Cina. Giovani in raduno per parlare di perdono


Augusto Cinelli sabato 12 agosto 2017
Si è chiuso a Pechino il forum internazionale promosso dall'associazione Giovani Identes
Giovani in raduno per parlare di perdono

Il perdono come chiave di volta per la rigenerazione delle relazioni interpersonali e sociali e per imprimere un salto qualitativo ai legami tra le persone e le istituzioni. È l’impegnativa sfida raccolta e rilanciata al mondo dalla sessione plenaria internazionale del «Parlamento universale della gioventù» (Pug) che dal 6 agosto e fino a ieri ha riunito a Pechino 100 giovani provenienti da una ventina di nazioni di tutto il mondo, tra cui l’Italia, in rappresentanza di migliaia di loro coetanei, che dal 2015 hanno lavorato nei propri Paesi sul tema del perdono e della sua ricaduta nelle relazioni interpersonali.

Dopo le due precedenti sessioni internazionali, il progetto del Pug è sbarcato per la prima volta in Cina, segno dell’universalità della proposta, grazie all’accoglienza ricevuta dall’Associazione di amicizia del popolo cinese con i Paesi stranieri, che da qualche anno si è interessata a questa originale opportunità di dialogo interreligioso e interculturale che mette in comune l’esperienza, le attese e la creatività di migliaia di giovani in tutto il mondo. Perché il Pug è proprio questo: un forum permanente di dialogo ed elaborazione di proposte nel quale giovani di diversa cultura e condizione sociale condividono le proprie preoccupazioni su cruciali questioni della convivenza umana, con la finalità di aiutare a restaurare l’umanità a partire dall’impegno personale. E l’approdo in un Paese come la Cina è stato un bel traguardo per il lavoro che da diversi anni va svolgendo la Gioventù Idente, associazione che promuove il Parlamento della gioventù, ideato da Fernando Rielo Pardal (1923-2004), fondatore, oltre che della stessa Gioventù Idente, dei Missionari Identes, istituto di vita religiosa di diritto pontificio.

Sul tema «Un viaggio chiamato perdono. Relazioni interpersonali: chiavi per una nuova civiltà», i partecipanti alla sessione plenaria pechinese del Pug si sono confrontati per una settimana, raccogliendo i contributi prodotti nell’ultimo triennio a livello locale e nazionale da gruppi di giovani. L’iniziativa di Pechino è stata un’altra importante tappa di un percorso che già da alcuni anni va mettendo radici e fa sentire la sua voce in contesti culturali e politici nazionali e internazionali, per ispirare trasformazioni positive anche in ambito politico. Cuore del progetto, avviato nel 2008 con centinaia di incontri e laboratori che arrivarono a coinvolgere ventimila ragazzi, è la «Magna Charta di valori per una nuova civiltà» redatta dal Pug nel 2010 e presentata il 13 agosto di quell’anno all’assemblea delle Nazioni Unite di New York e, nel 2011, anche a papa Benedetto XVI nel corso della Giornata mondiale della gioventù di Madrid. Il documento raccoglieva i valori che la società dovrebbe sviluppare per edificare un vero progresso della convivenza umana, come la difesa della dignità della persona dal concepimento alla morte, il sostegno all’unità della famiglia e la sua priorità nell’educazione, la promozione di una cultura del perdono e del volontariato, la sussidiarietà in politica, il rispetto dell’etica come motore dell’economia. All’evento di New York è seguito l’approfondimento di singoli paragrafi della «Carta dei valori» a livello nazionale e dopo tre anni di lavoro, il 14 agosto 2014, la presentazione all’Università di Humboldt, a Berlino, del «Manifesto sull’educazione », con l’intento di essere d’ispirazione a tutti coloro che operano nell’ambito educativo. La sessione internazionale svoltasi in questi giorni in Cina è, invece, la conclusione del lavoro avviato dai giovani nel 2015 sul terzo paragrafo della Carta, dedicato al tema delle relazioni interpersonali che, per la sua vastità, sarà affrontato in due tappe. Quella di Pechino è stata la prima, tutta incentrata sul tema del perdono.

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