Vaticano. Festa per Benedetto XVI: «Dio mi ha guidato nei momenti difficili»


Filippo Rizzi martedì 18 aprile 2017
I 90 anni del papa emerito: «Vi ringrazio per avermi fatto tornare alla mia bellissima terra». La testimonianza dell'ex allievo Real Tremblay su Ratzinger professore
Benedetto XVI durante la festa bavarese per i suoi 90 anni il 17 aprile in Vaticano (Ansa)

Benedetto XVI durante la festa bavarese per i suoi 90 anni il 17 aprile in Vaticano (Ansa)



«Il mio cuore è pieno di gratitudine per i miei 90 anni»

«Il mio cuore è pieno di gratitudine per i 90 anni che il Buon Dio mi ha donato». E' il saluto che il Papa emerito Benedetto XVI lunedì 17 aprile ha voluto rivolgere ai partecipanti alla festa alui dedicata all’esterno del Monastero Mater Ecclesiae nei Giardini Vaticani. Il vescovo emerito di Roma ha festeggiato in un clima familiare i suoi 90 anni, compiuti domenica scorsa. Ai microfoni della Radiovaticana ha voluto aggiungere questa sua confidenza particolare: « Il mio cuore è pieno di gratitudine per i 90 anni che il Buon Dio mi ha donato. Ci sono state prove e tempi difficili, ma sempre Lui mi ha guidato e me ne ha tirato fuori, in modo che io potessi continuare il mio cammino e sono pieno di gratitudine soprattutto perché mi ha donato una così bella patria che ora voi (i Gebirgsschützen, fucilieri di montagna bavaresi) portate da me. La Baviera è bella dalla sua Creazione. Il Paese è bello per i suoi campanili, le case con i balconi pieni di fiori, le persone che sono buone. E’ bello, in Baviera, perché si conosce Dio e si sa che è Lui che ha creato il mondo e che questo è bene quando noi lo costruiamo insieme a Lui. Vi ringrazio tanto per aver portato la Baviera qui, quella Baviera aperta al mondo, vivace, felice, che può essere tale perché le sue radici affondano nella fede».

Un momento della festa in famiglia con la delegazione del land bavarese ai giardini vaticani

Un momento della festa in famiglia con la delegazione del land bavarese ai giardini vaticani



Un compleanno in stile bavarese con i boccali di birra

Una festa «in famiglia» e in «stile bavarese». Così ieri al monastero “Mater Ecclesiae” all’interno della Città del Vaticano, dove vive dopo la rinuncia al ministero petrino, si è svolta la festa per i 90 anni di Joseph Ratzinger. Il Papa emerito ha ricevuto una delegazione giunta dalla Baviera, il Länd tedesco dove è nato il 16 aprile 1927. Un clima davvero cordiale e gioioso quello vissuto ieri presso la residenza del Papa emerito. E Benedetto XVI, come si vede anche dalle fotografie che pubblichiamo, è apparso in buona salute e di buon umore. Il «regalo più grande», ha confidato nei giorni scorsi alla Radio Vaticana, il segretario particolare di Benedetto XVI e attuale prefetto della Casa Pontificia, l’arcivescovo Georg Gänswein, «è stata la presenza del fratello Georg, di 93 anni». Accanto al festeggiato, il fratello, monsignor Georg Ratzinger; e con loro l’arcivescovo Georg Gänswein, le Memores Domini che assistono Benedetto XVI e Birgit Wansing, la fedelissima segretaria. Nella gallery fotografica pubblicata vediamo seduto Benedetto XVI, anch’esso sorridente. Il Papa emerito ha anche voluto salutare personalmente ciascun componente della delegazione bavarese. Una festa sobria, dunque, come annunciato nei giorni scorsi, ma sicuramente ricca di calore umano. A Benedetto XVI sono giunti molti messaggi di auguri da tutto il mondo. Papa Francesco ha voluto fargli personalmente gli auguri visitandolo lo scorso 12 aprile proprio nel monastero dove vive Ratzinger. A portargli l’augurio, i doni e anche i sapori della sua terra, compresi il tradizionale boccale di birra e i Bretzel, caratteristici pani intrecciati, sono stati il primo ministro della Baviera, Horst Seehofer, a capo di una delegazione del Land tedesco, e una compagnia di Schützen, con il loro costume. A conclusione dell’incontro, prima di impartire la benedizione a tutti i presenti, Benedetto XVI ha avuto parole di gratitudine: «Vi ringrazio per avermi fatto tornare alla mia bellissima terra».

