Medio Oriente. Parroco francescano scomparso in Siria


lunedì 28 dicembre 2015
​Ancora nessuna notizia di Dhiya Azziz, 41 anni, parroco di Yacoubieh, irreperibile dal 23 dicembre. Stava tornando in auto dalla Turchia. La custodia di Terra Santa: chi ha informazioni si faccia avanti.
​Nuovo possibile sequestro di un religioso cattolico in Siria. Dall'antivigilia di Natale, infatti, si è perso ogni contatto con il padre francescano Dhiya Azziz, 41 anni, parroco di Yacoubieh, che era in viaggio in taxi di ritorno dalla Turchia, dove era andato a trovare i genitori, lì rifugiati. La Custodia di Terra Santa ritiene "lecito pensare che sia stato preso da qualche gruppo". Padre Dhiya era stato già rapito dai jihadisti nel luglio scorso, ed era riuscito a sfuggire alla detenzione.Proprio nei giorni in cui papa Francesco parla dei "martiri di oggi" perseguitati "nel silenzio vergognoso di tanti", e si ripetono attacchi sanguinosi ai cristiani da gruppi di militanti islamici - gli ultimi nelle Filippine e in Nigeria -, l'ultimo caso di presunto rapimento, comunque ancora non rivendicato, ripropone la drammatica situazione in Siria, sconvolta da quattro anni dal conflitto civile, e dei religiosi che vi esercitano la loro missione in mezzo a gravi pericoli. Un esempio per tutti quello di padre Paolo Dall'Oglio, il gesuita scomparso due anni e mezzo fa a Raqqah e di cui non si sono più avute notizie certe."Dal mattino del 23 dicembre scorso, abbiamo nuovamente perso ogni contatto con padre Dhiya Azziz, ofm, parroco di Yacoubieh (Siria)", fa sapere sul suo sito la Custodia francescana di Terra Santa. Padre Dhiya era in viaggio con un taxi. C'erano altre persone a bordo. Era partito da Lattakia di buon'ora e diretto verso Yacoubieh, passando probabilmente per Hama, per essere in parrocchia per le festività natalizie. Era di ritorno dalla Turchia, dove era andato a visitare la sua famiglia che li si è rifugiata dopo l'ingresso di Daesh (Is) a Karakosh, in Iraq, suo paese natale. L'ultimo contatto telefonico si è avuto il 23 dicembre alle 9. Da allora nessuno sa più dove sia. Avrebbe dovuto arrivare a Yacoubieh nel primo pomeriggio di quel giorno. Non si hanno notizie neanche di nessuno dei passeggeri.  "Stiamo cercando di contattare le diverse fazioni in campo per capire se qualcuno è in grado di darci informazioni. Finora senza risultato", rende noto la Custodia di Terra Santa. "È lecito pensare che sia stato preso da qualche gruppo - aggiunge -. Stiamo facendo il possibile per comprendere chi. La situazione altamente caotica del Paese non ci permette di fare molto, purtroppo. Se avremo altre notizie, lo comunicheremo".Padre Dhiya Azziz, dell'Ordine dei Frati minori, è nato a Mosul, l'antica Ninive, in Iraq, il 10 gennaio 1974. Dopo i voti religiosi nel 2002, l'anno successivo si era trasferito in Egitto, dov'è rimasto per diversi anni. Nel 2010 è rientrato nella Custodia di Terra Santa e inviato ad Amman. In seguito è stato trasferito in Siria, a Lattakia. Si era reso poi volontariamente disponibile ad assistere la comunità di Yacoubieh, nella regione dell'Oronte, divenuta particolarmente pericolosa in quanto sotto il controllo di Jaish al-Fatah. Qui era maturato nel luglio scorso il primo sequestro da parte di un gruppo jihadista, da cui il francescano era riuscito a fuggire.  "Invitiamo tutti alla preghiera e alla solidarietà con padre Dhiya, con i suoi parrocchiani, i confratelli in Siria, i pastori e tutti coloro che si spendono in quel Paese per fare ancora del bene", dice ora la Custodia di Terra Santa. Padre Pierbattista Piazzaballa, custode di Terra Santa, oggi dai microfoni di Radio Vaticana ha lanciato un nuovo appello: "Tutti coloro che possono darci informazioni si facciano capire in modo che noi possiamo fare tutto quello che è possibile per cercare di recuperarlo, lui assieme a coloro che viaggiavano con lui".
Il padre custode ha ricordato che Azziz "stava viaggiando in una zona pericolosa per tornare in parrocchia. Pensavamo l'avesse preso qualcuno dell'esercito, ma non abbiamo avuto riscontro. Quindi, le alternative restano che l'abbiano preso i ribelli oppure - Dio non voglia - che sia stato ucciso".
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