sabato 27 marzo 2010
Da tutto il mondo Chiese locali e movimenti esprimono la loro vicinanza a Benedetto XVI. E ribadiscono: contro la pedofilia Ratzinger ha sempre mostrato il massimo impegno sia da prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede sia da Pontefice.
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Nessuno essuno «dovrebbe dubitare della ferma intenzione di Benedetto XVI di sradicare» il «male dell’abuso sessuale», che «non può aver posto nella Chiesa cattolica». Senza mezze misure indignato il tono con cui giovedì sera il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney, ha difeso papa Ratzinger dalle accuse rivoltegli riguardo ai casi di pedofilia recentemente denunciati dalla Germania e dagli Usa. Pell, che si era trovato a dover fronteggiare vicende analoghe nella sua diocesi ed è stato testimone diretto dell’«enorme compassione e bontà» con cui il Pontefice si è sempre «personalmente impegnato a fare tutto quello che può per rendere giustizia e confortare le vittime», ha poi richiamato la Lettera «senza precedenti che il Papa ha scritto ai cattolici d’Irlanda». Nella quale, osserva, il suo appello «a una continua collaborazione con la polizia e gli organi di giustizia nei casi di accusa di abusi sessuali è coerente con il forte impegno con il quale ha affrontato tale questione sin da quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede».Al medesimo riguardo, anche monsignor Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, ha voluto ieri riportare la propria «diretta esperienza di arcivescovo di una diocesi d’Italia che si è trovata a confrontarsi con questo tipo di problematiche, e che ha sempre trovato nella Congregazione per la dottrina della fede la massima attenzione e direi la massima severità». Nel dicastero dottrinale della Santa Sede «non s’insabbiano queste cose – ha insistito Betori ai microfoni della Radio Vaticana – né al tempo in cui la responsabilità era dell’allora cardinale Ratzinger e dell’allora segretario Bertone, né ora che Joseph Ratzinger è il nostro Santo Padre e altri suoi collaboratori sono preposti a questo compito».«Piena comunione, adesione sincera e immutata a Benedetto XVI» viene espressa da monsignor Vincenzo Pelvi, ordinario militare d’Italia, che in una lettera stigmatizza come «sulla stampa si continui a manifestare avversione per il Papa». «Addolora questa forma subdola di progressiva e continua irrisione e di aperta aggressività a tutto quello che la Chiesa cattolica – prosegue Pelvi – propone per tenere lo sguardo rivolto verso l’alto, dimensione autentica di libertà».Secondo monsignor Bruno Forte, presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, il pontificato di Benedetto XVI è «caratterizzato dal grande coraggio, dalla sincerità e dalla trasparenza», atteggiamento che «può dare fastidio a qualcuno. Come avviene per ogni testimone della verità, a partire da colui che è la verità in persona, Gesù, il Papa paga di persona per quello che annuncia». Al contrario di quello che viene detto, il Papa «ha squarciato il velo di omertà per cui tanti dovrebbero fare un mea culpa sui silenzi tenuti perché non sempre la società ha denunciato con forza e libertà».Non c’è dubbio, tuttavia, che «i duri attacchi contro la Chiesa e il Santo Padre di questi giorni disorientano le coscienze di molti cristiani e creano amarezza». Per questo l’arcivescovo di Udine Andrea Bruno Mazzocato ha invitato tutti i parroci ad inserire nella preghiera dei fedeli delle sante Messe di domenica prossima 28 marzo una speciale intenzione in cui, mentre si riconoscono «con sofferenza, i gravi peccati di alcuni membri della Chiesa e del clero», allo stesso tempo si stigmatizza come «certe accuse violente contro il Papa e la Chiesa vengono da animi astiosi e da menti disoneste». Di qui l’invito a pregare per «esprimere la nostra comunione con il Papa».Di «accanimento mediatico» contro il Benedetto XVI parla padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia; anzi «una guerra» dalla quale tuttavia la Chiesa «uscirà più splendente che mai», a patto di mettere in gioco tutta l’«umiltà» di cui è capace, senza rinunciare a rispondere agli attacchi, puntualizzare, precisare. E di «attacco forte contro il Sommo Pontefice, il vicario di Cristo, e la Chiesa» parla anche il cardinale George Cottier, teologo emerito della Casa Pontificia.Anche dal mondo dell’associazionismo la solidarietà verso il Pontefice è compatta. Come già aveva fatto a inizio settimana il presidente dell’Azione Cattolica Franco Miano, che aveva stigmatizzato l’uso di «false accuse» riguardo a «una vicenda che si è conclusa con un processo nel quale non è stato minimamente coinvolto l’arcivescovo Ratzinger», ieri Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento cristiano lavoratori (Mcl) ha osservato come «ormai è chiaro che quello dei casi di pedofilia è solo un pretesto per colpire, con il Papa, tutta la Chiesa cattolica e la comunità dei cristiani, che si cerca di far passare come una congrega di pedofili». Un vero e proprio «gioco al massacro» fondato sulla «lettura strumentale» di vicende in cui «al pari delle vittime, la Chiesa è stata danneggiata dalla condotta scellerata di alcuni preti». Si tratta, insomma, di una «squallida ed intollerabile campagna diffamatoria, finalizzata a screditare la Chiesa, i suoi pastori e tutta la comunità cristiana», come rileva ancora l’Associazione dei medici cattolici italiani.Anche dal di fuori dei confini italiani, la vicinanza espressa al Papa è forte e incondizionata. Lo hanno fatto i vescovi francesi, in una lettera pubblica, e lo ha fatto il primate della Chiesa cattolica in Inghilterra e Galles, l’arcivescovo Vincent Nichols, in un editoriale pubblicato dal Times in cui definisce «ingiuste» le accuse mosse nei confronti del Pontefice, che da responsabile della Congregazione della dottrina della fede «aveva incoraggiato importanti modifiche» della legge canonica, e che oggi «non è un vano osservatore. Le sue azioni parlano chiaramente quanto le sue parole».
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