lunedì 2 marzo 2015
​Il segretario della Cei ha risposto al procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, che qualche giorno fa aveva accusato la stessa per i "silenzi" sulla mafia. Parole "esagerate e fuori posto".
Il segretario della Cei Galantino risponde al procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, che qualche giorno fa aveva accusato la stessa per i "silenzi" sulla mafia. "Roberti sa fare bene il suo lavoro ma in questo caso ha 'toppato', non lo hanno informato bene su quantostanno facendo tanti uomini di Chiesa", ha detto ieri Galantino,ricordando come, per fare un esempio, un documento della Conferenza episcopale calabra elenchi nel dettaglio quanto fatto su questo fronte."Tra i 36 mila sacerdoti c'è chi ha più o meno coraggio, chi ha la capacità di incidere di più o di meno. Ma parlare genericamente di silenzi della Chiesa su questi temi mi sembra esagerato e fuori posto", ha detto Galantino replicando ancora alle affermazioni di Roberti nel corso di un'intervista al programma Rai 'A sua immagine".Il segretario generale dei vescovi italiani ha puntato però il dito su quanti, nelle organizzazioni criminali, si servono della Chiesa per copertura. "Strumentalizzano la fede: pensano che pagando i fuochi artificiali o la banda del paese si sono rifatti una verginità. Restano peccatori, sono fuori dalla Chiesa, anche se pagano la banda". Monsignor Galantino sottolinea che "tutte le volte che la Chiesa vede questi comportamenti dentro o fuori di sé non può e non deve tacere".Quanto alla corruzione, altro problema che dilaga in Italia e che spesso è legato proprio alla criminalità organizzata, per Galantino "non è questione solo di leggi o di leggi ben fatte perché fatta la legge si trova il modo di aggirarla, anche elegantemente. C'è una questione culturale". Infine Galantino ha definito il corrotto "l'icona dell'egoismo".
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