martedì 11 luglio 2017
Con un Motu proprio il Papa ha introdotto una nuova strada per la beatificazione. Vediamo anche le altre.
La canonizzazione di papa Giovanni Paolo II e papa Giovani XXIII il 27/72014 (Foto Siciliani)

La canonizzazione di papa Giovanni Paolo II e papa Giovani XXIII il 27/72014 (Foto Siciliani)

Papa Francesco apre la via alla beatificazione di quei fedeli che, spinti dalla carità, hanno offerto eroicamente la propria vita per il prossimo accettando liberamente e volontariamente una morte certa e prematura con l’intento di seguire Gesù.
Lo fa con la pubblicazione odierna del Motu Proprio “Maiorem hac dilectionem”, che inizia proprio con le parole di Gesù prese dal Vangelo di Giovanni: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. IL TESTO INTEGRALE

Leggi l'articolo di Gianni Cardinale

Ecco i percorsi per diventare beati

IL MARTIRIO Morte violenta e perdono del reo

L’offerta della vita come nuova «fattispecie» nell'iter processuale per la beatificazione e il successivo riconoscimento della santità
va ad aggiungersi alle altre vie più tradizionali previste dalla Chiesa da secoli. Innanzitutto il martirio, che, come sottolinea l’Osservatore Romano, è la suprema imitazione di Cristo e la testimonianza più alta della carità. Il concetto classico di martirio comprende: l’accettazione volontaria della morte violenta per amore di Cristo; l’odium del persecutore per la fede
o per un’altra virtù cristiana; la mitezza e il perdono della vittima che imita l’esempio di Gesù sulla croce.

VIRTU' EROICHE Il Vangelo diventa un modo di essere

Una via, per così dire più consueta, è quella delle virtù eroiche che, scrive Benedetto XIV, vanno esercitate «speditamente, prontamente, piacevolmente e sopra il comune modo di agire, per un fine soprannaturale». Non "una tantum" dunque ma per un periodo sufficiente a farle diventare – scrive l’Osservatore Romano – un modo abituale di essere e di agire conforme al Vangelo. Si tratta delle virtù teologali (fede, speranza, carità), cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza) e "annesse" (povertà, obbedienza, castità, umiltà). Se viene riconosciuta l’eroicità delle virtù, il servo di Dio è dichiarato venerabile. Per la beatificazione è necessario il riconoscimento di un miracolo per sua intercessione.

I «CASUS EXCEPTI» Il riconoscimento di un culto antico

Un’altra via, meno conosciuta è quella dei cosiddetti casus excepti, espressione del Codice di diritto canonico del 1917 (cfr. cann. 2125-2135). Come ricorda l’Osservatore Romano il riconoscimento porta alla conferma di un culto antico, cioè successivo al pontificato di Alessandro III († 1181) e antecedente al 1534, così come stabilì Urbano VIII (1623-1644), il grande legislatore delle cause dei santi. La conferma del culto antico è chiamata anche "beatificazione equipollente". Detto in altro modo, la beatificazione ed eventualmente la canonizzazione equipollente è una procedura con cui il Papa approva per decreto un culto esistente da tempo di un servo di Dio non ancora beatificato o canonizzato.

L'OFFERTA DELLA VITA Carità e il dono eroico di sé

Come detto il Motu proprio pubblicato oggi introduce una nuova fattispecie dell’iter di beatificazione e canonizzazione. Perché sia valida ed efficace occorrono alcuni requisiti:
offerta libera e volontaria della vita ed eroica accettazione propter caritatem di una morte certa e a breve termine;
un nesso tra l’offerta della vita e la morte prematura;
l’esercizio, almeno in grado ordinario, delle virtù cristiane prima dell’offerta della vita e, poi, fino alla morte;
esistenza della fama di santità e di segni, almeno dopo la morte; il miracolo per la beatificazione, dopo la morte del servo di Dio e per sua intercessione.

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