martedì 3 ottobre 2017
Ecco perché il pranzo nella Basilica di San Petronio, nel corso della visita del Papa, non è una profanazione
Dalla bufala sui wc alle proteste sul pranzo in chiesa a Bologna

Che gioia vederci in tanti in questa casa. Iniziava così domenica scorsa il saluto del Papa ai poveri, circa un migliaio tra cui molti rifugiati e detenuti, invitati a pranzo nella basilica di San Petronio. Un sentimento condiviso da molti, ma non da tutti, se è vero che soprattutto in Rete e sui social, non sono mancate le critiche, anche molto pesanti, alla decisione presa dall’arcidiocesi di Bologna con l’avallo della Santa Sede. Sotto accusa proprio la scelta del luogo, della «casa». Ospitando i tavoli della solidarietà, la chiesa sarebbe stata ridotta a una sorta di banale mensa aziendale, anzi secondo i siti più fieramente contrari al Pontefice, «profanata».

E come spesso succede nei confronti di Francesco, lo dimostrano le recenti accuse di "eresia", i toni si sono fatti subito accesi, trovando facile eco in presunti esperti e polemisti sempre pronti a prenderlo di mira. Così le critiche, che potevano anche essere legittime, si sono in breve ingigantite a dismisura alimentandosi, come nel vecchio gioco del telefono senza fili, di false notizie, bufale o fake news che dir si voglia, a cominciare dalla presunta presenza in Basilica di "bagni chimici". Che naturalmente c’erano, ma altrettanto ovviamente si trovavano fuori dalla chiesa.

«Posso capire chi si è scandalizzato. È chiaro che c’è un punto importante che riguarda la sacralità del luogo – ha detto l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi in un’intervista a radio InBlu –. Ma quello che è successo non significa desacralizzare anzi ci aiuta a capire, a sentire ancora più umana l’Eucaristia». Una considerazione che nel caso del presule si inserisce nella cultura della solidarietà appresa soprattutto presso la Comunità di Sant’Egidio e che, parlando del capoluogo emiliano, fa parte di una consolidata attenzione agli ultimi. «Qui a Bologna – ha aggiunto monsignor Zuppi – padre Marella, un uomo che negli anni 50-60 ha animato la carità della città, tutte le domeniche celebrava la Messa e faceva un offertorio al contrario: invece di raccogliere distribuiva ai poveri. E quindi mangiava in chiesa insieme a loro, una specie di colazione-pranzo con cui continuava l'agape fraterna. La gioia e la bellezza di questa immagine ci aiuta a capire e contemplare in maniera più religiosa l’unità tra le due mense».

Un collegamento virtuoso, nel segno della carità, che spiega in modo efficacissimo il legame inscindibile tra il servizio all’altare e l’attenzione agli altri, a cominciare dai più poveri. E che vanta precedenti storici illustri. Come nel caso di papa Gregorio Magno, salito al soglio di Pietro il 3 novembre del 590, che allestisce una mensa per i poveri, servendoli personalmente a tavola, all’interno dell’oratorio di Santa Barbara al colle Celio. O come san Giovanni Crisostomo che, nel IV secolo, parlando delle prime comunità cristiane, ricorda come nelle chiese ci fosse un’usanza ammirevole: «i fedeli, riunitisi, una volta ascoltata la Parola di Dio, partecipavano tutti alle preghiere di rito e poi ai santi misteri. Alla fine della riunione, invece di tornare subito a casa, i ricchi, che si erano preoccupati di portare provviste in abbondanza, invitavano i poveri e tutti si sedevano a una stessa tavola, apparecchiata nella chiesa stessa e tutti senza distinzione mangiavano e bevevano le stesse cose».

Naturalmente questo non significa che il gesto compiuto dal Papa e dall’arcivescovo Zuppi in San Petronio sia un fatto normale. La chiesa resta e rimarrà sempre un luogo destinato alla liturgia e alla preghiera e utilizzarla in altro modo un evento inconsueto, eccezionale che però nulla ha da spartire con la profanazione. Che il Codice di diritto canonico al numero 1211 definisce così: «I luoghi sacri sono profanati se in essi si compiono con scandalo azioni gravemente ingiuriose, che a giudizio dell’Ordinario del luogo sono tanto gravi e contrarie alla santità del luogo da non essere più lecito esercitare in essi il culto finché l’ingiuria non venga riparata con il rito penitenziale, a norma dei libri liturgici».

Giudicate voi se ospitare una tantum la mensa per i poveri in chiesa rientri tra queste offese. Se sia uno degli scandali che chiedono riparazione.

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