giovedì 5 marzo 2015
​L'esecutivo prende tempo sul voto della riforma: in Commissione Finanze l'esame inizia dai punti meno importanti. Padoan: «No comment»
Sono iniziate martedì sera le votazioni sugli emendamenti al decreto sulle banche popolari nelle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. Ma si è partiti dalla fine, con le proposte di modifica agli articoli 6, 7 e 8. Un pugno di emendamenti ha ottenuto il via libera e tra questi quello firmato dai relatori che cambia in parte la norma che punta alla costituzione di una Spa per la patrimonializzazione e la ristrutturazione di imprese italiane. L’articolo decisivo, il numero 1, quello che riforma le Popolari e su cui tutti i gruppi hanno presentato richieste di modifica, verrà invece affrontato in coda a tutto il resto. Almeno queste sono le intenzioni del governo, che al momento prende tempo e non dà comunque l’impressione di voler aprire a una correzione significativa del testo varato dal Consiglio dei ministri. Durante la seduta le opposizioni hanno fatto notare che metà degli emendamenti, circa 300, sono proprio sulla riforma delle popolari e che però il governo non si è ancora espresso compiutamente sui nodi aperti. A margine del question time alla Camera il ministro del’Economia Pier Carlo Padoan ieri ha glissato con un «no comment» a questo proposito. «Stiamo discutendo pacificamente e scambiandoci opinioni» si è limitato a dire. E poco di più ha lasciato trapelare il sottosegretario Pier Paolo Baretta secondo il quale è in corso «una riflessione, si lavora per arrivare il più preparati possibile al round finale», il rinvio delle questioni più delicate «non è una tattica dilatoria». Come è noto il decreto dispone la trasformazione in Spa delle maggiori dieci banche popolari italiani, con lo stravolgimento del vecchio impianto cooperativo a partire dal voto capitario. In questo modo le nuove società bancarie diventerebbero del tutto contendibili dai grandi gruppi con un’omologazione dell’intero sistema bancario e si spezzerebbero i legami tra gli istituti e il territorio storico di insediamento. Assopopolari sta cercando di spingere il Parlamento e il governo a introdurre correttivi nel testo, riservandosi comunque la strada del ricorso contro il provvedimento. Il principale obiettivo dell’associazione è l’introduzione di un tetto ai diritti di voto nelle nuove Spa, intorno al 3-5%, in modo da mantenere una governance plurale delle stesse e sbarrare la strada a eventuali raider. Un’altra strada per favorire il mantenimento della 'regia' delle banche attorno a un nucleo che rappresenti i molteplici interessi di azionisti e istituzioni, potrebbe essere raggiunta scorporando le attuali popolari tra l’azienda bancaria, che verrebbe quotata, e una fondazione-cooperativa che rappresenterebbe la holding di controllo. Tutte ipotesi sul tavolo del confronto e sulla quale si attende ora una parola da parte del governo. Nella maggioranza l’ala centrista-popolare e la minoranza Pd sono pronte ad appoggiare correttivi al decreto.
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