L'abbraccio di Benedetto XVI con i suoi connazionali bavaresi in Vaticano lunedì 17 aprile

L'abbraccio di Benedetto XVI con i suoi connazionali bavaresi in Vaticano lunedì 17 aprile





«Un maestro di vita e di sapere»: l'intervista all'allievo Tremblay


Si conoscono dal lontano 1969 quando l’allora giovane redentorista canadese Réal Tremblay incontrò per la prima volta nell’università di Tubinga quello che solo pochi anni dopo sarebbe diventato il suo futuro professore di dottorato Joseph Ratzinger. È la prima istantanea che estrae dal fitto album di ricordi sul suo «“doctorvater” il “mio padre professore in teologia” ai tempi dei miei studi a Regensburg..,» padre Real Tremblay il religioso, originario del Quebec – figlio di sant’Alfonso de’ Liguori – oggi professore emerito di teologia morale all’Accademia Alfonsiana di Roma. «Da subito mi impressionò l’affabilità la timidezza gentile con cui l’allora professor Ratzinger – è la confidenza di uno dei circa 100 allievi di teologia del futuro Benedetto XVI – mi accolse nella sua stanza a Tubinga: stava per traslocare a Regensburg e la sua abitazione era colma di scatoloni carichi di libri.... Mi conquistò immediatamente il modo fraterno con cui mi ricevette: mi sentii subito a casa dopo quell’incontro. Fu un incontro tra amici. Mi sembrò di incontrare una persona conosciuta da sempre.

Il redentorista Real Tremblay allievo di dottorato di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI a Regensburg nel 1975

Il redentorista Real Tremblay allievo di dottorato di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI a Regensburg nel 1975


E ho potuto sperimentare la stessa emozione e disarmante semplicità, solo pochi anni fa, nel 2015 quando gli ho consegnato personalmente nel monastero “Mater ecclesiae” all’interno del Vaticano, la tesi di dottorato del mio allievo don Claudio Bertero sul tema “persona e comunione” nel pensiero Ratzinger». Istantanee che riportano il redentorista – chiamato nel 1984 proprio dall’allora cardinale Ratzinger a rivestire il delicato ruolo di consultore della Congregazione per la dottrina della fede ai tanti aneddoti che lo legano al suo antico professore. «Sotto la sua guida ho discusso la mia tesi di dottorato in teologia nel 1975 a Regensburg su “La manifestazione e visione di Dio secondo sant’Ireneo di Lione” – rivela – . Ad affascinarmi fu soprattutto, durante le sue lezioni universitarie, la sua capacità di presentare le questioni di fede in modo chiaro e articolato. A mettermi sulla strada del suo discepolato sono stati soprattutto un articolo scritto per la rivista Conciliumsull’episcopato e poi il saggio chiave del suo sapere teologico, da me letto 15 volte e studiato a fondo ininterrottamente, che è Introduzione al cristianesimo di cui conservo come una reliquia del suo sapere la nona edizione del 1968....».

Un professor Ratzinger che, a giudizio di padre Tremblay, rappresenta un unicum nella storia della Chiesa del Novecento per il suo cursus studiorum. «Pensi che è stato perito al Vaticano II e ha lavorato fianco a fianco a pensatori del rango di De Lubac, Rahner, Congar e altri, e poi è divenuto cardinale e Papa portandosi dietro un curriculum universitario unico nel suo genere. Ricordo che, conoscendo le mie inclinazioni accademiche, fu molto contento quando fui destinato dall’allora mio superiore dei redentoristi Josef Georg Pfab a continuare i miei studi come professore stabile a Roma nel campo della teologia morale. Sapeva che, come nel suo caso, lo studio era una delle radici e molle più intime della mia vocazione....». Padre Tremblay torna con la mente agli anni della Congregazione della dottrina per la fede sotto la guida di «colui che la stampa maldestramente definiva il “Panzerkardinal”» dal 1981 al 2005: «Impressionava la sua attenzione al lavoro di ogni membro del dicastero leggeva tutti i documenti. Si rimaneva edificati dalla sua capacità di ascoltare tutti e di voler sapere anche nelle minuzie i tanti dossier che erano realizzati dai suoi consultori. Si è dimostrato per il suo stile un cardinale “non burocrate” ma in grado sempre con il suo stile di “semplice professore” di valorizzare il lavoro di tutti i suoi collaboratori da quello gerarchicamente più importante a quello più umile».

Un’eredità quella di Ratzinger come teologo, cardinale e Pontefice che sopravviverà ancora a lungo? «Immagino di sì – è la riflessione finale – . Credo che il suo stile, i suoi gesti come quello della rinuncia al ministero petrino, le sue opere come la sua scelta di farsi solo uomo di contemplazione nell’ultimo tratto di vita ci stanno regalando l’immagine di un Papa emerito che prega e ama la Chiesa nel silenzio e rimarrà il “maestro di sempre” per chi lo ha conosciuto da vicino».


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