venerdì 2 settembre 2016
La novità più interessante di questo messaggio? «Il collegamento della prassi penitenziale della tradizione cristiana con il temi centrali della Laudato si’ ». Lo sostiene Simone Morandini, docente di teologia della creazione alla Facolta teologica del Triveneto e coordinatore del progetto “etica, filosofia e teologia” della Fondazione Lanza. Perché il Papa ha avvertito la necessità di questo mea culpa ambientale? Ha voluto collegare la cura del creato a un’esperienza personale di conversione e di penitenza in linea con la tradizione cristiana. È davvero una svolta importante di cui si sentiva il bisogno. L’avevo auspicato in qualche modo nel testo che avevo scritto sulla Laudato si’ (“Un amore più grande del cosmo”, Cittadella), E questo dimostra il carattere profondamente unitario del magistero di papa Francesco. Il riferimento all’ecologia integrale invita a coniugare questo sguardo complesso sull’uomo e questa vasta attenzione al creato e alle altre creature. Se dovessimo indicare tre peccati ambientali, tra quelli che tutti più o meno spesso commettiamo, quali sono quelli che potremmo evitare? La possibilità sono davvero tante, perché riguardano tutti gli ambiti della nostra vita: lo spreco di cibo (un peccato contro i poveri e contro la terra che interroga le nostre forme di consumo, come l’eccesso di carne o l’abitudine di cucinare più di quanto si riesca a mangiare...); le scelte per i trasporti (non riusciremo ad arrestare il riscaldamento globale se non ci sarà una radicale diminuzione nel trasporto personale su gomma); la gestione del riscaldamento delle nostre case (troppo elevato e inefficiente); l’illuminazione (ancora troppe lampadine ad incandescenza). C’è stato molto dibattito negli scorsi anni sul rapporto tra effetto serra e cambiamenti climatici. Ora la valutazione degli scienziati è unanime? Ormai sì. La comunità scientifica parla una sola lingua. Il dibattito è alimentato soltanto da qualche parte politica che non vuole impegnarsi. Il problema è l’eccedenza di immissione di gas che sta facendo schizzare la temperatura a livelli inaccettabili. Per cambiare rotta sulla tutela dell’ambiente il Papa richiama governi, imprese e cittadini. Se è vero che tutti devono fare la loro parte, la responsabilità però non sono diverse? Il Papa applica in un campo inedito un principio cardine della dottrina sociale della Chiesa, quello di sussidiarietà. I governi, le imprese, il mondo della ricerca e i cittadini devono fare la loro parte. Le responsabilità sono diverse, certo, ma nessuno deve sentirsi meno coinvolto. La difesa dell’ambiente come ottava tra le opere di misericordia. Il Papa suggerisce «la contemplazione riconoscente del mondo» come opera spirituale. Mentre per quanto riguarda la misericordia corporale fa riferimento a «piccoli gesti quotidiani». Quali potrebbero essere? Appunto come dicevamo: scelte dei mezzi di trasporto, scelta dei vestiti, sobrietà nei consumi. Ogni acquisto in qualche modo può coinvolgere la nostra responsabilità. Dovremo praticare tutti il cosiddetto «chilometro zero»? Certo, acquistare prodotti con un basso impatto per per quanto riguarda il trasporto, è importante. Questo non significa mettere in discussione altre forme di acquisto equo e solidale provenienti da aree in via di sviluppo. E tutto può diventare opera di misericordia... Sì, davvero bello che il Papa abbia indicato la misericordia spirituale come contemplazione del mondo in una logica di gratitudine, uno sguardo che la teologia del ’900 aveva un po’ messo da parte.
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