mercoledì 15 marzo 2017
L'associazione raccoglie le firme per un appello ai capi di governo in cui si chiede a Bruxelles di mettere l'Agenda 2030 dell'Onu in cima alle sue priorità
"© European Union 2017 - European Parliament". (Attribution-NonCommercial-NoDerivatives CreativeCommons licenses creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/).

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Bianco sembra essere proprio il colore azzeccato, ma nel senso di vuoto. A conferma del nome che gli è stato affibbiato – «libro bianco», appunto – (come è consuetudine chiamare i documenti ufficiali), il testo sul futuro dell’Unione europea, presentato il 1° marzo dal presidente della Commissione Jean Claude Juncker, appare privo di tinte significative. Non a caso, la novità non ha suscitato particolari entusiasmi a livello comunitario. Un’uscita in sordina – verrebbe da dire –, figlia probabilmente della mancanza di una direzione precisa, di cui non c’è traccia scorrendo pagine dove si presentano diversi scenari, senza però sposarne alcuno con convinzione.

A segnalare lacune e una vaghezza di fondo all’interno del volume in questione è l’ASviS. L’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile da tempo insiste sulla necessità di un progresso nell’integrazione europea che sia propedeutico alla realizzazione di una vera ed efficace politica di sviluppo sostenibile. Proprio partendo da tale principio, lo stesso ente lancia una proposta condivisa da altre organizzazioni internazionali. Si tratta di un appello in cui si afferma che «l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ha il potere di unire un’Europa sempre più frammentata, cambiare la mentalità della popolazione europea e ricostruire la fiducia». La lettera è indirizzata a capi di Stato e di governo ed è stata stilata in vista dell’incontro che si terrà alla Camera tra una settimana, il 23 marzo, dal titolo "Europe Ambition" Nel frattempo, chiunque potrà sottoscrivere la missiva attraverso la pagina sul sito dell’Alleanza.

L’appello ricalca la relazione finale "Stato e prospettive dell’Unione europea" elaborata dal comitato dei saggi istituito dalla presidente di Montecitorio, Laura Boldrini. Quaranta pagine nate con l’intento di disegnare nel dettaglio lo schema d’azione per un’Europa più forte e incisiva nella gestione delle sfide di oggi: dalle migrazioni alle disuguaglianze, passando per il contrasto all’avanzata dei populismi. Si chiede un’Unione che mostri i muscoli e, allo stesso tempo, evidenzi saggezza nel privilegiare gli interessi comuni agli egoismi nazionalistici. Quando? Da subito, già a partire dall’appuntamento del 25 marzo, giorno del 60esimo anniversario dalla firma dei Trattati di Roma.

Sul piano politico-istituzionale si caldeggia la formazione di una Comunità federale, concedendo sempre più competenze esclusive all’Unione. Una trasformazione della governance europea, insomma, che passa dal conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (I 17 Sustainable development goals individuati dall’Onu) sia a livello locale che comunitario. Unico traguardo da centrare se si vuole costruire una società «più prosperosa, competitiva e inclusiva» anche per le future generazioni.

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