martedì 13 agosto 2019
Lo chalet di Les Combes aveva accolto Giovanni Paolo II e poi Benedetto XVI nei loro soggiorni di riposo estivi. I salesiani, proprietari della casa, lanciano un concorso di idee
Giovanni Paolo II nello chalet di Les Combes in Val d'Aosta nel 1999

Giovanni Paolo II nello chalet di Les Combes in Val d'Aosta nel 1999

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Una nuova vita per quella che è stata la “casa dei Papi” in Valle d’Aosta. È l’obiettivo di un vero e proprio bando di concorso che la Famiglia salesiana, proprietaria dell’intero immobile e del terreno circostante, ha deciso di lanciare in queste settimane. Lo fa rivolgendosi a una agenzia specializzata, il Cpa Service, ma l’intenzione è quella di salvaguardare un pezzo di storia di questa valle e anche della Chiesa. Bisogna risalire a un decennio fa per ritrovare le immagini di Giovanni Paolo II prima e Benedetto XVI poi, che scelgono per il loro riposo estivo questo piccolo chalet a Les Combes in Valle d’Aosta.

Per dieci anni, a partire dal 1989, papa Wojtyla decide di passare un periodo di riposo non a Castel Gandolfo, ma nel verde della montagna. E così quella casetta diventa uno scenario conosciuto in tutto il mondo, perché qui si trasferiscono anche gli inviati e i vaticanisti di molte testate per cogliere i momenti di queste vacanze papali – in particolare le lunghe passeggiate negli oltre 13mila metri quadrati attorno all’edificio –, ma anche luogo nel quale viene pubblicamente recitato nel giorno di domenica la preghiera mariana dell’Angelus. Anche Benedetto XVI alcuni anni dopo per due volte tornerà in questa valle. Nel frattempo accanto alla baita “papale” sorge una vera e propria struttura ricettiva per ospitare il seguito pontificio e le forze della sicurezza chiamate a vegliare sulle vacanze del Vescovo di Roma: duemila metri quadrati di edificio che arriva a ospitare fino a 120 persone.

La baita che ospita il Papa permetteva a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI di poter ammirare dalla finestra della camera da letto il Monte Bianco. Una vista mozzafiato. Ora la casa che fungeva da base estiva per il Pontefice è diventata una sorta di museo, mantenendo intatto l’arredamento e la disposizione dei mobili di quei periodi. Ma se per la baita il futuro appare piuttosto delineato, così non è per l’altra struttura, quella che ospitava il seguito. Con il tempo è forse venuto meno la curiosità di salire fino a quella località, per “vedere” e “passeggiare” sui luoghi in cui il Papa veniva a riposare. E mantenere questa struttura appare complesso e costoso. A dispiacere è proprio il mancato utilizzo della struttura, che al contrario potrebbe offrire diverse possibilità di utilizzo.

Proprio da questa considerazione nasce il bando promosso dalla proprietà salesiana e gestita dalla Cpa Service: un concorso per dare idee sul futuro di questa casa. Ovviamente esistono alcuni vincoli ambientali, storici e della Soprintendenza, ma «cerchiamo di raccogliere idee tra giovani architetti, fondazioni, associazioni, startup, persone fisiche, per ripensare un futuro». Si tratta di una «sfida», riconoscono i promotori del bando (o come lo definiscono loro un “open innovation”), che si dicono fiduciosi di poter ricevere quell’idea vincente (si possono mandare proposte presentate in duemila battute entro il 30 ottobre all’indirizzo mail info@cpaservicesrl.com), che magari eviti la messa in vendita della struttura e ne promuova un utilizzo nuovo e innovativo. Anche per ricordare la figura di san Giovanni Paolo II. E l’idea più innovativa sarà quella vincente, che comunque non vincolerà né l’attuale né la futura proprietà. Gli attuali gestori, però, non nascondono la speranza di trovare un progetto che faccia tornare all’antico splendore questo angolo di paradiso in Valle d’Aosta.

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