mercoledì 8 giugno 2016
“Questa, la storia di Marsiglia. La sua eternità. Un’utopia. L’unica utopia del mondo. Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno, con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri. Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire: Ci sono. È casa mia... Marsiglia appartiene a chi ci vive”. Jean-Claude Izzo   Ed è stata anche casa nostra, poco tempo fa. Partiti da Milano, dopo un bellissimo viaggio in treno solcando tutta la Costa Azzurra arriviamo a Marsiglia alle 23.00. Al nostro arrivo ad accoglierci il sorriso di padre Renato e l’aria tiepida di una notte in una città di mare. In pochi minuti dalla stazione Saint Charles ci troviamo nel "3ème arrondissement", un altro angolo di mondo dal profumo di spezie e di tè alla menta: un pezzo d'Africa. Qui la comunità scalabriniana vive e opera. Una comunità cattolica nel bel mezzo di un quartiere musulmano. A casa, padre Renato Zilio apre la finestra ed esclama: “Ecco vedete! Tutto un altro mondo!” Mentre prendiamo una tisana, ci inizia a raccontare dei suoi incontri, viaggi attraverso il Sahara, i tuareg, cosa significhi accogliere e donare a sua volta… l’importanza e il rispetto della persona umana, con i suoi valori, la fede e i limiti che con l’incontro si fonde creando un "noi" nel cammino... Il giorno seguente iniziamo ad esplorare il territorio, ad incontrare le persone. Le prime sono Suor Marcella e Suor Valeria, scalabriniane, presenti da più di 25 anni in questo quartiere. La loro presenza è preziosa e fondamentale per un dialogo e uno scambio con la comunità musulmana. Con semplicità e grande umanità sono riuscite ad entrare nelle famiglie, attraverso le donne musulmane e i loro ragazzi che frequentano l’associazione “Enfants d’aujourd’hui, monde de demain”.
Le due suore, insieme allo scalabriniano padre Elia, prete operaio, qui da un bel po’ di anni "facendo volontariato all’associazione" (come dice lui, ridendo), lavorano con l’obiettivo di sostenere le famiglie e in particolare le donne del quartiere. Concretamente. Attraverso l’assistenza legale, i corsi per adulti, l’aiuto scolastico ai ragazzi, l’atelier di lettura, il banco alimentare, il mercatino e i corsi di francese. L’associazione è frequentata da un centinaio di donne e da circa 150 ragazzi insieme a due importanti gruppi di uomini. Prestano il loro servizio più di 70 volontari. Si confida, così con semplicità a suor Valeria una donna algerina: “Io ringrazio ogni giorno Allah, perché ci siete voi. Voi pensate al futuro dei miei figli. Io non sono mai stata a scuola…”. Ed è un grazie che trabocca, fa dimenticare le difficoltà incontrate quotidianamente e rinnova il senso del donarsi.
Suor Valeria, poi, ci racconta cosa significa per lei vivere come minoranza in un quartiere musulmano. “Bisogna saper aspettare, non aver fretta, osservare, cercare di capire le diversità per fidarsi… Insomma, è come costruire un ponte. Trovarsi, poi, in mezzo e capire che non serve convertire l’altro, ma imparare a vivere bene la propria fede e la propria diversità”. Nel pomeriggio incontriamo padre Marcello, missionario scalabriniano di Valdagno. Lui è responsabile della parrocchia francese del Canet, fatta di 21 nazionalità. Missionario sempre in prima linea con gli emigranti italiani già negli anni ‘50 in Belgio e poi in Francia, con grinta e forza non si lascia abbattere dalle sfide che la vita ed il territorio gli presentano nonostante l’età, 85 anni ben portati. Un temperamento di combattente! Domenica siamo sorpresi dalla pioggia. Nonostante questo, cominciamo a conoscere la parte storica di Marsiglia. Partendo dal Vieux Port, mentre finisce il mercato del pesce, raggiungiamo in alto, sopra la città, Notre Dame de la Garde e Saint Victor.
Una visione spettacolare! Ci ristoriamo, così, del mare, il silenzio, i profumi provenzali di cui è carica l’aria e dal valore storico e affettivo di quei luoghi. Notre Dame de la Garde che tutti a Marsiglia la chiamano "la bonne mère" (la buona mamma) è la protettrice dei marinai. Un santuario ed un luogo di ristoro per cristiani, atei e musulmani, indistintamente. Sulla sua estremità svetta in alto la statua d’oro della Vergine alta quasi 10 metri. La si vede dal mare per chilometri e chilometri... All’interno della chiesa, moltissimi ex-voto legati alla vita del mare ricordano tragedie vissute e superate.
Nel pomeriggio assieme alla comunità Capoverdiana andiamo a visitare la comunità copta egizia a Marsiglia. Un incontro di culture e di ricchezze inestimabili. Un'accoglienza bella e fraterna. Quella sera ci fermiamo a cena da una famiglia capoverdiana. Anche noi portiamo il nostro contributo. Così, ci troviamo a camminare per le strade di Marsiglia con in mano una pentola bollente di spaghetti al ragù! Ci viene da sorridere, ma si sa che c’è tanta bellezza nel condividere le piccole cose. Riscopriamo, allora, cosa significa donare ciò che si ha. Fare comunità. La comunità capoverdiana, intonando una lunga preghiera, ci fa un altro dono: il senso della fede. Semplice e forte, in emigrazione, essa rafforza la speranza, moltiplica il coraggio.
Nel nostro viaggio, facciamo esperienza di un popolo marsigliese che è accogliente, saluta e è capace di lasciare le sue cose per accompagnarti alla fermata dell’autobus... Come Françoise e Antoine che, vedendoci persi alla ricerca dell’autobus: “Beh, se i nostri figli fossero come voi in giro per il mondo - ci dicono - ci farebbe piacere che qualcuno si prendesse cura di loro...” Così, si prendono cura di noi e questo ci fa sentire a casa. L’autobus ci porta alla periferia di Marsiglia per incontrare una piccola comunità di suore che hanno aperto solo da pochi mesi questa fraternità. Sono le Discepole del Vangelo originarie di Castelfranco Veneto. Vivono al 17mo piano, l’ultimo, di un edificio abitato esclusivamente da famiglie musulmane. La loro missione è di condividere con loro la vita, testimoniando il Vangelo e facendosi “sorelle universali” nello spirito di Charles de Foucauld. Ci raccontano che seppur il quartiere viva le difficoltà e le povertà di ogni periferia, le persone le hanno ben accolte e rispettano il loro ruolo ed il loro lavoro. Il giorno seguente, con appena 20 minuti di bus, facciamo la scoperta dei famosi Calanchi... Restiamo come elettrizzati. Alla periferia della città, una natura incontaminata, una roccia bianca, arida con scarsa vegetazione che si tuffa sul mare e ci porta a mille miglia dalla frenesia di una città di porto. Che pace!
Nel pomeriggio, un ultimo giro per scoprire la capitale europea della cultura. Oltre ai vecchi docs, dove svettano grattacieli sono recuperate aree dismesse come La Friche Belle de Mai, un’ex-fabbrica di sigarette, ora polo d’arte contemporanea. Non è l’unica novità. Archistar hanno ridisegnato il vecchio porto, inventato musei sull’acqua e trasformato hôtels particuliers in spazi d’arte. Ma è sempre il mare, il Mediterraneo, a fare da protagonista. Si chiama Pavillon M (abbreviazione di Méditerranée) che racconta il presente e il futuro della città. Dietro il vecchio porto, ai bordi dell’acqua, un immenso cubo di vetro e cemento, il MuCEM (Museo delle Civiltà d’Europa e del Mediterraneo) si fa metamorfosi continua tra terra e mare, dove all’interno ci sorprende tutta un’area botanica riservata alle “piante migranti” portate dal vento o dalle navi. Sorridiamo, ricordando: “Migrano i semi sulle ali dei venti, le piante, ma più di tutto emigra l’uomo…”. Le parole di Scalabrini ci attraversano d’incanto la mente! Le viuzze del Panier, il più antico quartiere di Marsiglia, si aprono su piazzette animate da localini e musica. L’antico ospedale medievale Hôtel Dieu è diventato lussuoso albergo internazionale, la settecentesca Vieille Charité, a suo tempo ricovero per tutti gli indigenti della città, oggi ospita esposizioni d’arte temporanee e un museo di Archeologia Mediterranea. Non lontano, l’atelier di ceramica La Petite Fleur du Panier, botteghe di gourmandise, come le profumate navettes, biscotti ai fiori d’arancio, ci deliziano insieme ai negozi di sapone di ogni tipo come la bottega artigianale “La Savonnerie Marseillaise”. Inebriati dai profumi, non restiamo per l’acquisto di souvenirs. Il migliore souvenir ce lo lasciano le persone incontrate, i missionari, le suore con i loro racconti, sguardi, sorrisi e speranze. Tatuaggi invisibili che ci accompagneranno lungo il cammino di ritorno. Carichi di nuova ricchezza e gratitudine salpiamo per l’Italia, dove proseguire il nostro impegno nella pastorale giovanile “Via Scalabrini 3”. “La barca è più sicura nel porto, ma non è per questo che le barche sono state costruite» , ricordava bene Coelho.
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