lunedì 24 novembre 2014
A 26 anni dal viaggio di Wojtyla, martedì il Papa sarà a Strasburgo in visita al Parlamento Ue. Il segretario di Stato Parolin: "Diamo un'anima all'Europa".
Una nuova tappa del magistero di Mimmo Muolo
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Dopo 26 anni un Papa torna a visitare il cuore politico dell'Europa unita. Domani, martedì 25 novembre, Papa Francesco sarà a Strasburgo, in visita al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa. Oltre un quarto di secolo fa era stato Giovanni Paolo II a incontrare le istituzioni europee. Il Papa polacco aveva indicato come campi di missione per l’Europa unita la custodia del creato, la solidarietà verso migranti e rifugiati e la ricostituzione di una visione integrale dell’uomo. Temi sempre attuali. Anzi, drammaticamente attuali. Per Papa Francesco, il vescovo di Roma venuto dalla fine del mondo, questo è il quinto viaggio internazionale. A Strasburgo, considerata capitale europea, perché sede di importanti istituzioni insieme con Bruxelles, non sono previsti momenti a carattere religioso o incontri a carattere ecclesiale. È questa, quindi, proprio una visita di Papa Francesco al cuore della politica europea. Una politica che nelle intenzioni dei Padri fondatori si basava su valori fondamentali, come quello della solidarietà. Come ricorda, alla vigilia del viaggio del Papa, il cardinale segretario di Stato, Parolin, in un’intervista al Ctv. L’Europa molte volte è percepita dalla gente come una realtà molto lontana, "una realtà burocratica, che non ispira più speranza. Ma il progetto europeo se vissuto secondo lo spirito e i valori dei padri fondatori, che gli hanno dato vita, può essere ancora in grado, oggi, di rispondere alle serie sfide dell’Europa attuale e di dare risposte concrete alla gente." Uno dei punti centrali che l'Europa non deve dimenticare è "soprattutto questo della solidarietà, che non è soltanto uno dei valori dell’Europa unita, ma direi che è l’obiettivo stesso dell’esistenza dell’Europa, e certamente una delle sue dimensioni fondamentali, e io direi che la giusta prospettiva anche per affrontare e per trattare questi temi è quella di questa visione integrale dell’uomo, che è il terzo aspetto che lei richiamava nella visione e nella proposta di Giovanni Paolo II", spiega il cardinale Parolin, che aggiunge: "Un uomo considerato in tutte le sue dimensioni, quindi compresa anche la dimensione spirituale e la dimensione trascendente, che è attrezzato proprio per questa integralità di approccio a dare una risposta adeguata e costruttiva a queste sfide che si trova ad affrontare". Un altro tema da non dimenticare, non disgiunto certo da quello della solidarietà. è quello dei giovani. In troppi non studiano e non lavorano. "Oggi, purtroppo sottolinea Parolin - il grande problema dell’Europa è la disoccupazione. Per cui aumenta l’esclusione sociale. Invece una solidarietà ed un’attenzione a questa categoria di persone, come a tante altre categorie di persone, pensiamo ai migranti, pensiamo alle madri che si trovano sole a dover educare i figli, pensiamo agli anziani, pensiamo ai disabili… tutte queste categorie di persone, un’attenzione particolare a loro potrà essere un cammino sicuro per ridare vigore al progetto dell’Europa. Perché, ripeto, l’Europa è nata proprio per questo, per assicurare la pace e per assicurare un’attenzione particolare nei confronti delle categorie più svantaggiate". In molti osservano che le 12 stelle della bandiera europea richiamano quelle della corona della Vergine Maria. Le radici dell’Europa, che sono in buona parte cristiane, sono state messe in discussione, persino negate. Ma Parolin è convinto che si stia passando a una fase nuova, di rivalutazione delle reali fondamenta della costruzione europea. "Se guardiamo il trattato di Lisbona - dice infatti il segretario di Stato -, lì nel primo articolo, mi pare, sono richiamati una serie di valori che sono fondamentalmente valori cristiani, che hanno le loro radici nella storia e nell’apporto che il nostro cristianesimo ha dato al continente, a partire dalla dignità della persona umana, il tema della libertà, il tema della democrazia, il tema dell’uguaglianza, il tema dello stato di diritto, il tema del rispetto dei diritti umani. Ecco, sono tutti valori che nascono dall’humus del cristianesimo e quindi se si cerca di viverli e di realizzarli io credo che si sta dando vigore alle stesse radici cristiane dell’Europa. Senza dimenticare il contributo specifico che i cristiani devono dare anche alla costruzione europea". "Credo che noi cristiani, e noi cattolici in particolare dobbiamo essere convinti della bontà e della validità di questo progetto, e portare il nostro contributo in due sensi - sottolinea ancora Parolin -. Da una parte dare un cuore all’Europa, dare un’anima all’Europa. Quello di cui ci si lamenta spesso è proprio questa mancanza di anima. Credo che questo è un contributo specifico che possiamo dare noi, e dall’altra parte mi richiamerei ad un concetto molto caro al Papa Benedetto che è quello di allargare gli spazi della ragione, tra fede e ragione non c’è opposizione, come spazi di incontro e collaborazione con tutti per la costruzione di quest’Europa che tutti desideriamo e che tutti sogniamo".
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