mercoledì 6 giugno 2012
​La Ragioneria generale certifica nei primi 4 mesi un minor gettito del 2,9% rispetto alle previsioni, anche se in aumento dell’1,3% sul 2011. La crisi colpisce soprattutto l’Iva. Ma il ministero "corregge" la Rgs: uno «scostamento provvisorio», è «solo indicazione di massima».
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​Le entrate tributarie aumentano. Ma non abbastanza per rispettare la tabella di marcia fissata dal governo. Così nei primi quattro mesi del 2012 mancano all’appello quasi 3,5 miliardi di euro rispetto alle previsioni del Def, il documento di economia e finanza. Un campanello d’allarme per i conti pubblici italiani. Soprattutto ora che lo spread ha ripreso a correre e la crisi europea si aggrava. E mentre sul bilancio dello stato si rovesciano anche le maggiori spese imposte dal terremoto in Emilia. L’ipotesi di evitare l’aumento dell’Iva di due punti, già programmato da ottobre, diventa quindi sempre più una chimera. Dalla nuova stangata sui consumi sono attesi circa 4 miliardi per il solo 2012. Entro giugno sarà varato il decreto sulla spending rewiev, ma potrebbe non bastare a scongiurare gli aumenti, specie se le entrate continuassero a restare sotto le previsioni. A questo proposito saranno rivelatori i versamenti per la nuova Imu e l’autotassazione di giugno.Il ministro dell’Economia minimizza la portata dei dati: la differenza tra le entrate e le stime del Def, si precisa in serata, «fornisce solo un’indicazione di massima» e non condiziona l’intero 2012. Nei primi tre mesi dell’anno si era «evidenziato uno scostamento ancora maggiore, pari a 4 miliardi», aggiunge la nota, mentre gli effetti delle manovre «si evidenzieranno nei prossimi mesi». Intanto però il ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda conferma che la riduzione delle tasse non è all’ordine del giorno. «Nelle condizioni attuali –  ha affermato il ministro – mi pare ci siano le decisioni di aumento delle tasse che sono già state assunte in passato e che saranno attuate nel prossimo autunno», mentre le conseguenze del sisma portano «una difficoltà ancora maggiore di quella ipotizzata». Insomma i margini sono sempre più stretti. Solo pochi giorni fa il ministero delle Finanze ha sottolineato che il fabbisogno è in calo di quasi 10 miliardi nei primi 5 mesi del 2012 e chi i conti sono «sotto controllo». Ieri però il rapporto della Ragioneria generale dello Stato ha registrato un differenziale negativo di 3.447 milioni di euro (-2,9%) tra il gettito gennaio-aprile e le previsioni del Def. Minori entrate dovute alla recessione economica. Un divario al quale contribuiscono soprattutto le entrate del bilancio statale (calate di 3,1 miliardi, cioè del 2,7%) e «in particolare il gettito dell’Iva che riflette fattori di natura congiunturale». Minori delle attese per 93 milioni di euro (-4,5%) anche gli incassi dai ruoli, cioè quelli derivanti dalle attività di accertamento, e le entrate tributarie degli enti territoriali, con un -1,2% che equivale a minori entrate per 84 milioni di euro. Cambia il segno invece se si raffrontano gli incassi del primo quadrimestre 2012 con quelli dello stesso periodo del 2011. In questo caso la crescita è stata dell’1,3% (+ 1558 milioni) e del 2,5% al netto delle una tantum. Insomma il maggior rigore ha portato più incassi, nonostante la crisi. Ma non quanti il governo sperava.
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