sabato 1 giugno 2013
​«Cristiani scimmie»; imbrattati i muri della Dormizione a Gerusalemme. L'azione è opera di estremisti ebrei.
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«Cristiani scimmie», «cristiani schiavi», «vendetta». Queste sono solo alcune delle scritte offensive tracciate in ebraico nella notte fra giovedì e venerdì da dei vandali sui muri esterni della Basilica della Dormizione di Maria, abbazia benedettina sul monte Sion, a Gerusalemme. Danneggiati anche due veicoli appartenenti ai religiosi. Le azioni dimostrative contro i cristiani, a opera di movimenti estremisti di coloni ebrei, vanno intensificandosi negli ultimi tempi. La motivazione politica è il cosiddetto “Tag mehir”, letteralmente il prezzo da pagare, cioè quello che lo Stato israeliano deve pagare se impedisce ai coloni di insediarsi dove essi desiderano. In questo caso, il prezzo è la tensione nei rapporti con le comunità cristiane. L’estremismo ebraico sta infatti vivendo una fase di recrudescenza: ai più frequenti attacchi contro palestinesi e arabi israeliani si sono aggiunti, dal febbraio del 2012, episodi definiti dalla polizia a «sfondo nazionalistico». Una delle scritte riporta il nome di un avamposto di coloni ebrei in Cisgiordania, Hawat Maon: insomma, quasi una rivendicazione politica. Nell’ottobre scorso la medesima basilica, abitata da monaci tedeschi, ha subito un attacco del genere. La prima reazione del Patriarcato di Gerusalemme è stata di dolore e di condanna. «Bisogna assolutamente mettere fine a questi atti di vandalismo favorendo una migliore educazione dei giovani», ha osservato monsignor William Shomali, vicario patriarcale per Gerusalemme. Duro anche l’Osservatore romano, contro «le scritte murali blasfeme con pesanti insulti contro i cristiani». Il contesto sociale contemporaneo, spesso ostile nei confronti dei cristiani, è descritto da padre David Neuhaus, vicario del patriarcato latino di Gerusalemme per i cattolici di lingua ebraica: «La comunità di cattolici di lingua e cultura ebraica negli anni ’50-’60 contava migliaia di persone, oggi è ridotta ad appena 600 fedeli in tutto Israele. Si tratta per lo più di ebrei convertiti al cattolicesimo».
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