mercoledì 22 dicembre 2021
Cnel: recuperati 500mila posti del milione perso con il Covid. Aumentano però contratti a termine e part-time involontario. Il ministro Orlando: «Salario minimo dove non funziona la contrattazione»
Ancora troppo precario il lavoro in Italia

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La pandemia sta lasciando strascichi enormi nel mercato del lavoro. È aumentata la quota di chi ha difficoltà a inserirsi, troppi contratti "pirata", condizioni e salari indecenti. In sostanza è saltato il patto generazionale. «Anche se il Paese è in condizioni migliori rispetto al dicembre 2020, resta tuttavia molta strada da fare per recuperare i posti di lavoro perduti, soprattutto da donne e giovani, ma sono certo che i comparti della green e white economy spalancheranno le porte a nuove professionalità, incentivando l’occupazione e rivitalizzando l’economia». Ne è sicuro il presidente del Cnel, Tiziano Treu, che ieri ha presentato il XXIII Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva 2021.

In circa un anno sono stati recuperati 500mila posti, la metà del milione che si era perso. Mentre per i prossimi mesi, le professionalità necessarie per la transizione ecologica, le professioni sociali e sanitarie, i servizi alla persona e di educazione cresceranno e il Pnrr-Piano di ripresa e resilienza genererà occasioni di acquisizione di nuove competenze anche in agricoltura e nel digitale. Purtroppo «le forme di lavoro precario, come il part-time involontario e i contratti a termine sono diffuse ed elevate», ha aggiunto Treu. «Qui i caratteri negativi non consistono solo nella quantità di lavori temporanei – ha spiegato il presidente del Cnel – ma nella loro spesso brevissima durata che impedisce ogni prospettiva di sviluppo e per altro verso nelle ridotte possibilità di trasformarli in contratti a tempo indeterminato o nei tempi lunghi della possibile trasformazione. Questo è un segno drammatico della incertezza delle prospettive che pesa anche sulle imprese disponibili ad assumere. Per contrastare queste forme di precarietà possono essere solo parzialmente utili i vari tipi di incentivi alla stabilizzazione, anche più durevoli e mirati di molti disposti in passato».

«Il rimbalzo c’è – gli fa eco il ministro del Lavoro Andrea Orlando –. Si sta definendo però con una presenza di contratti a tempo determinato, precari, molto forte. Dovremmo non attendere la fine dell’emergenza per affrontare il tema della precarietà. Se non lo affrontiamo, ci sono corollari sociali e previdenziali che rischiano di diventare irrecuperabili ». Più di un terzo dei contratti depositati, infatti, è sottoscritto da organizzazioni non rappresentate al Cnel: 353 su 933 (pari al 38%). Sul tema della rappresentanza «la discussione non si può evitare» di fronte alla «proliferazione dei contratti collettivi», ha rimarcato Orlando. «Una regolazione – ha affermato il ministro – non per forza per legge, ma anche con un buon accordo tra le parti sociali». Tema che si incrocia con quello della direttiva europea sul salario minimo: «Abbiamo detto che serve il salario minimo dove la contrattazione non funziona, allora la contrattazione va fatta funzionare. Non è una minaccia, ma una evidenza plastica. Altrimenti bisogna mettere in conto che un grande investimento del Pnrr non andrà minimamente sui salari degli italiani. Penso sia necessario fare dei passi avanti. Se possibile in modo consensuale, se non possibile anche con l’onere del legislatore di dare una risposta», ha concluso il ministro.

Infine Stefano Scarpetta dell’Ocse ha ricordato che «in Italia ci sono ancora tanti, troppi posti di lavoro vacanti in settori come la ristorazione e il turismo. C’è un mismatch tra le competenze di chi cerca lavoro e quelle che ricercano i datori di lavoro. È necessario usare il Pnrr per affrontare le criticità nel mondo del lavoro messe ancora in evidenza dalla situazione pandemica».

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