giovedì 22 gennaio 2015
​Assopopolari ha discusso del provvedimento governativo: in un Paese come il nostro è gravido di conseguenze negative sul risparmio nazionale ed anche sul credito alle famiglie e alle piccole medie imprese.
Resistenza in Parlamento
L'associazione delle banche popolari boccia senza appello il decreto del governo per la trasformazione in Spa degli istituti con patrimonio superiore a 8 miliardi di euro. Assopopolari ritiene che il provvedimento del governo è "gravido di conseguenze negative sul risparmio nazionale e sul credito alle famiglie e alle piccole medie imprese, per un Paese, come il nostro, privo d'investitori di lungo periodo in aziende bancarie". Assopopolari ritiene il decreto "ingiustificato e ingiustificabile" annunciando che non lascerà nulla di intentato contro il decreto. "Il modello di banca territoriale - afferma il comunicato di Assopopolari - non è risultato sostenibile al di fuori della banca cooperativa, vuoi nell'articolazione della banca popolare, vuoi della Bcc". Inoltre secondo l'associazione "non deve esserci una politica economica finalizzata esclusivamente a trasferire la proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali". Per queste ragioni l'Associazione e le Banche Popolari "non lasceranno nulla di intentato, perché il decreto legge venga meno e l'ordinamento giuridico continui a consentire a tutte le banche popolari di mantenere la propria identità". Ove detti sforzi fossero coronati da successo, "nondimeno le banche popolari continueranno con maggiore urgenza e determinazione a perseguire una ulteriore evoluzione del proprio ordinamento cooperativo (che è già per altro il più recettivo delle istanze di mercato, anche a livello europeo) e a proseguire un processo di concentrazione, che hanno dimostrato di saper praticare in passato in misura più elevata rispetto al resto del sistema". Assopopolari fa notare che il processo di consolidamento del settore oggi "segna il passo, non perché ostacolato dalla forma giuridica delle banche popolari, ma per l'avvento di regole e prassi di sorveglianza europee particolarmente avverse alle attività di finanziamento di famiglie ed imprese, e particolarmente severe verso intermediari che operano in paesi da lungo tempo in recessione e con elevato debito pubblico come l'Italia". "Diversamente - conclude il comunicato dell'asociazione delle banche popolari - ove i nostri sforzi non andassero a buon fine, nulla sarà lasciato di intentato per proseguire comunque la propria missione di banca territoriale, finalizzata alla raccolta del risparmio, da destinare principalmente al credito verso le famiglie e le imprese, specie medio piccole, del medesimo territorio. Alle banche popolari non mancherà il coraggio, la fantasia e la determinazione per proseguire la propria storia, anche in un contesto normativo pregiudizialmente e irragionevolmente avverso".
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