lunedì 21 aprile 2014
​Il cardinale: sbagliato subire l'imperativo tecnologico "siccome si può fare, si deve fare".
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Il dono dei figli è frutto dell'amore tra l'uomo e la donna e riconoscere "le strabilianti" scoperte della "tecnoscienza" non significa "subirne" tutti i risultati. "Non significa - spiega l'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, proprio nei giorni in cui si è aperto il dibattito dopo lo scambio di embrioni fra due coppie che si erano sottoposte alla procedura di fecondazione assistita - lasciarsi dominare da una sorta di imperativo tecnologico: siccome si può fare, si deve fare". "La Chiesa - ha ricordato Scola nell' omelia della messa di Pasqua nel Duomo di Milano - afferma il bene universale della vita "dal suo concepimento fino al suo termine naturale e invita a riconoscere il dono del figlio come frutto dell'unione d'amore tra l'uomo e la donna in cui spirito e corpo di entrambi siano coinvolti". E riconoscere e valorizzare "le strabilianti scoperte della tecnoscienza non significa subirne tutti i risultati, quasi lasciandosi dominare da una sorta di imperativo tecnologico: siccome si può fare, si deve fare". "I cristiani - ha proseguito il cardinale in un altro passaggio del suo intervento - propongono con rispetto, ma con decisione, come un insostituibile pilastro di vita buona questa visione integrale della esistenza anche nelle nostre società plurali. La vita nel Risorto sparge nel terreno delle relazioni un seme di gratuità che le farà fiorire e dare frutti in favore di tutti".
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