venerdì 28 settembre 2018
Riapre al pubblico il capolavoro di Guarini ventuno anni dopo l'incendio che lo devastò
L'interno della cupola (LaPresse)

L'interno della cupola (LaPresse) - LaPresse

COMMENTA E CONDIVIDI

Nella storia di una città 21 anni sono un soffio, un tempo in apparenza breve che può diventare lunghissimo. Quasi una rivoluzione. Te ne accorgi quando l’attualità ti riporta indietro, ai giorni in cui le abitudini di oggi erano novità, le certezze ipotesi e il futuro diventato presente un disegno abbozzato a matita. È successo, succede a Torino. Al primo piano vellutato di rosso del Teatro Regio, si presenta il restauro, durato due decenni e un pezzo, del capolavoro del Guarini, la “Cappella della Sindone” chiamata così anche se il sacro telo non abita più qui. E le immagini, il film della memoria tornano al 1997, quando Fca si chiamava ancora Fiat e parlava (quasi) solo italiano, le Olimpiadi 2006 erano un’ipoteca, la Juventus non conosceva l’amaro della serie B e Cristiano Ronaldo era poco più di un bimbo.

Un tempo quasi sospeso che suo malgrado accelera la notte dell’11 aprile. Nel buio tiepido di inizio primavera sale altissimo il fumo dalla Cattedrale di San Giovanni Battista. Brucia la “Cappella della Sindone”, il telo è salvo ma il capolavoro barocco di Guarino Guarini patrimonio Unesco, rischia di venire giù. Sono ore convulse e drammatiche, di quelle che anche anni dopo ti ricordi cosa facevi. La gente scende per strada, gli esperti si interrogano sul domani, i tecnici calcolano i danni. C’è un’ostensione da organizzare, e si farà, c’è un patrimonio di arte e spirito da salvare. Inizia una lunga maratona idealmente finita soltanto ieri. «Bisogna considerare che sono stati necessari tre cantieri – spiega la direttrice dei Musei Reali, Enrica Pagella – . Prima la messa in sicurezza della cupola per scongiurarne il crollo. Poi “il cantiere della conoscenza”, con la schedatura di circa seimila frammenti in pietra, le ricerche storiche, chimiche, fisiche e strutturali sull’opera e le tecniche del Guarini. Infine i lavori di consolidamento e il restauro vero e proprio» che hanno richiesto anche la riapertura dell’antica cava di Frabosa Soprana, nel Cuneese, per acquisire la pietra originale, necessaria a sostituire i materiali non più recuperabili.

Il risultato e un’armonia di leggerezza e audacia che mette i brividi. La zona alta della costruzione somiglia a un canestro rovesciato composto da 36 archi sfalsati per rispondere alla domanda di levità e brillantezza del Guarini, così che il percorso verso il cielo accompagna il fedele in un viaggio dalle tenebre alla luce, dalle sofferenze terrene alla salvezza eterna. Un itinerario completato dalla cupola con la colomba raggiata dello Spirito Santo e la cuspide esterna sormontata dalla Croce con i simboli della Passione. Un cammino di arte e fede che oggi, con l’eccezione dell’altare progettato da Antonio Bertola (1647-1719) il cui restauro inizierà a primavera, viene restituito alla città e al Paese. Compresi i tanti, giovani ma non solo, che quello scrigno di bellezza non l’hanno visto mai. Tra loro la sindaca di Torino, Chiara Appendino che parla di «grandissima emozione» e «di punto di partenza perché tante persone possano godere di questo luogo incredibile» mentre il governatore della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino nel ringraziare «le mani sapienti che pietra su pietra hanno ricostruito l’opera» si concentra sul valore «della spiritualità umana che dà senso a ogni convivenza civile».

«Quando si parla del valore di un bene culturale di solito si pensa agli effetti di natura economica – sottolinea il ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli –. Oggi abbiamo una prova di come questo concetto vada oltre. Senza dimenticare il valore religioso e artistico, volevo sottolineare quello simbolico. I beni culturali appartengono alle comunità che danno un valore speciale alle opere a prescindere da quello artistico».

E proprio in linea con questa volontà di restituire alla cittadinanza un bene di cui ha dovuto fare a meno per troppo tempo, oggi prenderà il via una tre giorni di visite al prezzo speciale di tre euro mentre da martedì 2 ottobre l’accesso sarà compreso nel biglietto dei Musei Reali, di cui il capolavoro di Guarini è parte integrante sotto il profilo strutturale. E a suggellare il tutto, a rendere più effervescente e suggestiva la festa, ieri sera a partire dalle 20.30 la cupola ha goduto di un particolare e scenografico gioco di luci, che ora lascerà il posto a un’elegante illuminazione notturna permanente. Sarà così possibile anche ai non esperti ammirare l’originalissimo intreccio di suggestioni e affascinante spregiudicatezza architettonica per il quale i critici d’arte hanno recuperato dal vocabolario termini come «discontinuità, provocazione, paradosso, dissonanza». Senza tuttavia che questo sguardo di meraviglia debba e possa far dimenticare l’altro valore, quello più strettamente spirituale, della Cappella. «La bellezza, lo sappiamo bene, è ciò che 'salva' il mondo – osserva l’arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia –: è cioè dimensione capace di restituire alla vita il senso autentico e profondo che sovente noi stessi abbiamo smarrito. Ma la Cappella non è solo un’opera che esalta la bellezza della architettura e dell’arte. Fa parte di un percorso che ogni uomo è chiamato a compiere dal buio della morte spirituale causata dal male alla luce salvifica che emana della risurrezione del Signore».

Al centro dell’impegno, del genio architettonico di Guarino Guarini (1624-1683), teologo e sacerdote dell’istituto dei Chierici Regolari Teatini, c’era infatti il desiderio di dare una collocazione adeguata, consona al suo valore, alla Sindone, il lino che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Cristo deposto dalla Croce. E proprio in virtù di questo legame con il sacro telo, che vi è stato custodito fino agli anni ’90, la speranza – aggiunge Nosiglia – «è che la Cappella, continui ad essere non solo un patrimonio artistico e culturale fruibile da tutti ma anche luogo di preghiera, di silenzio, di meditazione come sempre avvenuto in questi secoli». Un modo per farsi illuminare dal messaggio della Sindone. Immagine della sofferenza offerta per la salvezza di ogni uomo. Icona «dell’amore più grande – conclude Nosiglia – che Cristo ha donato all’umanità intera».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: