mercoledì 27 luglio 2016
​L'intervista a al vescovo e assistente dell’Università cattolica del Sacro Cuore, primo responsabile e coordinatore dei giovani alla Gmg di Czestochowa. (U. Folena) I Come seguire la Gmg da casa (I.Solaini) I In 500mila all'apertura della Gmg (R. Maccioni)
Giuliodori: il mio ricordo della Gmg

​Questa in corso a Cracovia è la seconda Giornata mondiale della gioventù che si svolge in Polonia. La prima volta fu a Czestochowa nel lontano 1991. Allora il Servizio nazionale per la pastorale giovanile non esisteva. E così a coordinare la presenza dei giovani italiani fu incaricato un giovane assistente di studio alla Segreteria generale, don Claudio Giuliodori. Che oggi è vescovo e assistente dell’Università cattolica del Sacro Cuore. E ricorda bene quelle giornate avventurose e formidabili.

Giuliodori, quella del 1991 fu la Gmg delle prime volte. Per la prima volta ci fu una delegazione ufficiale italiana.Quattro o cinque giovani per ciascuna diocesi, mille in tutto. Eravamo alloggiati al Liceo militare, praticamente una caserma. Eravamo partiti soprattutto per pregare, ma le circostanze ci obbligarono a lavorare, e sodo. Nel 1989 era caduto il Muro e all’improvviso si affacciarono alla frontiera polacca centomila giovani dall’Urss, ansiosi di poter finalmente viaggiare e incontrare i loro coetanei di tutto il mondo.Una cosa meravigliosa.Veramente il primo pensiero delle autorità polacche fu: fermiamoli. Il timore era che, una volta entrati in Polonia, ci rimanessero. A quel punto intervenne Giovanni Paolo II, per il quale si trattava comunque di una opportunità formidabile. C’era però un problema: quei centomila erano sprovvisti di tutto, non avevano un soldo in tasca.

E che cosa avete fatto?L’Esercito polacco ha messo a disposizione le tende, e noi italiani il cibo, grazie ai nostri fornitori e ai mille italiani, che passarono notte e giorno a farcire di formaggio e salumi italiani i panini polacchi.Abbiamo sfamato i russi! Un’esperienza indimenticabile di solidarietà.

Come ricorda in generale quella Gmg?Ebbe una risonanza mondiale, l’euforia era tangibile, fu un grande evento di speranza. Ricordo i discorsi poderosi di papa Wojtyla a Jasna Gora. Comunicava con forza la grande novità dello Spirito, di un Dio che c’è e cambia la storia. E a proposito di prime volte, per la prima volta la distanza con i giovani si annullò completamente.

In che senso?In senso non solo spirituale ma anche fisico. I ragazzi scavalcarono le barriere e ci fu un abbraccio: non era mai accaduto.

E gli italiani?Per noi fu la prima volta di una partecipazione di massa alla Gmg. Alla vigilia gli iscritti erano 30mila, ma credo che alla fine i partecipanti raddoppiarono. La Gmg durava molto di meno, non c’erano né i gemellaggi né le catechesi, anche se noi avemmo un momento formativo con il cardinale Ruini, presidente della Cei, e poi un pellegrinaggio ad Auschwitz sempre con Ruini e con monsignor Tettamanzi, allora segretario generale della Cei.

I mille tornano a casa e...... E diventano la prima risorsa di una pastorale giovanile diocesana organizzata e coordinata. Di lì a poco nascerà anche il Servizio nazionale. Due anni dopo, alla Gmg di Denver, io c’ero, ma con don Domenico Sigalini, primo responsabile del Servizio. Quei mille smentirono la solita obiezione: i grandi eventi rimangono estemporanei e non sanno dar vita a nulla di solido e duraturo: assolutamente falso.

Che cosa possiamo aspettarci 25 anni dopo? Molte delle speranze di allora si sono rivelate illusorie...Quella di Cracovia si sta dimostrando la Gmg della maturità e del realismo. Non ci nasconderemo davanti alle aspettative incompiute che allora sembravano a portata di mano. Ma rilanceremo le stesse istanze con maggiore energia, con le stesse due parole guida del 1991: fede e libertà, un connubio inscindibile.

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