sabato 25 gennaio 2014
COMMENTA E CONDIVIDI
Carità, servizio, promozione del lavoro. In tre anni di presenza a Napoli Maria Cristina di Sa­voia regnò con grande attenzione per l’uomo ed immedesimandosi nei problemi della città e, per questo, commenta il cardinale di Napoli Cre­scenzio Sepe: «Napoli esulta per la beatificazione di Maria Cristina di Sa­voia, una regina sempre considerata da tutti una vera napoletana per la sua profonda vicinanza al popolo e soprattutto ai più poveri, per la sem­plicità e la cordialità del suo agire, per la forte capacità di amare senza ri­serve ».
Napoli è terra di santi e beati da sant’Alfonso Maria dei Liguori a san Gaetano Errico, da santa Maria Fran­cesca delle Cinque Piaghe a santa Ca­terina Volpicelli, da san Giuseppe Mo­scati al beato Nunzio Sulprizio. Lo ri­corda il cardinale di Napoli. «Questa beatificazione è una ulteriore testi­monianza della religiosità e della fe­de di questa terra benedetta e predi­letta da Dio, che ha dato alla Chiesa cattolica un numero elevato di vene­rabili, beati e santi, attraverso uomi­ni e donne che hanno vissuto nell’a­more a Dio e ai fratelli», dice l’arcive­scovo Sepe. E, prosegue, «l’elevazio­ne di Maria Cristina agli onori degli al­tari è la conferma che la santità è di tutti, perché a tutti Dio indica e offre la via della santità, che la si conqui­sta con la propria vita, se vissuta alla sequela di Cristo e alla luce del Van­gelo ». Non conta se si vive molti o pochi an­ni. «Conta viceversa – sottolinea l’ar­civescovo di Napoli – la qualità del vi­vere, come ci dimostra Maria Cristi­na di Savoia. Non occorrono grandi prove, grosse realizzazioni o gli inca­richi ricoperti, perché valgono più di tutto i segni e gli esempi che si la­sciano del proprio vissuto di fede e di amore, facendo dono a Dio degli o­nori, della gioia, delle sofferenze e del­le difficoltà incontrate nel quotidia­no ».
Il cardinale Sepe, ribadisce, inoltre che questa beatificazione «è occasio­ne per sottolineare, al di là dei luoghi comuni e dei mali che pure ci sono, che la santità praticata e vissuta, sto­ricamente e ogni giorno, da tanta par­te del popolo napoletano, gente co­mune che sa fare delle privazioni, del­la rinuncia, del disagio, della soppor­tazione e della tolleranza, della soffe­renza e delle attese un atto di amore a Cristo che ha testimoniato il suo a­more per il mondo accettando la morte sulla Croce». I napoletani da sempre incarnano l’indicazione di sant’Agostino, ripre­sa da Sepe nella recente lettera pa­storale all’arcidiocesi, di vivere il quo­tidiano «cantando e camminando» tra le tante difficoltà e sofferenze ma con i piedi ben piantati a terra e gli oc­chi rivolti al cielo.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: