lunedì 9 novembre 2015
Monsignor Nosiglia apre il 5° Convegno ecclesiale nazionale. "L'Italia si riappropri della speranza". IL TESTO
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Chiesa in cammino. Chiesa sinodale. Chiesa che si fa compagna di strada delle famiglie, dei giovani e dei poveri soprattutto, come ha detto fin dalle prime battute l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia ((IL TESTO). Chiesa attenta al creato e alle creature. E che dalla grande bellezza del passato, nella città dell’umanesimo per eccellenza, vuole trarre forza e ispirazione per annunciare il Vangelo a ogni uomo e a ogni donna del nostro tempo. Lunedì 9 novembre questa Chiesa in cammino è sfilata per le vie di Firenze, sede del V Convegno ecclesiale nazionale, che così ha avuto il suo prologo, in attesa dell’odierno intervento del Papa, sicuramente la Magna Charta sulla quale impostare una conversione in senso missionario della pastorale.Quattro basiliche di partenza (Santa Croce, Santo Spirito, Santa Maria Novella e la Santissima Annunziata) come fossero i quattro punti cardinali dai quali far scaturire il convergere verso un’unica meta. Il Battistero di San Giovanni, attraversato da vescovi, sacerdoti, invitati e delegati diocesani (2200 in totale), come immagine di un rinnovato passaggio battesimale. Infine l’approdo nel Duomo di Santa Maria del Fiore, punto di arrivo e, al tempo stesso, di ripartenza. Non solo per i lavori in sé, ma per tutto ciò che questa settimana dirà circa le strade che la Chiesa italiana deve intraprendere nei prossimi anni.Le prime indicazioni, in effetti, ci sono già. E restano negli occhi i diversi elementi, simbolici e contenutistici, che hanno ricamato la tela del pomeriggio inaugurale. Innanzitutto le parole introduttive di Nosiglia, presidente del Comitato preparatorio, che suonano come un’autentica indicazione di metodo (IL TESTO): «Non siamo qui per predisporre piani pastorali, né per scambiarci informazioni o partecipare a un corso di aggiornamento. Lo scopo è quello di fare il punto sul nostro cammino di fedeltà al rinnovamento conciliare e aprire nuove strade all’annuncio del Vangelo». Quindi la contestualizzazione dell’arcivescovo "padrone di casa", il cardinale Giuseppe Betori: «Firenze è una città in cui l’affermazione dell’umano nelle sue espressioni migliori, ha saputo legare insieme il senso alto della cultura e dell’arte con la cura del debole e l’esercizio della misericordia». Infine quelle che potrebbero sembrare semplici note di cronaca e che invece diventano parti coessenziali dell’intero messaggio. Il beneaugurante squillo di tromba all’inizio della sessione, la poesia in cui Mario Luzi che fa "parlare" il Duomo, declamata in apertura. Il saluto del sindaco di Firenze, Dario Nardella. I Vespri solenni, introdotti dall’Inno del Convegno. Su tutto, però, si staglia quell’incedere dei partecipanti per le vie del centro, tra negozi pieni di merci e turisti incuriositi, tra cittadini e monumenti illuminati. Una dimostrazione di vicinanza ed empatia, di presenza umile e di amore sincero per tutto ciò che è umano. La prima immagine simbolo del Convegno è questa processione unitariamente quadriforme, che rimanda alle cinque vie di Firenze 2015: uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare. Dice, quell’immagine, di una Chiesa che non ha paura di percorrere le strade dell’oggi e di farsi prossima a chi più è nel bisogno.Per questo anche le quattro «aree di impegno prioritarie per la vita della nostra gente e del Paese che deve recuperare la speranza», indicate da Nosiglia nella sua prolusione, assumono il valore di elementi costitutivi per un nuovo umanesimo centrato in Cristo. Oggi chi ha più bisogno è la famiglia, che necessita di «una accoglienza compassionevole e di un accompagnamento e sostegno della sua esistenza»; sono i giovani con la loro «grande sfida antropologica e spirituale» in un tempo «invaso da messaggi e proposte alternative e contrastanti». Sono le relazioni intergenerazionali e la capacità educativa. Sono i migranti e coloro che cercano, spesso invano, un inserimento nel mondo del lavoro. E infine è lo stesso nostro mondo, per cui viene in primo piano l’ecologia, intesa - alla luce della Laudato si’ - come cura della casa comune, in contrasto con ogni cultura dello scarto.Così, le parole dell’arcivescovo di Torino riassumono quegli umanesimi negati che necessitano della luce del Vangelo. «Non ci interessa amplificare il rumore degli scandali – afferma Nosiglia –. Cerchiamo invece in positivo di sostenere ed esigere il riconoscimento di quei diritti fondamentali propri di ogni persona: condizioni di vita e di lavoro degne dell’uomo e della donna, un fisco più equo verso la famiglia e quella più numerosa, una giusta distribuzione dei beni, la cura dei più poveri, della salute e dei servizi sanitari, un congruo tempo da dedicare a Dio, alla famiglia e ai figli e all’incontro con gli altri, valorizzando in particolare la domenica». È in sostanza l’indicazione di una strada comune da percorrere: «Quella della sinodalità che sarebbe già un grande risultato se da Firenze divenisse lo stile di ogni comunità ecclesiale», conclude il presidente del Comitato preparatorio. Sinodo. Cammino comune di Chiesa. I delegati che alla fine della sessione escono insieme dal Duomo ne sono già immagine plastica.
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