giovedì 16 aprile 2020
Proposto dalla Francia, malvisto dai "falchi" Ue, il Fondo per la Ripresa vuole rilanciare l'economia in chiave ecologica e industriale. Servono 500 miliardi, Stati divisi su dove trovarli
Ursula von der Leyen presenta il piano economico anti-coronavirus della Commissione Ue

Ursula von der Leyen presenta il piano economico anti-coronavirus della Commissione Ue - Ec - Audiovisual Service

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Dei quattro pilastri della strategia europea in risposta al Covid-19 – il Mes, il Sure, la Bei e il Recovery Fund – l’ultimo è quello politicamente meno solido. Il Fondo per la Ripresa proposto dalla Francia e sostenuto da una dozzina di governi, compreso quello italiano, è ancora tutto da costruire ed è guardato con molta diffidenza da tedeschi, olandesi e dagli altri “falchi” dell’Unione europea. Nello stesso tempo, però, questo Fondo rappresenta la più concreta misura per la ripresa post-coronavirus avanzata fino ad oggi in Europa.

A che cosa serve il Fondo per la Ripresa

Bruno Le Maire, ministro dell’Economia e delle Finanze francese, a inizio aprile ha spiegato il progetto del Fonds de Relance che il suo governo intendeva portare all’Eurogruppo. L’idea di base è creare un fondo che abbia l’obiettivo di favorire una ripresa coordinata dell’economia dell’Unione europea, in linea con gli obiettivi del Green Deal, il piano ecologico al centro del programma della Commissione a guida von der Leyen, e con la nuova strategia industriale che l’Ue ha presentato a marzo.

Il fondo finanzierebbe quindi progetti legati alla transizione energetica, all’economia circolare e al digitale che possano aiutare gli Stati dell’Ue a riprendersi il più rapidamente possibile dalla crisi. Nella proposta avanzata da Le Maire questo strumento avrebbe anche obiettivi di politica industriale sicuramente cari alla Francia alla Germania e ad altri Stati membri, ma sui cui spesso non si è riusciti a trovare il consenso. Nei piani di Parigi il fondo potrebbe favorire la creazione di “campioni industriali europei” capaci di reggere la competizione con i grandi gruppi cinesi e americani, oggi ostacolata dalle regole Antitrust (che ha ad esempio hanno impedito la fusione tra Alstom e Siemens).

Un altro obiettivo del fondo potrebbe essere quello del “taglio” delle catene di fornitura globali, per rendere l’Europa indipendente nella produzione di prodotti strategici. Un’idea, questa, che è stata riproposta da Ursula von der Leyen questa settimana: «C’è una certa dipendenza dalle catene di fornitura globali che potremmo ripensare. Penso sia utile abbrevviare e diversificare le catene di fornitura per non dipendere troppo da un fornitore».

Come si finanzia il Fondo per la Ripresa

Questo è il nodo principale, perché com’è sempre l’Europa si divide su chi deve pagare i progetti comuni. Un fondo di questo tipo ha bisogno ovviamente di molte risorse e si sta ragionando su una dotazione di 500 miliardi di euro.

Nel progetto presentato dalla Francia c’era un’idea precisa di finanziamento: il fondo avrebbe emesso delle obbligazioni basate su garanzie comuni dei 27 Stati membri. Il suo finanziamento passerebbe quindi dall’emissione di Eurobond, titoli di debito sostenuti dall’intera Ue. Non sarebbe certo una novità assoluta: già oggi circolano circa 800 miliardi di euro di titoli sostenuti dall’intera Ue, tra obbligazioni emesse dalla Commissione europea, dalla Bei e dal Mes. Per rimborsare questi titoli, Le Maire ha proposto l’istituzione di un’imposta di solidarietà a livello europeo, oppure di sfruttare la contribuzione diretta da parte degli Stati membri.

I Paesi Bassi si oppongono apertamente questa soluzione di nuovi titoli di debito comune, mentre restano più aperti all’idea di finanziare il fondo il bilancio dell’Ue.

Il Fondo per la Ripresa potrebbe infatti appoggiarsi al bilancio settennale europeo. Von der Leyen ha ribadito che la ripresa europea sarà l’obiettivo principale del prossimo bilancio. L’austriaco Johannes Hahn, commissario europeo al Bilancio, ha proposto di portare per tre anni dall’1,2 al 2% del Pil annuo dell’Ue il “quadro finanziario pluriennale” europeo. Questo permetterebbe alla Commissione Ue di emettere circa 100 miliardi di euro di obbligazioni e utilizzare quei titoli come garanzia per investimenti a favore della ripresa, così da mobilitare circa 1.500 miliardi di euro tra effetto leva e partecipazione degli Stati membri.

A che punto siamo nella creazione del Fondo per la Ripresa

Abbastanza indietro, siamo alle fasi preliminari. Nella riunione del 9 aprile i ministri dell’area euro si sono accordati per «lavorare a un Recovery Fund per preparare e sostenere la ripresa, finanziando attraverso il bilancio dell’Ue per programmi pensati per rilanciare l’economia in linea con le priorità europee e assicurando la solidarietà dell’Ue verso gli Stati membri più colpiti». L’Eurogruppo non offre molti dettagli aggiuntivi, però precisa che il fondo sarebbe temporaneo (Le Maire ha proposto una durata di 5-10 anni), finalizzato a obiettivi precisi e proporzionato con i costi di questa crisi. Se i capi di governo appoggeranno la proposta, si studierà nel dettaglio come finanziare questo strumento e come renderlo compatibile con i Trattati europei, così da potere prendere una decisione.

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