate anche da Scelta Civica o da Forza Italia - c’è anche quella di un tetto per gli azionisti al 3% del diritto di voto dopo la trasformazione in società per azioni e quella di fissare la soglia a 30 miliardi, come già aveva annunciato Fassina, in linea con i criteri indicati dalla Bce per le banche di interesse strategico.Le proposte del Movimento Cinque Stelle riguardano invece il voto capitario. «Non si tocca perché il socio di una popolare non punta al massimo profitto, ma ai servizi che quella banca offre. Il socio di una spa punta invece a massimizzare il rendimento della propria quota, e questo spinge il management a fare speculazioni che gonfiano i profitti, ma aumentano anche i rischi». Il voto capitario, aggiungono i grillini, «è uno strumento democratico da potenziare e migliorare, limitando le possibili frodi. Ricordiamo che grazie ai patti sindacali, la concentrazione e la limitazione della contendibilità è all’ordine del giorno in seno alle spa». Intanto la riforma delle popolari «potrebbe avviare un processo di consolidamento in grado di rafforzare la capacità del settore bancario di ridurre i crediti problematici», secondo un documento di lavoro della Commissione europea dedicato all’Italia usato per il Rapporto sugli squilibri macroeconomici per Paese. Per il rapporto, «oltre a migliorare la supervisione e il controllo degli azionisti sulla gestione delle banche e a rendere le banche più attraenti per nuovi investitori, la riforma, se non annacquata in parlamento, potrebbe avviare il consolidamento all’interno del settore».
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