domenica 13 ottobre 2019
La dura presa di posizione dopo la pubblicazione delle immagini dei funzionari sospesi perché sospettati di operazioni finanziarie illecite
Il logo della Gendarmeria vaticana (Foto Siciliani)

Il logo della Gendarmeria vaticana (Foto Siciliani)

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Dopo la pubblicazione delle foto di addetti del Vaticano sospesi in seguito agli accertamenti su operazioni finanziarie sospette della Segreteria di Stato, «è iniziata un’indagine, per volere del Santo Padre, sulla illecita diffusione di un documento ad uso interno delle forze di sicurezza della Santa Sede, la cui gravità, nelle parole di Papa Francesco, è paragonabile ad un peccato mortale, poiché lesivo della dignità delle persone e del principio della presunzione di innocenza».

Lo ha riferito sabato pomeriggio all’Ansa il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, confermando la gravità dell’“incidente” dovuto all’uscita sui giornali dell’ordinanza, con tanto di foto segnaletiche, riguardante la sospensione e l’allontanamento dai loro posti di lavoro di cinque funzionari - quattro laici e un monsignore - interessati dai sequestri di carte e pc in Segreteria di Stato e all’Aif. La notizia indica il dolore del Pontefice per l’accaduto. Dolore di cui si era fatto eco un editoriale di Vatican-News in cui si denunciava il fatto che «le persone sottoposte agli accertamenti sono state infatti oggetto di una vera e propria gogna mediatica con tanto di pubblicazione delle loro foto nonostante le eventuali responsabilità siano ancora da accer- tare». Infatti «coloro che sono stati coinvolti nell’indagine avevano e hanno il diritto di essere rispettati per la loro dignità di uomini e di donne, sia che si tratti di sacerdoti, sia che si tratti di padri e madri di famiglia».

La storia è cominciata il 1° ottobre quando la Sala Stampa della Santa Sede informa circa una verifica in corso all’interno delle Mura Leonine. Si tratta in pratica dell’acquisizione di documenti e computer, operata nella stessa mattinata presso alcuni uffici della Segreteria di Stato e della Autorità di informazione finanziaria (Aif) dello Stato della Città del Vaticano, autorizzata con decreto del promotore di giustizia del Tribunale, Gian Piero Milano e dell’aggiunto Alessandro Diddi. Il tutto in seguito alle denunce, sottolinea il comunicato che non fa i nomi degli indagati, «presentate agli inizi della scorsa estate dallo Ior e dall’Ufficio del revisore generale, riguardanti operazioni finanziarie compiute nel tempo».

Il 2 ottobre succede il “pasticciaccio”. Nelle postazioni della Gendarmeria e delle Guardie Svizzere arriva, come sempre, un ordine di servizio in cui si comunica un provvedimento di sospensione cautelativa dal servizio, con tanto di foto segnaletica, riguardante cinque persone: monsignor Mauro Carlino, capo ufficio informazione e documentazione della Segreteria di Stato, il direttore dell’Aif Tommaso Di Ruzza, Vincenzo Mauriello e Fabrizio Tirabassi, minutanti in Segreteria di Stato, e Caterina Sansone, addetta di amministrazione della stessa Segreteria di Stato. Ordini di servizio di questo genere, con tanto di foto segnaletiche, non sono una novità nel lavoro di routine della Gendarmeria, ma è la prima volta che questo tipo di documento viene in qualche modo fatto uscire dalle Mure Leonine.

Così il foglio, firmato dal comandante Domenico Giani, viene addirittura rilanciato dal sito dell’Espresso che lo pubblica per intero, foto comprese. Da qui l’accusa di «gogna mediatica» formulata il 3 ottobre in un editoriale pubblicato anche in prima pagina dall’Osservatore Romano. Da qui il dolore di papa Francesco che ha prontamente ordinato una inchiesta per individuare la manina che ha diffuso all’esterno un documento interno della Gendarmeria. La dichiarazione del direttore Bruni è arrivata dopo che ieri il Corriere della Sera ha prefigurato come «scontato e imminente» l’avvicendamento del comandate Giani, in carica dal 2006, a cui verrebbe contestata «una omessa vigilanza», con una «via d’uscita concordata» verso «un altro incarico esterno della Santa Sede».

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