martedì 24 febbraio 2015
Monsignor Galantino, segretario generale della Cei, è intervenuto alla presentazione del Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale: necessario dare risposte in termini di occupazione e salario.
“Il fondamento della sicurezza sociale è la giustizia sociale” e “la crisi economica aumenta la disuguaglianza sociale nel nostro Paese e, conseguentemente, intacca la sicurezza sociale”. Lo ha detto il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, intervenuto alla presentazione del Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa a Palazzo Montecitorio. Disoccupazione, o non occupazione, questo “è il primo problema” per i cittadini. Di qui la necessità di “un modello economico non solo locale, ma globale, come ribadisce Papa Francesco nell’esortazione Evangelii gaudium”, ha poi aggiunto Galantino, e ha notato che la “debolezza europea nasce dall’aver privilegiato obiettivi puramente finanziari e a breve termine rispetto a obiettivi condivisi di giustizia sociale”. In Italia e in Europa, avverte, “a far paura non sono anzitutto, i migranti economici o i migranti disperati che arrivano sulle nostre coste e che segnalano a loro volta una situazione di ingiustizia sociale nel mondo vicino a noi”, bensì “i drammi dell’economia, l’inefficienza e la corruzione politica!”. "Solo dentro un quadro europeo e internazionale di tutela del bene comune è possibile anche tutelare meglio gli interessi nazionali - ha poi avvertito il segretario generale della Cei -. Di fronte alla paura dell'altro, alla crescita di insicurezza sociale per la mancanza del lavoro e la crisi economica, la prospettiva è lavorare insieme per un nuovo umanesimo". il segretario della Cei auspica quindi "un umanesimo dove la tutela della dignità di ogni persona informa la cultura, la politica, l'economia, l'informazione; un umanesimo dove ogni persona si senta a casa dappertutto e soprattutto i più deboli vengano tutelati; un umanesimo della solidarietà e della cooperazione, come esperienze per rinnovare l'economia; un umanesimo che rispetti la libertà religiosa di ognuno e costruisca un dialogo ecumenico e interreligioso". In quanto all'Unione Europea “Oggi occorre rafforzarla, in nome della sicurezza e giustizia sociale, anche attraverso una politica comune, un’organizzazione più forte, una difesa condivisa, una politica dell’immigrazione aperta alle identità molteplici e a condividere l’accoglienza di chi chiede una protezione internazionale”. Ne è convinto monsignor Galantino, secondo il quale, “solo dentro un quadro europeo e internazionale di tutela del bene comune è possibile anche tutelare meglio gli interessi nazionali”. Altrimenti l’Europa, “rischia di diventare un peso”, ed è a rischio “involuzione” e “decomposizione”, minacciata da nazionalismi e populismi. I pericoli all’europeismo, annota, “più che da fuori (immigrati, islam, terrorismo) vengono da dentro”. Un'osservazione anche per i media, che “possono aiutare a rappresentare la realtà o ad alimentare la percezione, il pregiudizio”. Talvolta, ha spiegato Galantino facendo riferimento al rapporto Unipolis, “la notizia non segue la realtà (come nel caso della criminalità, i cui dati sono rimasti invariati in questi anni), ma crea una percezione diversa. Al tempo stesso si creano dei capri espiatori della criminalità, come gli immigrati o i rom, alimentando la paura in un italiano su 3 (33%)”. Da “cose meravigliose”, secondo la definizione di “Inter mirifica”, conclude il presule, “se manca un codice deontologico, i media possono diventare linguaggi distorcenti nella costruzione della sicurezza sociale”.
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