venerdì 12 maggio 2017
Matteo Arpe spiega qual è la carica innovativa dell'app lanciata la scorsa estate: dai soldi condivisi al crowdfunding a costo zero. Tutto gratis, perché i profitti sono altrove
Matteo Arpe, 52 anni, fondatore e amministratore delegato di Sator

Matteo Arpe, 52 anni, fondatore e amministratore delegato di Sator

«In banca i soldi o sono tuoi o non sono tuoi. Certo, possono essere investiti o presi in prestito, ma comunque la mettiamo non usciamo dalla logica del sistema capitalistico, che è una "logica 0 1". Ecco, noi siamo in grado di dare una terza possibilità». Mentre spiega qual è la carica di novità di Tinaba, l’azienda che ha lanciato la scorsa estate, si capisce perché Matteo Arpe abbia scelto di definirla, sin dal nome, con una negazione.

La convergenza digitale va in banca

Tinaba significa This is not a bank, cioè "questa non è una banca". In realtà l’applicazione sui cui il fondo Sator ha investito 30 milioni di euro e tre anni di lavoro è in qualche modo anche una banca, perché è sviluppata per funzionare in connessione con una banca in ogni nazione, con tanto di conto corrente e relativo Iban per ogni utente registrato. Tinaba è però anche molte altre cose: un sistema di pagamento via smartphone che sfida rivali italiane e di successo come Jiffy o Satispay e potenziali giganti come il servizio Pay di Apple o il Wallet di Google; una piattaforma di crowdfunding a costo zero; uno strumento di smart data a disposizione dei negozianti. Ed è anche qualcos’altro che è difficile da definire. Banalmente perché Tinaba è qualcosa che ancora non c’era. Difatti per spiegare che cosa permette di fare questa app Arpe è costretto a tirare fuori concetti che difficilmente si trovano nei manuali di finanza, idee come la «riservazione del denaro» o la «partizione dei soldi».

Il fatto è che la convergenza digitale, quel fenomeno per cui tutto o quasi è codificabile in bit, ha naturalmente investito da tempo anche l’attività bancaria e finanziaria, ma l’industria ha rallentato il trasferimento dei vantaggi della digitalizzazione ai suoi clienti. Ad esempio la gestione dei pagamenti è estremamente redditizia, tanto che le grandi società di carte di credito capitalizzano e guadagnano molto di più delle banche. «Quando si paga con la carta di credito nessuno sposta fisicamente i soldi ma viene innescato un processo che coinvolge quattro soggetti (la mia banca, quella del negoziante, la società della carta di credito e una clearinghouse, ndr) in cui ognuno deve essere remunerato pur trattandosi di un semplice trasferimento di dati – spiega Arpe –. Con Tinaba tutti questi passaggi e i relativi costi non ci sono. C’è un’unica banca che sposta al proprio interno i dati mentre i soldi restano fermi. Si muovono realmente solo quando escono dal circuito ed anche in questo caso è gratuito».

Sta qui l’essenza di Tinaba: un sistema basato sulla connessione con un conto corrente bancario in cui ogni utente immette del denaro che poi, finché resta nel sistema, viene gestito come un dato e può essere spostato gratuitamente infinite volte.

Spostare i soldi come i file sul desktop

Comprare qualcosa usando l’applicazione per pagare un negoziante che l’abbia installata (senza nessun costo di transazione, né per chi paga né per chi incassa) o passare dei soldi a un amico sono le attività più semplici che Tinaba permette. Più interessante è che attraverso l’app si può condividere il denaro: un gruppo di utenti può ad esempio creare una cassa comune da cui ognuno può attingere, mostrando in tempo reale a tutti i partecipanti come sta usando quei soldi. Nel giro di pochi minuti quella cassa comune può essere creata e chiusa, con relativa restituzione ai suoi membri del denaro non speso.


Non solo pagamenti ma anche finanziamenti, investimenti, roboadvisory e tutto nell’alveo delle rigide normative bancarie a protezione del cliente. Il secondo ambito di business è basato sugli smart data, una nuova intelligenza nel rapporto con i clienti che fino ad oggi è stata appannaggio dei grandi negozi on line. «Si immagini, entrando in un negozio di abbigliamento, di ricevere un’offerta sulla base delle sue preferenze o di entrare per la prima volta in un ristorante e subito far conoscere al ristoratore le proprie intolleranze alimentari. Tinaba consente di dialogare con le persone, con i loro gusti e bisogni, non con le loro carte di credito».

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