sabato 20 settembre 2014
​Omaggio ai martiri del regime comunismo e stimolo al modello di dialogo religioso tra musulmani e cristiani: questi i "temi" della visita breve ma intensissima di Bergoglio a Tirana. La Messa in piazza Madre Teresa, l'incontro con i leader religiosi e poi con i bambini del Centro Betania. IL PROGRAMMA
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​L'Albania riceve, domenica, papa Francesco. Nella sua breve (appena undici ore) ma intensissima visita il Santo Padre renderà omaggio alle vittime del comunismo e darà impulso al dialogo religioso tra la maggioranza musulmana e i cristiani. Per papa Francesco è la quarta visita in terra straniera, la prima in un Paese europeo, dopo i viaggi in Brasile, Terra Santa e Corea del Sud.Le strade della capitale, Tirana, sono vestite a festa, con le bandiere nazionali del Vaticano. La Messa delle 11 si celebrerà in piazza Madre Teresa; sono attese varie centinaia di migliaia di albanesi cattolici e musulmani, in arrivo anche dal Kosovo, dalla Macedonia, dal Montenegro e da altri Paesi europei. La piazza e una parte dell'adiacente viale sono stati chiusi al traffico già da venerdì; la sicurezza in tutta la città sarà garantita da 600 uomini della Guardia Repubblicana, forze di intervento rapido e forze speciali che si sommeranno ai numerosi agenti di polizia chiamati a vigilare nelle strade attraversate dal pontefice. In tutta la città maxi cartelloni mostrano papa Francesco sorridente, con le braccia alzate e il messaggio: "Dico a tutti i popoli: possiamo lavorare insieme". Per ricordare i martiri della fede, in un Paese in cui per vari decenni fu proibito credere in Dio, nel viale principale di Tirana sono stati collocati i ritratti di 40 sacerdoti assassinati durante la dittatura comunista (1944-19991) per i quali è stato avviato il processo di beatificazione; e questi si sommano alle centinaia di religiosi cristiani e musulmani assassinati, torturati, incarcerati e deportati solo perché credevano in Dio e custodivano nelle case la Bibbia e il Corano. Dal 1941, su un totale di Il dittatore stalinista, Enver Hoxha, che guidò il Paese tra il 1944 e il 1985, proibì nel 1967 la fede e un decennio più tardi l'Albania divenne per mandato costituzionale il primo Paese ateo al mondo. Migliaia di chiese e moschee furono distrutte, trasformate in magazzini e cinema che propagavano l'ideologia marxista, i libri religiosi furono bruciati e ai padri si proibì di mettere ai figli i nomi religiosi degli antenati.  
Ed è proprio questo il primo scopo del viaggio papale: onorare i martiri di una Chiesa letteralmente annientata; la seconda ragione è legata al dialogo interreligioso. Il piccolo Paese in cui la libertà religiosa è stata rasa al suolo si rivela oggi un esempio non solo di rinascita della Chiesa cattolica ma anche di pacifica convivenza tra le religioni, come ha sottolineato il segretario di Stato Parolin in una intervista al Ctv (LEGGI).
 
Uguale pensiero è stato espresso a Radio Vaticana dal nunzio apostolico in Albania, monsignor Ramiro Moliner: il Papa compie la sua visita per "onorare tutti quelli che hanno dato la vita per la fede" e per dimostrare che "si può vivere rispettandosi gli uni gli altri". Gli albanesi sono "contenti" di essere esempio nel dialogo. "Ci sono state due dichiarazioni molto chiare della comunità interreligiosa, formata da cattolici, ortodossi, musulmani sunniti, bektashi e poi Alleanza evangelica, di condanna totale e assoluta - dice il Nunzio - di questi crimini che si commettono evocando o appoggiandosi alle religioni. La religione non può essere mai una scusa o il motivo o l'incentivo perpermettere questi crimini. Quindi, penso che tutti si sentanoorgogliosi di questo apprezzamento, di questa nota di identitàculturale che è vissuta in modo particolare qui, in Albania".Il programma (GUARDA) prevede una visita di cortesia al presidente della Repubblica, la Messa in piazza Madre Teresa, con l'Angelus, poi l'incontro con i vescovi albanesi e con i leader di altre religioni cristiane. ALle 17 ci sarà la celebrazione dei Vespri nella Cattedrale di Tirana e infine la visita ai bambini del Centro Betania.
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