giovedì 4 agosto 2016
In visita alla «porta del cielo» per gli 800 anni del Perdono. L'arcivescovo Sorrentino: qui già un inizio di Paradiso.
STORIA E TRADIZIONE Il sogno di una Terra Santa «serafica» in Umbria I Il Papa: quella di oggi, la giornata di «un gesuita tra i frati»
Il Papa pellegrino alla Porziuncola
Vive nel palazzo vescovile dove il giovane Francesco, sotto gli occhi del vescovo  Guido, si spogliò di tutto per conformarsi a Cristo. E, quando nel luogo che commemora l’evento – la Sala della Spoliazione – l’arcivescovo Domenico Sorrentino alza lo sguardo, si trova di fronte l’immagine della Porziuncola che viene consegnata dai benedettini al Poverello. Al centro della sala compare poi il Perdono di Assisi con il volto radioso del santo mentre implora l’indulgenza dal Signore per intercessione della Vergine. «Mi pare di scorgere un filo fra le diverse scene – spiega il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino –. Francesco che ha perduto la sua casa terrena, famiglia ed eredità, riceve dall’alto una nuova casa dove plasma la sua nuova famiglia. Lui che ha gettato al vento i tesori del padre Pietro di Bernardone, distribuisce a piene mani col perdono i “tesori” della misericordia».  Sorrentino sarà oggi accanto a papa Francesco che nel pomeriggio si farà pellegrino alla Porziuncola come le decine di migliaia di persone che fra lunedì e martedì, festa del Perdono di Assisi, sono entrate nella chiesetta all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli in cui da ottocento anni è possibile ottenere l’indulgenza plenaria concessa a san Francesco da papa Onorio III nel 1216. «La grazia che il Poverello stesso aveva chiesto al Redentore – afferma l’arcivescovo – passava attraverso la mediazione “ufficiale” della Chiesa. Ora un altro Papa, che ha preso lo stesso nome del nostro santo, viene alla Porziuncola. La minuscola chiesa tanto cara a Francesco dilata il suo respiro. Mostra il suo volto universale. E con il dono dell’indulgenza aiuta anche a capire il servizio che il successore di Pietro è chiamato a rendere all’unità e alla santità della Chiesa». È davvero un giubileo nel Giubileo quello che si tocca con mano nella “piccola porzione di terra” (questo vuol dire Porziuncola): infatti la Provvidenza ha voluto che l’ottavo centenario del Perdono di Assisi coincidesse con l’Anno Santo della misericordia. “Voglio mandarvi tutti in Paradiso”, gridò il Poverello al popolo di Assisi quando annunciò lo straordina- rio privilegio. Sorrentino ama definire la Porziuncola una «porta del cielo». «Francesco – sottolinea – era convinto che con l’indulgenza si potesse avere più facilmente accesso al cielo. L’indulgenza è perdono sovrabbondante che brucia i residui che la colpa lascia nell’uomo anche dopo che è stata perdonata. La teologia parla di “pene temporali”. Residui che devono essere purificati, sulla terra o nell’aldilà. Sono convinto che Francesco non si riferisse solo al Paradiso da raggiungere dopo la morte. C’è un inizio di Paradiso già su questa terra, quando l’uomo vive in grazia di Dio. Francesco aveva questo Paradiso nel cuore e desiderava comunicarlo». E l’indulgenza – bussola del singolare “santuario” della misericordia in terra umbra – parla anche all’uomo di oggi. «Storicamente ci sono state “turbolenze” di vario tipo – ricorda l’arcivescovo –. Non sono mancati abusi che ne svilirono il senso. Ma, se si va al senso profondo di questa prassi, se ne scoprono l’importanza e l’attualità. Dio vuole riconquistare totalmente i suoi figli non solo riaprendo i battenti di casa, come nella parabola del Figliuol Prodigo, ma anche sanando le ferite che il peccato ha prodotto nella vita. Si tratta di un processo laborioso nel quale la grazia chiama in causa la nostra responsabilità. L’indulgenza non è uno sconto sull’impegno. Piuttosto ci ottiene la forza speciale per questo impegno». Agli ottocento anni del sorprendente “beneficio” Sorrentino dedica la sua ultima Lettera pastorale intitolata Perdono di Assisi, cammino di Chiesa. Il testo indirizzato non solo ai fedeli della diocesi ma anche ai pellegrini assetati di riconciliazione che arrivano in città contiene un richiamo alla solidarietà. «Francesco – osserva il pastore – chiese al Papa l’indulgenza della Porziuncola soprattutto a vantaggio di semplici e umili che non potevano permettersi di ricevere questo dono facendo, come allora veniva richiesto, lunghi e costosi pellegrinaggi. Qui il santo esprime sia il senso della povertà, che brilla nei lineamenti semplici della cappellina, sia l’amore ai poveri. Ci insegna così che la misericordia non può chiudersi nel nostro cuore. Al contrario deve diffondersi. È la misericordia che ci fa misericordiosi. E nella Porziuncola si impara a farsi carico delle miserie degli altri. Per questo la misericordia diventa progetto di un mondo più giusto e fraterno».Gli storici – e la mostra allestita a Santa Maria degli Angeli per la ricorrenza – discutono sulla mancanza della “carta”, della Bolla che attesta la decisione di Onorio III. «Francesco non aveva voluto dal Papa un documento. Gli era bastata la parola. Ma le cattive voci, partendo da questa anomalia, avevano insinuato il sospetto dell’infondatezza dell’indulgenza. Toccò al vescovo Teobaldo nel 1310 garantirne il fondamento storico». E di Teobaldo l’arcivescovo Sorrentino è il successore. Per la Famiglia francescana la Porziuncola è mater et caput (madre e capo) dell’Ordine. «Francesco riteneva questo luogo particolarmente santo – conclude il presule –. Le pietre parlano di un Dio che si è fatto vicino e hanno il calore di un grembo materno: ti fanno sentire l’intercessione di Maria. Tanti santi sono passati in questa cappellina. Generazioni di fedeli si sono messi sulla scia di Francesco. Quella che il Simbolo degli Apostoli chiama “comunione dei santi” ha in questo luogo povero una sorta di “concentrazione”. Non mi sorprende che il popolo di Dio, col suo “fiuto” spirituale, avverta tutto ciò come un flusso di grazia».
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