giovedì 13 settembre 2018
DiNardo, O’Malley, Gomez e Bransfield sono stati ricevuti in udienza da Francesco. Anche in Kentucky si parla di un Gran giurì che indaghi sulle accuse di molestie da parte del clero cattolico
Il Papa ha incontrato i vescovi Usa
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Si è tenuto in Vaticano l’incontro fra papa Francesco e i vertici dei vescovi americani. Era stato il presidente della Conferenza episcopale statunitense, cardinale Daniel DiNardo, a chiedere due volte nell'ultimo mese un’udienza papale per poter discutere della nuova ondata di accuse di abusi sessuali da parte del clero che hanno investito la Chiesa americana questa estate. Il Pontefice ha incontrato a mezzogiorno nel Palazzo Apostolico oltre al cardinale DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston e leader della Conferenza dei vescovi Usa, anche il cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, Jose Horacio Gomez, arcivescovo di Los Angeles e vicepresidente della Conferenza episcopale e monsignor Brian Bransfield, segretario generale.

Due settimane fa, DiNardo in un comunicato aveva chiesto «risposte conclusive e basate su prove» alle domande sollevate dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò e si era detto «fiducioso» del fatto che il Papa condivida «il desiderio di maggiore efficacia e trasparenza soprattutto nei procedimenti disciplinari verso i vescovi ».

Come noto, in proposito il C9 lunedì scorso ha annunciato la pubblicazione degli eventuali «necessari chiarimenti», anticipando la convocazione, annunciata mercoledì, dei presidenti degli episcopati di tutto il mondo a febbraio, in Vaticano. Un vertice che si collega direttamente alla crisi che sta investendo la Chiesa statunitense.

La Conferenza episcopale degli Usa è alle prese con una nuova serie di inchieste apertesi in vari Stati americani sugli abusi ai danni di minori.

Mercoledì 12 settembre il Kentucky si è aggiunto alla lista, facendo sapere di voler convocare un Gran giurì che indaghi sulle accuse di molestie da parte del clero cattolico e su possibili azioni intraprese per proteggere i responsabili dalla giustizia. Nel 2004 tre ex chierichetti del Kentucky vittime di molestie avevano fatto causa alla Santa Sede sostenendo che il Papa era responsabile degli abusi perché preti e vescovi in tutto il mondo erano “dipendenti” del Papa. Un principio respinto finora dai tribunali americani. La causa era rientrata sei anni dopo quando le vittime avevano ritirato la denuncia.

Prima del Kentucky erano sei gli Stati che hanno deciso di indagare sulla crisi: la scorsa settimana New York e New Jersey si erano uniti a Illinois, Missouri, New Mexico e Nebraska, mentre la Florida sta valutando se seguirne l’esempio. In New Jersey, una speciale linea telefonica creata dal ministro alla Giustizia statale Gurbir Grewal per raccogliere nuove denunce ha raccolto una numero record di chiamate. In Pennsylvania a metà agosto un grand giurì aveva presentato e documentato le accuse mosse da circa mille vittime a oltre 300 sacerdoti. Intanto martedì, in una missiva inviata al clero dell’arcidiocesi di Washington, il cardinale Donald Wuerl, arcivescovo della capitale, ha affermato che presto affronterà con papa Francesco la possibilità di presentare le sue dimissioni.

Wuerl, 77 anni, è accusato di aver in parte coperto lo scandalo degli abusi sessuali in Pennsylvania e le vicende legate al suo predecessore, l’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick, accusati di abusi ai danni di seminaristi. Molte vittime hanno messo in discussione la modalità con cui Wuerl aveva gestito la vicenda nei suoi 18 anni di servizio a Pittsburgh, in Pennsylvania. Il cardinale ha negato di essere mai stato a conoscenza di accuse a carico di McCarrick, ma ha ammesso “errori di giudizio”. Il cardinale si è già recato nei giorni scorsi in Vaticano per discutere con il Papa della sua situazione. Lo scandalo legato alle accuse di pedofilia ha già portato a numerosi processi e risarcimenti costati finora oltre tre miliardi di dollari alla Chiesa Usa.

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