sabato 2 ottobre 2021
Apostole della consolazione. Una guarigione e una nascita sono i miracoli riconosciuti e che le hanno portate agli altari. La celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Marcello Semeraro
La beata Mariantonia Samà

La beata Mariantonia Samà - Diocesi di Catanzaro-Squillace

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Un giorno di festa per l’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace per la beatificazione di due laiche: Mariantonia Samà e Gaetana Tolomeo detta Nuccia. Questa domenica nella Basilica dell’Immacolata di Catanzaro, la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi.

Le due beate sono «le prime in assoluto nella storia millenaria della arcidiocesi» sottolinea il vice postulatore, padre Pasquale Pitari, religioso cappuccino. Due donne che nella loro vita hanno molto sofferto e hanno dedicato la loro sofferenza alla salvezza delle anime. Con il cardinale Semeraro concelebrerà anche l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina e amministratore apostolico di Catanzaro-Squillace, Angelo Raffaele Panzetta, assieme altri presuli e numerosi sacerdoti.

Colpita da ragazza da una grave malattia, Mariantonia Samà rimase paralizzata, per 60 anni. Il parroco di Sant’Andrea Jonio (Catanzaro) - dove è nata il 2 marzo 1875 e morta il 27 maggio 1953 - scrisse, sull’atto di morte, «morta in concetto di santità». Orfana di padre sin da piccolissima, visse una vita disagiata anche economicamente in una casupola composta da un solo vano, priva di servizi e di luce solare.

Sin da bambina contribuiva al suo mantenimento lavorando in campagna: accompagnava al mulino un asino carico di grano e lo riaccompagnava con i sacchi di farina, ricevendo quale compenso una pagnotta a settimana. A 11 anni, dopo avere bevuto in un acquitrino, ebbe disturbi neurologici e comportamentali, così da essere considerata posseduta. A 20 anni fu portata alla Certosa di Serra San Bruno, dove furono fatte su di lei preghiere di guarigione e ne ebbe giovamento.

Ma a 22 anni fu colpita da una malattia artrosica, che la costrinse a rimanere a letto in posizione supina, con le ginocchia alzate. Un vero calvario colmato inizialmente dalla madre e poi dagli abitanti del luogo, dai padri redentoristi e dalle suore riparatrici del Sacro Cuore che si prendevano cura della sua preparazione spirituale e la portarono, nel 1915, a pronunciare privatamente i voti religiosi. Si coprì il capo con il velo nero e divenne per tutti la "monachella di San Bruno", dice padre Pitari.

La sua casa fu luogo di riferimento spirituale per gli abitanti del paese vivendo «in maniera piena il mistero dell’amore crocifisso di Dio e dando un orientamento di fede e di speranza alla propria esistenza sofferente», spiega il postulatore, padre Carlo Calloni.

La beata Gaetana Tolomeo detta Nuccia

La beata Gaetana Tolomeo detta Nuccia - Diocesi di Catanzaro-Squillace

Originaria di Catanzaro l’altra beata, Gaetana "Nuccia" Tolomeo, nata il 19 aprile del 1936. Sin dalla nascita ebbe difficoltà motorie: non camminava bene a causa di un male allora pressoché sconosciuto. Il padre non accettò questa situazione. Aiutata e sostenuta dalla mamma, dalle suore, dai sacerdoti, contemplando il Crocefisso, Nuccia iniziò un percorso di fede che durò tutta la vita con momenti di «angoscia e di mestizia» e, a volte, di disperazione. Da giovanissima, durante un suo viaggio a Lourdes scrisse: «Mi offrii vittima e pregai per la conversione dei peccatori».

Negli anni Ottanta scrisse: «Alla vista della mia vita stroncata…sono stata turbata di abbandonarmi a pensieri spaventosi! Nel mio prepotente bisogno di amore e di protezione, mi sono rivolta al Crocefisso. Vicino a Te, Gesù, ringrazio l’Amore di avermi crocifissa per amore».

Negli ultimi tre anni della vita, collaborò con Radio Maria, attraverso due trasmissioni dove lei dettava i suoi pensieri. Due messaggi avevano per titolo: "C’è anche gioia nella sofferenza" e "La sofferenza è il trionfo dell’amore!". Tante le persone che le telefonavano o le scrivevano da tutta Italia. Una folta corrispondenza la tenne con i detenuti fino alla morte, il 24 gennaio 1997. Ha avuto, dice il postulatore, una «grande capacità di consolazione diventando apostola della consolazione».

In queste due donne il mistero sta in questo: «La sofferenza non chiude all’altro anzi apre molte più strade per giungere al cuore degli altri». Le due beate, aggiunge padre Calloni, «trasformano la loro sofferenza in un grido di speranza e di gioia».

Una guarigione e una nascita. Questi i miracoli​

Le 122 parrocchie dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace in questi giorni hanno ricevuto due teche con le reliquie delle nuove beate e due piccole teche per essere utilizzate nelle visite ai malati. Nelle parrocchie, per prepararsi all’evento, un triduo di preghiera, iniziato giovedì.

A portare alla beatificazione Mariantonia Samà è stata la guarigione prodigiosa di Maria Vittoria Codispoti, originaria di San’Andrea Ionio (Catanzaro) e residente a Genova, da una grave forma degenerativa di artrosi alle ginocchia che le provocava dolori insopportabili. Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 2004 la signora si rivolse alla Samà che aveva conosciuto giovanissima.

A causa dei dolori si addormentò e al risveglio nessun dolore: si alzò regolarmente e riprese la vita di tutti i giorni. La causa fu iniziata dall’allora arcivescovo Antonio Ciliberti e conclusa da Vincenzo Bertolone, attuale arcivescovo emerito. Il 18 dicembre 2017 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui Mariantonia è stata dichiarata venerabile e, il 10 luglio 2020, quella del decreto relativo al miracolo.

Per Nuccia Tolomeo la causa iniziò nel 2009 dall’arcivescovo Ciliberti e conclusa sempre da Bertolone. Il miracolo che l’ha portata alla beatificazione riguarda Ida Carella, di Crotone, protagonista di una gravidanza extrauterina il cui esito sarebbe stato infausto, secondo la scienza medica e che, nonostante i molteplici inviti ad abortire, pur consapevole dei rischi, la signora decise di portare avanti la gravidanza. L’iniziativa di invocare la Tolomeo fu presa dal cappellano dell’Ospedale al quale si unì la signora, altre mamme ricoverate e il marito.

L’11 febbraio 2014 il ginecologo, nel praticare l’ecografia, notò che la gravidanza stava seguendo "inspiegabilmente" un percorso regolare che giunse a compimento il 5 agosto 2014: nacque un bambino sano. Il 6 aprile 2019 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sulle virtù eroiche e, il 29 settembre 2020, il decreto relativo al miracolo.

Il giorno fissato per la memoria liturgica per la Tolomeo è il 19 aprile, giorno della nascita, mentre per Mariantonia Samà è il 27 maggio, giorno della morte. Per entrambe le figure l’allora arcivescovo Bertolone ha scritto due lettere pastorali all’arcidiocesi.

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