venerdì 1 aprile 2016
L'Esortazione del Papa sarà resa nota venerdì. L’ampliamento della riflessione ha portato a 325 paragrafi rispetto ai 94 punti del documento dell’ottobre scorso.
«Gioia dell'amore»: esce l'8 aprile l'Esortazione apostolica sulla famiglia
Accoglienza e integrazione: le parole chiave dell'Esortazione postsinodale
Per il titolo della nuova Esortazione postsinodale il Papa aveva pensato ad Amoris gaudium. Poi gli hanno fatto notare che il richiamo all’Evangelii gaudium sarebbe stato troppo diretto e si sarebbe anche rischiato di far confusione. Così il nome del nuovo documento sulla famiglia, che farà sintesi del lungo percorso sinodale e che sarà presentato venerdì prossimo, 8 aprile, sarà Amoris laetitia.Suggerita anche la traduzione italiana, «La gioia dell’amore», al di là di ogni sottigliezza lessicale, a sottolineare che la «vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo» – il titolo dell’assemblea dei vescovi – è innanzi tutto fondata sull’amore di coppia aperto alla fecondità e fondato su un impegno indissolubile. E che questo amore, per essere davvero richiamo immediato al mistero trinitario come prospettato dalla teologia nuziale, dev’essere vissuto nell’impegno gioioso che parla di attesa, di misericordia, di speranza, di condivisione. Insomma, la nuova magna charta della famiglia, 35 anni dopo la Familiaris consortio di Giovanni Paolo II, si presenta già nel titolo con uno sguardo che appare più sorridente e meno legalitario. Le sue circa 200 pagine, con 325 paragrafi, appaiono segnate da un più inteso slancio verso la bellezza dell’amore e meno preoccupate di elencare indicazioni normative. Che non vuol dire accantonare il magistero precedente, anzi, ma adeguare saggiamente teologia e pastorale familiare alle esigenze di una realtà che negli ultimi quattro decenni ha conosciuto profonde variazioni culturali, con nuovi modelli antropologici, nuovi stili di vita, nuove concrete esigenze imposte, tra l’altro, dalla crisi economica, dalla globalizzazione, dall’emergenza ambientale, dall’immigrazione e da tanto altro ancora. Pensare che la Chiesa potesse continuare a rivolgersi alle famiglie ignorando la complessità del mondo contemporaneo, significava ignorare la forza propulsiva del Vangelo e l’attenzione pastorale di papa Francesco. I due questionari che hanno preceduto le assemblee sinodali del 2014 e del 2015 hanno cercato proprio di intercettare richieste, necessità, speranze, ma anche lamentele, disagi e domande provenienti dalle comunità di tutto il mondo. Un intreccio robusto di vita concreta e di auspici spirituali, di concretezza e di sguardo fiducioso sulla fede che hanno trovato sintesi efficace nelle due Relazioni finali, quella di due anni fa e quella dell’ottobre scorso. Pensare che il nuovo documento firmato da Francesco nella festa di san Giuseppe possa segnare un distacco netto da quanto emerso nel doppio Sinodo, si- gnifica dimenticare due aspetti decisivi di questa intensa e sorprendente stagione sinodale. Non solo il Papa ha seguito, passo dopo passo, l’intero dibattito in Aula, ha ascoltato le riflessioni, profonde e originali, vivaci e talvolta non proprio pacate, dei padri sinodali. Ma soprattutto è stato Francesco stesso a decidere l’immediata pubblicazione dei due testi. Scelta di trasparenza ma anche di evidente condivisione. Immaginare che l’Esortazione apostolica prenda spunto da quella stessa traccia è fin troppo facile. Come si può altrettanto facilmente ipotizzare che le indicazioni contenute nella Amoris laetitia finiranno per rappresentare una sorta di terzo capitolo, grande, organico e conclusivo dopo i primi due compilati nelle assemblee sinodali 2014-2015. Non ci sarebbe da stupirsi neppure se l’impianto dell’Esortazione seguisse lo stesso schema della Relatio finalis 2015, almeno per quanto riguarda i temi toccati. Il cuore della riflessione – e anche in questo caso la previsione non è difficile – dovrebbe rimanere la centralità dell’amore di Cristo, perno della creazione. La luce del suo amore illumina ogni uomo e ogni donna che danno forma all’amore familiare. E, proprio perché emanazione della gioia che deriva da questo amore, anche quello coniugale non può che risultare  colmo di gioia e di letizia. Il compimento di quell’alleanza trova fondamento nel sacramento del matrimonio indissolubile, ma – come già emerso dalla Relazione sinodale – non esclude altre forme, come le convivenze, che devono trovare ancora piena realizzazione. Oppure che devono essere accompagnate lungo una via discretionis di verifica e perdono, come i divorziati risposati. Un percorso che richiede gradualità, pazienza e amore, soprattutto quando si tratta di abbracciare e recuperare le tante fragilità causate da un impoverimento di quell’amore. Ecco perché le parole chiave del nuovo testo di Francesco rimangono accoglienza, misericordia, accompagnamento, integrazione.  Uno slogan? Se parlassimo di «unità dottrinale nella pluralità pastorale» non dovremmo essere troppo lontani dallo spirito autentico del testo. Certo, l’ampliamento della riflessione è stato inevitabile. I punti trattati, come detto, sono stati 325, rispetto ai 94 punti del documento finale dell’ottobre scorso. Più che raddoppiate anche le pagine. Ma questo non vuol dire che dovremo attenderci risposte preconfezionate rispetto alle varie situazioni familiari. Il Papa indicherà piuttosto un nuovo atteggiamento di fondo in uno spirito di riconciliazione allargato che, nell’anno giubilare, non potrà che essere segnato dall’abbraccio della misericordia.
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