mercoledì 11 ottobre 2017
Il francescano vicentino e un amico catechista uccisi «in odium fidei»: il loro sacrificio nel 1981 per l'impegno a favore dei campesinos sfruttati
Sarà beato padre Tullio Maruzzo martire in Guatemala

È stato beatificato lo scorso 23 settembre padre Stanley Rother, religioso dei missionari di Maryknoll, assassinato in Guatemala nel 1981. Il primo statunitense a essere riconosciuto martire. E presto sarà beato un altro missionario ucciso in odium fidei in Guatemala, solo 27 giorni prima di padre Rother, ma italiano: padre Tullio (al secolo Marcello) Maruzzo, dei francescani minori.

Martedì 10 ottobre il Papa ricevendo in udienza il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha autorizzato la promulgazione di alcuni decreti tra cui, appunto, quello che riconosce il martirio del religioso e del suo amico Luis Obdulio Arroyo Navarro, catechista guatemalteco di 31 anni, dell’Ordine francescano secolare.

Maruzzo nasce nel 1929 a Lapio, frazione del Comune di Arcugnano in provincia di Vicenza, in una famiglia numerosa. All’età di 10 anni entra nel Collegio Serafico di Chiampo, dei Frati minori, insieme a suo fratello gemello Lucio. Viene ordinato sacerdote nel 1953 a Venezia dall’allora patriarca Angelo Giuseppe Roncalli e il suo primo incarico è in un orfanotrofio. Tre anni dopo riceve una lettera dal fratello andato in missione in Guatemala e anche lui chiede di essere mandato nel Paese centramericano, nel dipartimento di Izabal. «Era discreto e lo si ricorda un po’ timido e all’inizio anche incompreso nella sua azione pastorale» ha detto di lui don Lorenzo Broggian, attuale parroco di Lapio, comunità che commemora ogni anno il compaesano martire. Mansueto, attento alle persone – conosce tutti i suoi parrocchiani per nome – padre Maruzzo svolge il suo apostolato prima a Puerto Barrios, poi ad Entrerios, quindi a Morales, dove arriva nel 1968 e resta per 12 anni, in una parrocchia di nuova fondazione. Sono gli anni della recrudescenza dello scontro tra le forze della destra che prendono il potere con il golpe nel 1963 del colonnello Enrique Peralta e i movimenti di resistenza armata di stampo comunista.

Padre Maruzzo organizza catechesi per i poveri, erige opere, si prodiga nell’aiuto ai bisognosi (dopo un violento terremoto nel 1976, con l’aiuto della Caritas fa costruire un quartiere per i senzatetto) ma entra nel mirino delle forze paramilitari e dei latifondisti per un suo impegno specifico. A norma di legge, i contadini che dissodavano e coltivavano terreni vergini della foresta, dopo 12 anni potevano diventarne proprietari. Tanti campesinos, spesso analfabeti, non riuscivano ad arrivare a questo passaggio legale: una debolezza di cui si approfittavano possidenti senza scrupoli che si appropriavano di quelle terre con la forza. Padre Maruzzo spinge i contadini ad esercitare i loro diritti, mettendoli anche in contatto con notai e avvocati. Basta questo per farlo oggetto di minacce e della calunnia di aiutare la guerriglia armata. L’epilogo della serie di intimidazioni avviene la notte del 1° luglio 1981, quando viene ucciso da una raffica di colpi di arma da fuoco mentre sta tornando in auto nella sua nuova parrocchia di Quiriguá – dove era stato trasferito dai superiori per metterlo al sicuro – insieme al catechista Luis Obdulio.

Fra i decreti promulgati ieri ci sono anche quelli per il riconoscimento delle virtù eroiche di sette servi di Dio che diventano venerabili: il sacerdote brasiliano Tavares de Lima (1882-1961), il cappuccino polacco Serafin Kaszuba (1910-1977); il religioso catalano Magín Morera y Feixas (1908-1984), della Congregazione della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe; la religiosa catalana naturalizzata italiana Maria Lorenza Requesens in Longo (14631539), fondatrice delle Monache Cappuccine; la religiosa francese Caroline Baron (1820-1882), fondatrice dell’Istituto del Terzo Ordine di San Francesco di Montpellier; la religiosa polacca Roza Maria Czacka (1876-1961), fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Ancelle della Croce; infine il nobile palermitano Francesco Paolo Gravina (1800-1854), che da laico fondò le Suore della Carità di San Vincenzo.

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