lunedì 11 marzo 2019
La Pira e Luzi le due «guide» scelte dal predicatore, dom Bernardo Gianni per gli esercizi ad Ariccia
Foto VaticanMedia/Lapresse

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È come la visita guidata a una città, l’esordio degli esercizi spirituali del Papa e della Curia, cominciati domenica pomeriggio. Una visita con due guide d’eccezione, il poeta Mario Luzi e il “sindaco santo” Giorgio La Pira, e una voce narrante, il predicatore, dom Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte. Il quale, quasi fosse su un altura mostra a Francesco e a i suoi più stretti collaboratori, il panorama di una Firenze simbolo. Sia degli aspetti deleteri, sia delle idealità di un agglomerato urbano.

Con La Pira, infatti, dom Gianni «sogna il sogno di Dio». Non un gioco di parole, ma la percezione «altissima» del «mistero che abita ogni città» (la meditazione di oggi, lunedì). E con Luzi (meditazione inaugurale degli esercizi, domenica pomeriggio), citando una sua poesia del 1997 – «Siamo qui per questo» – invita a scrutare «una traccia, un indizio di come Dio abiti la città».

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Il benedettino, a scanso di equivoci spiega subito: «Dunque, uno sguardo dall’alto: non certo per cadere sulle tentazioni del Maligno che vorrebbe quasi farci possedere le cose di questo mondo, dominarle, condizionarle; ma viceversa, lo sguardo suscitato dallo Spirito Santo, dalla Parola del Signore, uno sguardo di contemplazione, di gratitudine, di vigilanza se necessario, di profezia». Perciò «è uno sguardo che non fatica a riconoscere come tante volte – troppe volte! – davvero le nostre città sono un deserto».

Ma proprio in questo deserto siamo chiamati a riconoscere le tracce del passaggio del Signore e a immettere «una dinamica pasquale» rendendoci consapevoli che «il momento storico è grave» perché «il respiro universale della fraternità appare molto indebolito». Per dom Bernardo, infatti, è la forza della fraternità la nuova frontiera del cristianesimo. Per questo, concludendo la prima meditazione, il predicatore degli esercizi si augura di riuscire a trasmettere «uno sguardo di mistero» sulla città, «perché il nostro agire pastorale, il nostro prenderci cura delle persone che ci sono affidate, del popolo che ci è affidato ma direi dell’umanità che ci è affidata dal Signore, possa essere davvero di nuovo fiamma viva di ardente desiderio, e tornare ad essere un giardino di bellezza, di pace, di giustizia, di misura, di armonia». Dunque, ha esortato, «lasciamoci guardare da Lui. Gesù è il nostro umanesimo: facciamoci inquietare sempre dalla sua domanda: “Voi, chi dite che io sia?”. Lasciamoci guardare da Lui per imparare – direi – a guardare come Lui guardava».

E questo sguardo diventa anche il filo rosso da usare oggi nelle nostre metropoli. «Abbiamo bisogno – dice il religioso nella meditazione di lunedì – di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. Egli vive fra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia. Questa presenza non deve essere fabbricata ma scoperta, svelata. Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero, sebbene lo facciano a tentoni in modo impreciso e diffuso».

Quindi rivisitare le città, rinnovarle alla base e al vertice come scriveva La Pira, diventa fondamentale per il bene delle persone e delle strutture politiche, tecniche, economiche. «Ecco lo sguardo di fede, lo sguardo contemplativo…– sottolinea ancora il predicatore – è il disegno che cerca di attuare nel corso di questa nuova storia santa, la storia di Cristo nel mondo, tentando nonostante tutte le resistenze, di rifrangere nella città dell’uomo le armonie, le bellezze, gli splendori della città di Dio: venga il tuo Regno, come in Cielo così in terra».

Viene così in primo piano il valore della testimonianza, animata dal fuoco dello Spirito: l’unica fiamma capace di arrestare la «vampa devastatrice del mondo». Testimonianza come gesto concreto, come fiducia in Dio, come dialogo di amore che restituisce ad ogni città la sua missione universale: «Niente distruzione, niente guerra, ma solo orazione, progresso, bellezza, lavoro, pace! Le città sono storia resa visibile: un patrimonio sacro, che si edifica e si trasmette con tanto amore, di generazione in generazione: proprio come Gerusalemme».

Così, in definitiva, nella testimonianza ma anche nello sguardo evangelico, lucido e totale che ha guidato La Pira, e nella conversione del cuore, il monaco ravvisa gli antidoti a tutti i gravi periodi di crisi e trapasso delle città in cui tutto sembra crollare. E la parola d’ordine diventa «ricostruire».

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