sabato 9 febbraio 2019
La gioia del quartiere più povero della città, la preghiera silenziosa di migliaia di giovani, la fraternità tra ragazzi lontanissimi per cultura e provenienza... Gli appunti del cronista-pellegrino
«Cosa resta della Gmg di Panama nel mio cuore»
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La Gmg è un'esperienza straordinaria, unica, irripetibile. Può apparire un ritornello, una frase fatta, una considerazione di rito, di circostanza. Perché – forse pensa qualcuno – non si può dire diversamente, soprattutto dopo avervi preso parte. E poi, stavolta a Panama, così lontano, con costi così elevati. No, non è così. Lasciati passare alcuni giorni dopo il ritorno a casa, per far sedimentare le impressioni, si capisce meglio l’esperienza vissuta. E cosa ne resterà nel mio cuore.
La Gmg va vissuta da dentro, in mezzo ai ragazzi, battendo le strade (in dieci giorni ho percorso a piedi 116 chilometri), sudando sotto il sole dell'equatore, ascoltando storie (tante ne sono state raccontate in questi giorni su queste colonne) per dare voce a una realtà autentica, sincera, spontanea, genuina di cui è capace il popolo dei giovani che non finisce di stupire e spesso incanta anche i più impermeabili.
Tra i mille episodi che potrei citare accenno a due immagini che più delle altre mi sono rimaste nel cuore.
El Chorrillo è il quartiere più povero e più malfamato di Panama City. Se non ci si avventura nelle sue vie non lo si vede. È a due passi dal Casco Antiguo, la zona coloniale ristrutturata di recente, dove si trovano la cattedrale e il palazzo del presidente. Ma El Chorrillo è un'altra città, a poche centinaia di metri dai grattacieli dove hanno sede le grandi banche e spiccano le vetrine dei più famosi marchi della moda. A El Chorrillo non si può entrare con un'auto di grossa cilindrata come quella dell'amico italiano che vive qui e mi accompagna a scoprire tutti i lati di Panama. È meglio parcheggiarla lontano e proseguire a piedi. I poliziotti invitano a fermarsi, consigliano di tornare indietro. Consentono solo una visita alla vicina parrocchia dedicata alla Madonna di Fatima. Poi si incrociano gli sguardi con chi abita qui, tra case fatiscenti e immondizia ovunque, e la realtà di colpo emerge diversa. Si condivide subito la gioia per la visita del Papa, un evento ancora più eccezionale per questa gente che non ha nulla ma sa che Francesco li ha in mente, parla di loro, sta dalla loro parte, quella degli ultimi. Allora le barriere cadono, le paure svaniscono, e una timida speranza riaffiora anche qui, in mezzo a una miseria che imbarazza accanto alla ricchezza e al lusso di questa capitale che è paradiso fiscale.

Un murales per le vie di Panama durante la visita del Papa

Un murales per le vie di Panama durante la visita del Papa


La Gmg è anche un festival di incontri, colori bandiere sorrisi volti nomi cuori. Al Metro Park, alla Messa conclusiva celebrata la mattina di domenica 27 gennaio da papa Francesco che ha insistito sull'«adesso di Dio», centinaia di migliaia di giovani hanno fornito una testimonianza formidabile. Dopo una notte su un terreno duro e sconnesso, in un luogo pieno di insetti, questi ragazzi belli e gioiosi, molti tatuati e con i piercing, fragili ed entusiasti, pazienti e talentuosi, spesso feriti nell'animo, provenienti da tutto il mondo, si sono presi per mano, si sono abbracciati, si sono inginocchiati. E sono rimasti in silenzio, un silenzio quasi surreale, ad ascoltare Francesco e a pregare dopo avere ricevuto Gesù Eucaristia. Il Papa ha indicato loro un modello da seguire: Maria. Non una popstar o una top model o un campione acclamato dello sport, ma la Madre del Cristo. Colei che pronunciò un sì incondizionato. La "influencer di Dio". E questi giovani hanno applaudito, hanno fatto cori, hanno affrontato lunghe file per confessarsi, hanno sorriso e si sono stretti uno accanto all'altro in una nuova amicizia che elimina le distanze, valorizza le differenze e costruisce ponti.

Una giovane all'alba dopo la notte di veglia al Metro Park di Panama

Una giovane all'alba dopo la notte di veglia al Metro Park di Panama


Oltre l'indifferenza ci può essere la condivisione. Oltre la cultura dello scarto si può dare vita a una solidarietà che rende fratelli. Un modo di vivere possibile, sperimentato durante le giornate panamensi. Una modalità rinnovata che può smuovere il mondo, come sollecita Francesco che scuote i giovani perché li stima e li vuole protagonisti. Ora e subito, dopo Panama. Per la felicità mia, tua, nostra. Quella a cui tutti aspirano, giovani del 2019 compresi.

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