sabato 11 febbraio 2012
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Gli oggetti preferiti sono sempre gli stessi: dipinti e sculture, candelabri e reliquiari, libri e documenti d’archivio, orologi e vasellame. La buona notizia è che lo scorso anno i furti d’arte in Lombardia sono diminuiti del 25%: lo rivela l’ultimo rapporto dei carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Monza, presentato ieri nel comando centrale di Milano. Sarà colpa della crisi, o merito delle attività investigative, o anche dell’aumento dei sistemi d’allarme, ma quest’anno il bilancio è indubbiamente positivo: il totale dei colpi, in 12 mesi, è sceso da 181 a 136.Le province più interessate ai furti sono state Milano, Brescia e Bergamo. Gli obiettivi principali restano sempre le chiese, tanto più se isolate in campagna o nei piccoli centri: anche qui, però, i furti sono diminuiti da 91 a 52, come pure quelli presso i privati, da 72 nel 2010 a 59 lo scorso anno. Sono cresciuti, invece, i furti negli enti pubblici e privati (come le fondazioni), da 13 a 23. Crolla il totale di oggetti trafugati: quelli scomparsi nelle chiese sono scesi da 356 a 203, nelle abitazioni sono passati da 892 a 498. Mentre negli enti pubblici e privati si è registrato un boom negativo, da 66 a 333.I militari sono poi riusciti a recuperare 989 beni tra pezzi d’antiquariato, libri e documenti d’archivio. Le attività di indagine hanno permesso di deferire in stato di libertà 91 persone e procedere con otto arresti. Nel settore delle antichità, sono stati rinvenuti 13 reperti paleontologici e 83 reperti archeologici; molti di più i falsi, 209, soprattutto di arte contemporanea. Il valore complessivo di tutti i beni ritrovati è di 6 milioni e 981mila euro, mentre nel 2010 la stima era di 5 milioni e 735mila euro.Quello dei falsi, in particolare, è un fenomeno che non conosce flessione: in Lombardia, in particolare, si concentra l’80% di attività legate al commercio di opere d’arte. Dalle case d’asta alle fiere, dalle grandi alle piccole gallerie private, la regione costituisce un polo strategico per la circolazione di opere falsificate, che, prodotte di nascosto dai grandi circuiti, vengono rivendute a caro prezzo sia in Paesi confinanti come la Svizzera che Oltreoceano.I 209 falsi sequestrati l’anno scorso, rispetto ai 26 del 2010,, una volta immessi sul mercato avrebbero fruttato ai truffatori un guadagno di oltre 12 milioni e mezzo di euro. Ma non ci sono solo dipinti e sculture: i militari sono riusciti salvare anche 192 beni tra libri, manoscritti, documenti e mappe, trafugati dagli archivi storici e che, una volta immessi sul mercato internazionale, avrebbero fruttato guadagni per diverse migliaia di euro. E dai dati preliminari di questo inizio d’anno, si è già riusciti a recuperare altri 300 libri, più un foglio autografo firmato da Napoleone e relativo alla battaglia di Marengo (1800). A conferma, spiegano i militari, di quanto sia importante la mappatura, ovvero la catalogazione, di tutti i beni.GLI ARREDI LITURGICI, SEMPRE RICHIESTI DAI CLIENTI FACOLTOSI«Rispetto ai falsi dei grandi maestri – o anche solo alle copie che vengono fatte – il valore degli arredi liturgici è ovviamente molto più basso». È il commento del capitano Andrea Ilari del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza, sui furti d’arte in Lombardia. Il grosso del "bottino" sequestrato – gli oltre 12 milioni di euro – lo fanno appunto i finti De Chirico o Fontana, creati all’insaputa delle rispettive fondazioni che hanno il compito di tutelare sulle loro opere. Gli oggetti sottratti alle chiese, invece, hanno un valore non molto elevato. Il modus operandi dei ladri è sempre lo stesso, spiega Ilari: si tratta di piccole bande di malfattori che, prima ancora di scegliere la chiesa da colpire, hanno già dei ricettatori disposti ad acquistare il bottino – reliquiari, candelabri, stoffe – per poche centinaia di euro. È quando vengono immessi nel mercato, sia clandestino che ufficiale, che il loro prezzo si impenna: mille euro e oltre, a seconda della tipologia. I clienti non mancano: soprattutto persone facoltose, che amano arricchire la loro abitazione con opere d’arte sacra. «In generale, nelle chiese lombarde le opere trafugate rientrano in un arco cronologico vasto, dal XV al XVIII secolo – continua Ilari –. Per questo sono importantissimi i sistemi di allarme, come pure è fondamentale procedere a un inventario dei beni». Le diocesi, per fortuna, si sono ormai attivate da tempo in merito: e così è stato possibile recuperare, ad esempio, i sei candelieri che erano spariti dalla chiesa dei Santi Cipriano e Giustina a Lecco, i due reliquiari da Sant’Ambrogio a Vignate e un gruppo scultoreo da Sant’Andrea Apostolo a Ceto.
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