venerdì 21 settembre 2012
COMMENTA E CONDIVIDI

​Da quattro anni e mezzo era al loro fianco, anche per aiutarli a superare le difficoltà. E adesso sono loro che vanno da lui, per dargli il proprio saluto e recitare una preghiera. Nella chiesa centrale del Policlinico "Gemelli", monsignor Sergio Lanza, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, non è solo. Un continuo via vai di medici, infermieri, studenti, amici (tra gli altri il ministro per i Beni e le Attività culturali, Lorenzo Ornaghi, l’assistente generale dell’Ac, il vescovo di Palestrina, Domenico Sigalini, il vescovo ausiliare di Roma, Lorenzo Leuzzi, il direttore di Tv2000, Dino Boffo, il teologo Giuseppe Lorizio, il direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, monsignor Angelo Casile) gli tiene compagnia mentre è ancora «sospeso» tra cielo e terra. Sfilano accanto al feretro fianco a fianco con i lavoratori del Policlinico per i quali si era speso senza riserve in un’opera di mediazione che lo aveva fatto diventare un punto di riferimento per tutti. E l’omaggio alla sua personalità di uomo e di sacerdote è unanime e commosso. «Era un prete come ognuno di noi vorrebbe che fossero tutti i preti», dicono praticamente con le stesse parole il presidente della Facoltà di medicina dell’Università Cattolica, Rocco Bellantone e l’ordinario di oncologia medica, Carlo Barone, nel cui reparto è avvenuto mercoledì sera il decesso. «Una persona di straordinaria cultura, non solo teologica, ma anche di grande umanità, che sapeva rapportarsi con tutti, anche con fine ironia», aggiunge don Angelo Auletta, assistente pastorale del personale e uno dei suoi più stretti collaboratori. «Un paziente consapevole e attivo, che voleva essere informato su tutto ed era capace di scherzare anche sulla sua malattia», ricorda Tommaso Pirronti, direttore dell’unità operativa complessa di radiologia.

L’estrema prova di questa autoironia, monsignor Lanza l’aveva data proprio lunedì scorso, quando, nonostante tutti gli sforzi non aveva potuto recarsi a Sarnico (Bergamo), dove era in programma l’annuale riunione dei docenti di teologia della Cattolica, per l’aggravarsi delle sue condizioni. Allora aveva fatto chiamare la segretaria del centro pastorale, Claudia Bellanti (che rievoca l’episodio profondamente commossa), e le aveva dettato un saluto per i docenti lì riuniti intitolato «Le penne all’arrabbiata e la teologia», riferendosi al fatto che la decisiva crisi respiratoria gli era venuta proprio mentre stava mangiando.Ma accanto a questa capacità di sdrammatizzare («Non l’ho mai sentito lamentarsi per il dolore, eppure ne aveva eccome», dice la caposala Rosa De Angelis, che insieme alla signora Marisa l’ha assistito fino all’ultimo), l’assistente ecclesiastico generale della Cattolica ha lasciato un duplice testamento spirituale. «Domenica scorsa – ricorda don Luciano Scarpina, assistente degli studenti – abbiamo celebrato la Messa nella sua stanza e lui, commentando il Vangelo, ha detto: «Offro queste sofferenze per la mia purificazione e per quella degli altri e aspetto la Risurrezione». Inoltre il 12 settembre scorso, incontrando i dirigenti del Policlinico aveva raccomandato «esemplarità di comportamento a tutti i livelli e consapevolezza che tutto quanto fatto nel bene o nel male al "Gemelli" si sarebbe riflesso, nel pensiero della gente, sul volto della Chiesa». È stata la sua ultima lezione, che ha profondamente colpito i presenti. E anche per questo Maurizio Guizzardi, direttore del Policlinico, sottolinea che Lanza «ha offerto fino all’ultimo il suo servizio, non facendo mai mancare il paterno consiglio e manifestando concretamente la sua vicinanza e alla comunità del Gemelli in un tornante difficile della sua storia».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: