sabato 23 giugno 2018
Già consigliere presso la nunziatura di Washington, il sacerdote è stato arrestato in Vaticano il 7 aprile per detenzione e scambio di materiale pedopornografico
Un momento del processo a monsignor Capella nel Tribunale Vaticano (Ansa/Vatican Media)

Un momento del processo a monsignor Capella nel Tribunale Vaticano (Ansa/Vatican Media)

Si è concluso con una condanna a cinque anni di reclusione, più 5mila euro di multa, il processo in Vaticano a carico di monsignor Carlo Alberto Capella. Il verdetto è stato letto intorno alle 13.20 dal presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe dalla Torre, dopo una Camera di Consiglio durata circa un’ora.

Il reato di cui si è macchiato l’ex funzionario vaticano – recita il dispositivo della sentenza – è “divulgazione, trasmissione, offerta e detenzione” di materiale pedopornografico. La pena-base prevista dalla legislazione vaticana è di quattro anni di reclusione e 4mila euro di multa, aumentata in ragione della “continuità del reato” e bilanciata per la concessione delle attenuanti generiche in virtù del “contegno processuale dell’imputato”.

Prima del ritiro in Camera di Consiglio per la sentenza, la seconda e ultima udienza del processo Capella in Vaticano – ha riferito il “pool” di giornalisti ammessi in aula – si è conclusa con una dichiarazione spontanea dell’imputato. In piedi e con il clergyman, monsignor Capella ha dichiarato: “Gli errori che ho fatto sono evidenti, ed evidente è anche il fatto che si riferiscono a un periodo di fragilità. Sono dispiaciuto che la mia debolezza abbia inciso sulla vita della Chiesa, della Santa Sede e della diocesi e sono addolorato per la mia famiglia”.

“Spero che questa situazione – ha aggiunto – possa essere considerata un incidente di percorso nella mia vita sacerdotale, che amo ancora di più”. “Voglio continuare il sostegno psicologico”, ha proseguito Capella. “Spero che questo processo possa essere di qualche utilità nel corretto inquadramento dei fatti”, ha concluso.

Monsignor Capella, già consigliere presso la nunziatura apostolica di Washington, era stato arrestato lo scorso 7 aprile dopo un mandato di cattura emesso dal Tribunale vaticano su proposta del promotore di Giustizia.

Capella, 50 anni, ordinato sacerdote nel 1993 nell’arcidiocesi di Milano, in servizio presso la sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato prima di approdare alla nunziatura apostolica negli Usa, come aveva fatto già nella fase istruttoria, ha ammesso di aver compiuto «atti compulsivi di consultazione impropria di internet» motivandoli con uno stato di profonda prostazione personale a causa del suo trasferimento da Roma a Washington. «Ho sbagliato a sottovalutare la crisi che stavo attraversando» ha detto.

L’udienza di venerdì è durata due ore e mezzo e oltre all’imputato sono stati ascoltati due testimoni: un ingegnere informatico della Gendarmeria vaticana e il medico psichiatra che ha in cura il sacerdote, interrogato sia dal promotore di giustizia che dal suo avvocato di fiducia, Roberto Borgogno.

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