giovedì 17 maggio 2018
La missiva fu spedita al decano del Sacro Collegio nel 1965. Nel libro di padre Sapienza, “La barca di Paolo”, molti testi finora sconosciuti
Paolo VI (Ansa)

Paolo VI (Ansa)

«Ho letto con stupore queste lettere di Paolo VI. È una ulteriore prova della santità di questo grande Papa». Basterebbero queste parole scritte da papa Francesco per consigliare la lettura del nuovo libro di padre Leonardo Sapienza sulla figura e l’opera di papa Montini. Intitolato significativamente La barca di Paolo (edito dalla San Paolo, 240 pagine, 16 euro, in libreria da sabato 19 maggio), raccoglie scritti, spesso inediti, di Montini in particolare nel periodo di ministero sulla cattedra di Sant’Ambrogio a Milano (1955-1963) e successivamente su quella di San Pietro (1963-1978). E al lettore, come da diverse tempo fa nei suoi libri, il reggente della Casa Pontificia vi offre anche il testo autografo delle lettere scritte da Montini-Paolo VI ai suoi interlocutori.

Tra le missive troviamo quella redatta alla vigilia della sua partenza per Milano, dove era stato designato come arcivescovo, nel gennaio 1955, nella quale Giovanni Battista Montini rinnova la sua filiale gratitudine e la sua fedeltà a Pio XII, di cui fu per quasi vent’anni, e ringraziandolo della «predilezione singolarissima che ha voluto prodigarmi, che mi ha colmato di commozione e di conforto». Un testo che pubblichiamo integralmente in questa pagina e che smentisce «voci malevoli e pettegolezzi» che parlavano di un presunto allontanamento di Montini dalla Curia Romana. Di grande interesse anche la lettera «riservata» che Montini, Pontefice da due anni, invia al «cardinale decano del Sacro Collegio » (allora era il cardinale Eugène Tisserant), con possibilità di lettura anche per il Segretario di Stato (all’epoca il cardinale Amleto Giovanni Cicognani), nella quale incarica il porporato di accettare le dimissioni di Paolo VI «sia da Vescovo di Roma sia come Capo della medesima santa Chiesa cattolica» «nel caso di infermità, che si presuma inguaribile, o di lunga durata, e che ci impedisca di esercitare sufficientemente le funzioni del nostro ministero apostolico». Il tutto per «il bene superiore della santa Chiesa». Commenta ora uno dei suoi successori, Francesco: «Dobbiamo ringraziare Dio, il solo che guida e salva la Chiesa, per aver permesso a Paolo VI di continuare fino all’ultimo giorno di vita a essere padre, pastore, maestro, fratello e amico». Un ministero condotto con «mano forte e sicura», sottolinea padre Sapienza, sia da Pontefice sia da arcivescovo di Milano.

E proprio a quel periodo - siamo nel gennaio 1963, pochi mesi prima del Conclave che lo eleggerà Papa – si riferiscono due lettere che affrontano il delicato momento vissuto dalla vicina diocesi di Novara con la morte del proprio pastore Vincenzo Gilla Gremigni. Due lettera indirizzate al sostituto della Segreteria di Stato Angelo Dell’Acqua, in cui fa il resoconto della sua visita di omaggio al defunto pastore e ai colloqui avuti con i vescovi ausiliari di quella Chiesa locale. E poi una lettera nella quale si permette di indicare due nomi come nuovo vescovo di Novara: il genovese Franco Costa (che diventerà pochi mesi dopo vescovo di Crema e subito dopo assistente ecclesiastico nazionale di Azione cattolica) e il milanese Giovanni Colombo (già ausiliare di Montini, direttore del Seminario diocesano e che succederà a Montini, ormai Papa, sulla cattedra ambrosiana). Per la cronaca a Novara sarà eletto Placido Maria Cambiaghi, fino ad allora vescovo di Crema.

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