sabato 18 gennaio 2014
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Tenete sempre alto il “livello etico della comunicazione”. E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza di stamani ai dirigenti e dipendenti della Rai, ricevuti in Aula Paolo VI, in occasione del 90.mo di inizio delle trasmissioni radiofoniche e del 60.mo di quelle televisive. Il Pontefice ha messo l’accento sulla collaborazione tra la Rai, la Radio Vaticana e il Ctv. Quindi, ha sottolineato che chi è “titolare del servizio pubblico” non può “per nessun motivo” abdicare a questa responsabilità. Prima dell’udienza, i dipendenti della Rai hanno partecipato ad una Messa, sempre in Aula Paolo VI, presieduta dal cardinale Angelo Comastri. Il servizio di Collaborazione. Papa Francesco è partito da qui per riflettere sullo straordinario rapporto che, nei decenni, si è andato costruendo tra la Rai e la Santa Sede. Il Papa ha rammentato eventi straordinari che la Rai ha offerto agli utenti dal Concilio Vaticano II alle elezioni dei Pontefici, dai funerali del Beato Wojtyla al Giubileo del 2000:“Sia sul versante della radio, sia su quello della televisione, il popolo italiano ha sempre potuto accedere alle parole e, successivamente, alle immagini del Papa e degli eventi della Chiesa, in Italia, mediante il servizio pubblico della Rai. Questa collaborazione si realizza con i due enti vaticani: la Radio Vaticana e il Centro Televisivo Vaticano”.Il Papa ha, anche, ricordato alcune produzioni di carattere religioso e in particolare i film Francesco di Liliana Cavani e Atti degli Apostoli di Roberto Rossellini. La Rai, ha poi osservato, “è stata testimone dei processi di cambiamento della società italiana nelle sue rapide trasformazioni, e ha contribuito in maniera speciale al processo di unificazione linguistico-culturale dell’Italia”. Per questo, ha proseguito, “ringraziamo il Signore per tutto questo e portiamo avanti lo stile della collaborazione”. Quindi, ha sviluppato una riflessione “sul valore e le esigenze del servizio pubblico” e in particolare sulle “responsabilità per l’oggi e per il domani”. “A tutti voi che siete qui presenti, e a coloro che per diversi motivi non hanno potuto prendere parte a questo nostro incontro, ricordo che la vostra professione, oltre che informativa, è formativa, è un servizio pubblico, cioè un servizio al bene comune: un servizio alla verità, un servizio alla bontà e un servizio alla bellezza”. Tutte le professionalità che fanno parte della Rai, ha soggiunto, “sanno di appartenere ad un’azienda che produce cultura ed educazione, che offre informazione e spettacolo, raggiungendo in ogni momento della giornata una gran parte di italiani”: “È una responsabilità a cui chi è titolare del servizio pubblico non può per nessun motivo abdicare. La qualità etica della comunicazione è frutto, in ultima analisi, di coscienze attente, non superficiali, sempre rispettose delle persone, sia di quelle che sono oggetto di informazione, sia dei destinatari del messaggio”. “Ciascuno, nel proprio ruolo e con la propria responsabilità – ha poi avvertito - è chiamato a vigilare per tenere alto il livello etico della comunicazione ed evitare" comportamenti "che fanno tanto male, la disinformazione, la diffamazione e la calunnia”:“Vi auguro di lavorare bene, e di mettere fiducia e speranza nel vostro lavoro, per poterla anche trasmettere: ce n’è tanto bisogno!”
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