lunedì 10 giugno 2019
Nella notte di Pentecoste, anche quest'anno, 100 mila persone di tutte le età hanno pregato e cantato per oltre 25 chilometri. Poi hanno gettato nei bracieri le intenzioni di preghiera
Macerata-Loreto, le voci dei pellegrini
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«Gli ultimi 2 chilometri sono i più duri. Tutti in salita, dopo una marcia che dura tutta la notte con fermate frequenti, dove si prega e si offre il braccio a chi non ne ha più. Ma quando le gambe sembrano abbandonarti, arriva l'ultima, grande discesa di Montereale. E li senti l'energia tornare, fluire dentro te e tutte le persone che ti stanno attorno. In fondo alla discesa c'è la statua della Madonna di Loreto, sei arrivato». Marina racconta cosi il suo pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto organizzato da Comunione e liberazione. Che si è ripetuto quest'anno nella suggestione della notte di Pentecoste con 100 mila persone di tutte le età che hanno pregato e cantato per oltre 25 chilometri.

Grazie al lavoro meticoloso degli organizzatori guidati dal vescovo emerito di Fabriano Matelica Giancarlo Vecerrica, che 40 anni fa diede il via con 300 pellegrini a questa stupenda tradizione, e agli oltre tremila volontari, sul lungo percorso che si snoda dallo stadio Helvia Recina di Macerata, dove i pellegrini si sono ritrovati alle 18 di sabato 8 giugno, è andato tutto bene. È stato lo stesso Vecerrica, in abito vescovile e scarpe da tennis - la macedonia, come l'ha scherzosamente definita il Papa durante la telefonata allo stadio sabato sera - ad arrivare alle 6.30 di domenica in testa alla processione con malati e disabili, a salutare la Madonna nera con il bambino e ad abbracciare il cardinale Bassetti che quest'anno ha presieduto la messa a Macerata. Poi il fiume di pellegrini provati dalla fatica e dalla notte insonne si è riversato sul sagrato del santuario di Loreto gettando nei bracieri le intenzioni da affidare alla Vergine perché volino in cielo. Chi con l'abbigliamento tecnico dei veterani, chi in pantaloncini e maglietta, le religiose con le loro vesti, molti si sono messi in fila per pregare in basilica davanti alla Santa Casa, benedetti ai lati del sagrato dai frati con acqua benedetta aspersa con le palme. I cartelli hanno disegnato la geografia, dalla Puglia alla Lombardia, con prevalenza delle parrocchie adriatiche. Molti hanno concluso il cammino sdraiati a terra usando gli zaini come cuscini.

Costanza ha lasciato molte intenzioni da bruciare in cielo. «Le ho portate con me in pellegrinaggio da Reggio Emilia, la mia città. Me le hanno consegnate i miei amici. I problemi sono tanti, li ho affidati alla Madonna».

Tilly, cattolica algerina, ha ricordato i beati martiri di Tibhirine. «Ho avuto il privilegio di conoscere due di loro. Sapevano cosa rischiavano se fossero rimasti, hanno voluto condividere i pericoli con gli altri abitanti. Hanno obbedito a quella che ritenevano la volontà di Dio». Non si sente più sola dopo l'incontro con tali testimonianze di fede.

Nella notte si è pregato marciando per i malati.

Lucia, 21 anni, è una delle tedofore. Ha portato a Macerata la torcia benedetta dal Papa. È al secondo anno di Lettere Classiche a Bologna. «Un mese fa, il 28 aprile, giorno del mio compleanno, ho avuto un incidente stradale in bici e sono rimasta paralizzata nella parte sinistra della faccia. Non so quando, come e se ritornerò come prima. Accettare questa sofferenza e questo dolore è tuttora una cosa difficile e dura. Dentro questa circostanza ho provato e provo una solitudine profonda in cui ho riconosciuto che ultimamente nessuno può capire il mio dolore, nemmeno mia mamma. Ultimamente però inizio a vedere l'alba di una grande luce in questo grande buio. Non fuori dalla mia solitudine, ma nella mia solitudine sto vedendo e riconoscendo Uno che bussa costantemente e pazientemente alla mia porta sussurrando: "Tu sei preziosa ai miei occhi"».

Massimiliano, campano, è detenuto in regime di semilibertà a Padova. Per lui è stato difficile partecipare, ha dovuto superare numerosi ostacoli. Più duro che marciare. Ma la coop Giotto, che da anni impiega i carcerati di Padova offrendo loro un lavoro, prospettiva e dignità, ha garantito per lui. «La Madonna ha voluto che io ci fossi, porterò tutti nel mio cuore».

Chissà quanti altri hanno trovato un gancio in cielo strada facendo, come ha augurato il vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia Nazzareno Marconi citando il cantautore.

Alle 7.50 portata dagli avieri e scortata dal gruppo di casa, gli Amici di Zaccheo, che attendono e raccolgono gli ultimi, è arrivata la Madonna salutata dalle campane lauretane.

Sul sagrato monsignor Fabio Dal Cin, arcivescovo delegato pontificio di Loreto, ha invitato i pellegrini a ripartire vivificati dallo Spirito: «Avete camminato tutta la notte seguendo i passi gli uni degli altri. Questo mi fa pensare a quanto detto da papa Francesco qui il 25 marzo scorso, in questa piazza, ricordando l’Annuncio dell’angelo a Maria: “È sempre Dio che prende l’iniziativa di chiamare alla sua sequela. Lui ci precede sempre, … fa strada nella nostra vita”. Cristo è la nostra strada! Cristo vivo!, come ha richiamato ancora il Santo Padre con la lettera ai giovani firmata in questa Santa Casa quel giorno. E Cristo ci vuole vivi, suoi testimoni lì dove siamo. In famiglia, con i nostri giovani, accanto alle persone colpite da malattia e sofferenza».

Il presidente delle Pontificie Opere Missionarie Giampiero Dal Toso ha consegnato il mandato di discepoli missionari del Papa. Con il cammino e la preghiera, l'Italia ne ha bisogno.

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