sabato 28 agosto 2021
La startup ha creato un amplificatore che ridà voce agli alberi piegati dall'uragano. Una realtà trentina realizza oggetti di design, aiuta le comunità montane e fa crescere boschi e foreste
La seconda vita del legno del Vaia
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Tre anni fa l’uragano Vaia si abbatté con spaventosa violenza su buona parte dei boschi e delle valli del Nord Italia, provocando danni ingentissimi non solo all’ambiente ma anche all’economia dei territori. Oggi, grazie ad una start up under 30 "basata" a Borgo Valsugana (Trento), quel legno recuperato diventa Vaia Wood, un amplificatore dal design accattivante che perfeziona il suono e aiuta il ripopolamento arboreo delle aree distrutte basandosi sulle rigorose indicazioni date dalla scienza. Furono oltre due milioni e trecentomila gli ettari di bosco rasi al suolo nell’ottobre 2018 da quel terribile mix di scirocco e piogge fortissime che non lasciò scampo in Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Lombardia.
Alberi bellissimi ma fragili come gli abeti rossi di risonanza, con il cui legno si costruiscono da secoli pregiati strumenti musicali, sono stati spazzati via dalla furia dell’uragano. Si calcola che il legname abbattuto sia stato pari a quello che viene tagliato nell’arco di 5 o 7 anni. "Quando, subito dopo l’urgano Vaia, Federico Stefani ha visto i luoghi della sua infanzia devastati, il suo primo pensiero è stato: voglio reagire, voglio aiutare la mia terra a rialzarsi e voglio ridare dignità a tutti quegli alberi caduti o spezzati", racconta Giuseppe Addamo, 28 anni, catanese, laureato in Comunicazione pubblica e d’impresa con master alla Bocconi e cofondatore nel 2019 della start up Vaia insieme con lo stesso Stefani, 30 anni, e con il veronese Paolo Milan, 26. "A quel punto Federico ha ripreso in mano un amplificatore naturale del suono a forma di cubo che suo nonno aveva realizzato anni addietro in legno di acacia e noce e, insieme, lo abbiamo studiato. Abbiamo capito subito che poteva essere il prototipo di qualcosa di nuovo: qualcosa di funzionale e dalla forte iconicità come un piccolo amplificatore passivo del suono, da realizzare con il legno degli alberi caduti e che avrebbe potuto a sua volta aiutare il rimboschimento dei luoghi danneggiati da Vaia".


I tre giovani imprenditori avevano inoltre capito che a questo ambizioso progetto dovevano per forza collaborare anche gli artigiani delle comunità montane: "Il primo anno abbiamo bussato a tante porte, ma nessuno ha creduto davvero in noi. Per fortuna, però, ad un certo punto sulla nostra strada abbiamo incontrato il Mestro artigiano Giorgio Leonardelli, il quale, dopo averci ascoltati, ci ha detto: "Credo nella vostra idea e voglio lavorare il legno recuperato"". Forti dell’aiuto di Leonardelli, Stefani, Milan e Addamo si sono quindi messi alla ricerca dei primi fornitori e, cubo dopo cubo, e albero dopo albero, sono arrivati ai giorni nostri. "Siamo partiti nel 2019 con 10mila euro e già alla fine dell’anno scorso, a dispetto della pandemia, il nostro fatturato è arrivato a toccare il milione di euro. Lo scorso anno, la rivista statunitense Forbes ci ha inseriti tra i 100 talenti under 30 del 2020. E a dicembre abbiamo ricevuto un migliaio di ordini quando, normalmente, ci attestiamo sulla trentina o sulla quarantina", continua Addamo, che di Vaia è il responsabile marketing e comunicazione: "Purtroppo, però, siamo riusciti a soddisfarne solo un centinaio perché il legno, una volta raccolto, deve essere essiccato e ciò richiede del tempo".


Lanciato nell’ottobre 2019 con un evento al castello di Pergine Valsugana, durante il quale i tre imprenditori hanno raccontato il progetto e le sue finalità – in sintesi: aiutare le comunità montane lacerate dall’uragano, ridare lavoro agli artigiani e ai falegnami del territorio, diffondere il made in Italy, ritemprare i boschi e le foreste –, l’amplificatore ecosostenibile ha ottenuto in poco tempo risultati tanto importanti quanto inattesi portando Vaia a collaborare con otto Maestri artigiani trentini, ma anche con Etifor, lo spin off ambientale dell’Università di Padova, e con il museo open air Artesella, a Borgo Valsugana. "Stiamo contattando diversi enti locali perché il nostro obiettivo è intervenire in tutti i contesti in cui c’è un problema ambientale". E, per farlo, non si fermano al cubo amplificatore: "Creeremo ulteriori oggetti in legno, il prossimo dei quali coinvolgerà la vista. Porterà avanti la stessa filiera e lo stesso progetto di piantumazione del Vaia cube e vedrà la luce a fine 2021".

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