sabato 2 agosto 2014
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Una settimana di cammino, attraverso le campagne di Polonia, da Cracovia fino a Czestochowa. Preghiera, meditazione, canti, testimonianze. Per capire di più cosa conta davvero nella vita, cos’è l’essenziale. Partono domani dall’Italia 1.100 giovani che partecipano a uno dei gesti più significativi della tradizione cattolica polacca, il pellegrinaggio a piedi dall’antica capitale Cracovia al Santuario di Jasna Gora a Czestochowa, dove è custodita l’antica icona della Madonna Nera col Bambino. Da molti anni Comunione e liberazione (Cl) propone questo gesto semplice ai giovani che hanno concluso le scuole superiori o l’università e si trovano in un momento particolare della vita, nel quale si cerca di capire la strada da imboccare e le scelte da fare.  Sveglia alle 5.30, poi in cammino per tutto il giorno insieme ai pellegrini polacchi, da lunedì fino all’11 agosto, il giorno più lungo, quando ci si alza alle 2.45 per arrivare prima di sera a Czestochowa. Ci si organizza autonomamente per vitto e alloggio, si dorme in tenda, la segreteria organizzata da Cl fornisce solo pane e acqua e il trasporto degli zaini a bordo di alcuni camion. Vita essenziale, secondo lo stile più autentico del pellegrinaggio, portando nel cuore le domande, le attese, i desideri che segnano l’esistenza (si vedano sul sito www.avvenire.it le testimonianze dei giovani che partecipano).  Martedì l’incontro con il cardinale Stanislaw Diwisz, arcivescovo di Cracovia, che poi incontrerà i pellegrini, circa seimila, al termine del cammino a Czestochowa, dove ogni anno si recano oltre quattro milioni di visitatori. In un messaggio indirizzato ai giovani in partenza dall’Italia, Julián Carrón, presidente della Fraternità di Cl, ricorda che «il pellegrinaggio è un momento privilegiato perché, per la dinamica stessa del gesto, per la stanchezza, lo sforzo, la durezza del cammino, ciascuno si rende più facilmente conto della natura del proprio bisogno, è facilitato a prendere consapevolezza di sé, e quindi a domandare qualcosa d’Altro. È in gioco la felicità, cioè la ragione del vivere. Andare a Czestochowa per chiedere questa consapevolezza che ci è stata data fin dal primo momento in cui abbiamo avuto un’esperienza seria del vivere, per cui ci siamo trovati addosso un desiderio di essere felici, domandare che non venga meno questo desiderio, è la cosa che urge di più».  Quest’anno per Cl ricorre il sessantesimo anniversario. Carrón, il sacerdote spagnolo che ha raccolto l’eredità di don Giussani, affida ai giovani che andranno a Czestochowa un’intenzione particolare: che il movimento «rimanga fedele al carisma ricevuto, perché noi abbiamo visto con i nostri occhi la fecondità del carisma, l’abbiano visto incarnato in don Giussani, che ci ha affascinato tutti. Potremo dare il contributo a cui papa Francesco ci chiama - portare Cristo nelle periferie dell’esistenza, nei luoghi in cui si svolge la vita di tutti - solo se noi per primi siamo testimoni del carisma ora, di un cristianesimo vissuto con questa attrattiva».
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