venerdì 10 agosto 2018
Nell'omelia per la festa di San Lorenzo, il presidente della Cei ha richiamato il dovere di servire Dio nel povero, nel piccolo, nello straniero. Città e nazioni siano solidali.
Il cardinale Gualtiero Bassetti

Il cardinale Gualtiero Bassetti

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La Chiesa non ha altri modi di essere presente nella società che vivendo la sua vocazione al servizio a partire dai piccoli, dai poveri, dallo straniero, dall’orfano e dalla vedova. Nella festa del santo martire Lorenzo cui è dedicata la Cattedrale diocesana, l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei si è soffermato sul comandamento dell’amore fraterno, senza il quale – ha detto – «è impossibile piacere a Dio». Una comunità di credenti in cui non circola più amore – ha aggiunto – «è come una pianta in cui non circola più linfa. Un corpo in cui non circola più il sangue della vita». Ma allo stesso modo «una città, una nazione, che invece che sulla solidarietà e sul bene comune tendesse a fondarsi sull'egoismo e sul privilegio, avrebbe smarrito il senso profondo del suo ruolo ordinatore e della sua finalità civilizzatrice ed umanizzante».
E in questa riflessione sulla vocazione alla ricerca del bene comune, sulla chiamata propria a tutti i credenti di essere fermento e “Chiesa in uscita”, Bassetti ha richiamato l’insegnamento del cardinale Carlo Maria Martini. «La missione del cristiano – diceva l’arcivescovo di Milano – che cammina nel mondo è quella che consiste nel rendersi disponibile al servizio, all'attenzione ad ogni persona e alla dedizione di sé agli altri fino al dono della vita. Sono parole che ritengo profondamente attuali per la nostra Chiesa e la nostra città». Non prendiamo scorciatoie – ha aggiunto in proposito Bassetti – «l'essere cristiani non caratterizzato soltanto dai doveri che abbiamo verso Dio o la nostra famiglia, ma dal vivere per gli altri e questo è il vero modo di mettere Dio al primo posto, come ha fatto San Lorenzo». Un impegno che si traduce in servizio al Padre e all’uomo, in tutti i settori del vivere. «Anche la carità, cosiddetta politica, che stimola le persone a mettere i propri talenti e le proprie energie a servizio del bene comune per la costruzione della città e dello stato deve nascere dal desiderio di servizio disinteressato». «Di conseguenza, come diceva il beato Paolo VI, che tra poco più di due mesi verrà canonizzato – ha aggiunto il presidente della Cei –, la carità deve investire la politica con la propria forza di illuminazione, energia di dedizione, capacità di servizio. Certo tutto questo esige un impegno pedagogico ed educativo molto forte; ma se non si fossero mossi in questo senso i nostri padri, noi oggi non avremmo una carta costituzionale, che rimane un orientamento sicuro».

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