giovedì 5 maggio 2016
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« I n incontri di questo tipo la parola più importante è il dialogo». È quanto ha detto papa Francesco incontrando, prima dell’Udienza generale, i partecipanti al quarto Colloquio con il “Royal Institute for interfaith studies” di Amman in Giordania, promosso dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso sul tema dei valori condivisi da credenti e cittadini nella vita sociale e politica. Erano presenti all’incontro il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del dicastero vaticano, e il principe giordano El Hassan bin Talal (il fratello più giovane dello scomparso re Hussein), che ha fondato nel 1994 l’'Istituto reale' per promuovere i rapporti tra cristianesimo ed islam. Il Papa ha desiderato manifestare la sua gratitudine per questo incontro riandando con gioia alla visita compiuta in Giordania nel maggio del 2014: «È un bel ricordo che porto con me» ha detto. Quindi, ha parlato del lavoro svolto da questi Colloqui. «È un lavoro di costruzione. Noi viviamo un tempo in cui ci siamo abituati alla distruzione che fanno le guerre. E il lavoro del dialogo, dell’avvicinamento ci aiuta sempre a costruire», ha spiegato il Pontefice commentando che in realtà farsi promotori di dialogo significa uscire da se stessi, con la parola, e ascoltare la parola dell’altro. «Le due parole – ha spiegato – si incontrano, i due pensieri si incontrano. È la prima tappa di un cammino. Dopo questo incontro della parola, i cuori si incontrano e incomincia un dialogo di amicizia, che finisce con la stretta delle mani. Parola, cuore, mani. È semplice! Lo sa fare un bambino… Perché non farlo noi? E questo è il passo della costruzione, dell’amicizia, della società». E ha concluso: «Tutti abbiamo un Padre comune siamo fratelli. Andiamo su questa strada, che è bello. Vi ringrazio perché voi siete convinti che è buono andare su questa strada». © RIPRODUZIONE RISERVATA Ieri piazza San Pietro (Osservatore Romano)
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