martedì 1 aprile 2014
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innovare le forme di intervento con passione ed equilibrio per affrontare le nuove povertà nelle periferie delle città e dell’esistenza. Per il vescovo di Lodi Giuseppe Merisi, presidente della Caritas italiana, che ha aperto ieri il 37° convegno nazionale delle Caritas diocesane in programma fino a giovedì a Quartu Sant’Elena si deve ripartire dall’Evangelii Gaudium e dall’incoraggiamento del cardinale Bagnasco nell’ultima Prolusione del 24 marzo allo «spiegamento di persone e di risorse che umilmente affronta un’onda sempre più grande e minacciosa». E Merisi a queste persone ha ricordato i punti salienti del rapporto 2014 sulla povertà della Caritas Italiana appena pubblicato: «L’aumento della richiesta di aiuto soprattutto degli italiani ai centri di ascolto; la complessità dei casi sociali che comporta che non tutte le persone in difficoltà vengano prese in carico direttamente e l’impoverimento costante del ceto medio e dei gruppi sociali tradizionalmente estranei al disagio sociale». Ha sottolineato anche il legame tra separazione e alcune forme di povertà e disagio e ha ribadito che la risposta della Chiesa italiana si concretizza in 1.148 iniziative. «Secondo i dati Eurostat – ha aggiunto – il 25% della popolazione europea è a rischio di esclusione. Emergono dalla crisi nuove forme di povertà e nuove domande sociali, che interpellano le comunità locali e richiedono l’attivazione di rinnovate forme di intervento da parte delle Caritas».Quanto alle tragedie dell’immigrazione, per Merisi è necessario «un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un sentimento di difesa e paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde proprio alla “cultura dello scarto” – alla cultura dell’incontro, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore». In particolare per l’accoglienza dei profughi ha chiesto «un cambio di passo urgente e necessario», ovvero forme di collaborazione stabile tra istituzioni nazionali e locali e i principali organismi umanitari direttamente coinvolti nell’accoglienza per «pianificare gli interventi ed evitare l’emergenza».Infine, un cenno al nuovo esecutivo: «In spirito di collaborazione e nell’ottica del bene comune, auspichiamo che per il nostro Paese possa esserci un’inversione di rotta e che il nuovo governo riesca a mettere in movimento crescita e sviluppo, richiamando tuttavia il mercato a una vocazione originaria e perduta di inclusione sociale»,Merisi ha ricordato la partecipazione della Caritas a Expo 2015 per proporre la propria visione sul tema del cibo per tutti e ha annunciato l’istituzione, in occasione del primo anniversario della scomparsa di monsignor Giovanni Nervo, del premio “Teologia e pastorale della carità” per la formazione del clero, dei diaconi permanenti, degli insegnanti di religione, degli operatori e animatori pastorali. Verrà assegnato il prossimo 13 dicembre, data di nascita del prete partigiano che dedicò la vita alla Caritas e ai poveri.

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