domenica 16 luglio 2017
Tutte le iniziative delle comunità nel Dossier dell’Ufficio famiglia. Importanti anche i progetti interdiocesani. Dopo il Motu proprio, già avviati otto nuovi Tribunali ecclesiatici diocesani
Amoris laetitia, alleanza tra misericordia e diritto
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Se l’avvio del Motu proprio per la semplificazione delle procedure di verifica delle nullità matrimoniali non è stata tra le più agevoli, alle luce dei vari interventi che si sono resi necessari per chiarire una materia comunque molto complessa, la sua applicazione nelle diocesi italiane procede ora a pieno regime. Il cosiddetto “ponte giuridico-pastorale” – indicato dal Tavolo di lavoro istituito tra Cei, Rota Romana, Tribunale della Segnatura apostolica e Pontificio Consiglio per i testi legislativi – sta aprendo prospettive in cui davvero si stanno saldando le istanze della misericordia con quelle della giustizia.

L’Ufficio famiglia della Cei ha inserito tutte queste iniziative nel Dossier presentato all’inizio di giugno nell’ambito della Commissione episcopale Cei per la la famiglia, la vita e i giovani, che riassume quanto realizzato dalle comunità per la promozione dell’Esortazione postsinodale Amoris laetitia. La verifica della nullità matrimoniale è infatti uno dei momenti indicati nel capitolo VIII del documento di papa Francesco per il cammino di discernimento. Passaggio determinante soprattutto per le coppie che hanno vissuto il dramma dell’incomprensione e poi della disgregazione e intendono approfondire il senso di un sacramento celebrato forse senza la necessaria preparazione e senza averne compreso tutte le implicazioni.

Da qui la necessità di saldare le disposizioni del Codice di diritto canonico con l’abbraccio di una pastorale rinnovata nella sensibi- lità e nella capacità di accogliere anche le situazioni più complesse, come appunto i divorziati risposati, secondo la logica dell’integrazione che è «la chiave dell’accompagnamento pastorale, perché non soltanto sappiano che appartengono al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possono avere una gioiosa e feconda esperienza» (Al 299).

Si pongono in questa logica iniziative come quella realizzata dalle diocesi di Biella, Casale Monferrato, Novara e Vercelli che hanno fatto nascere un Centro interdiocesano di accompagnamento intitolato “Il Signore è ferito a chi ha il cuore ferito”. L’obiettivo è quello di offrire un primo orientamento di carattere pastorale ai fedeli separati o risposati, oppure che sono giunti alla scelta di separarsi ma non l’hanno ancora fatto. L’équipe, formata da un sacerdote e da più coppie di esperti, provvede all’ascolto e all’analisi delle varie situazioni sotto il profilo spirituale, morale e canonico. Progetto simile, rimanendo in Piemonte, per le diocesi di Fossano, Cuneo, Mondovì, Saluzzo e Alba dove già dal 2009 esiste un Tribunale ecclesiastico interdiocesano.

L’obiettivo è quello di collegarlo a una nuova struttura arricchendola delle componenti pastorali e professionali ancora carenti per migliorare non solo l’accoglienza della situazioni difficili, ma soprattutto discernimento e integrazione. Anche la diocesi di Comoha messo insieme una commissione di esperti per affrontare le sollecitazioni presenti nel capitolo VIII di Amoris laetitia. Ne è scaturito un documento che ora dovrà sfociare in un progetto per dare vita al “ponte giuridico-pastorale”. Tante le diocesi che hanno dato vita a nuovi uffici diocesani con l’obiettivo di accompagnare le coppie o i singoli alle prese con la necessità di verificare la nullità del proprio matrimonio. Tra le altre Frosinone-Veroli-Ferentino dove è nato un centro di ascolto gestito da due avvocatesse rotali. Progetto simile a Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia dove, per valutare gli aspetti giuridici e teologici della situazione è sorta una commissione presieduta dal vescovo e da quattro sacerdoti esperti.

Molto intenso l’impegno di Nuoro che, nell’ultimo anno, ha organizzato un ciclo di incontri a cui sono intervenuti tra gli altri il sottosegretario e direttore dell’Ufficio giuridico della Cei, monsignor Giuseppe Baturi; il vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico etrusco, don Roberto Malpelo; il direttore dell’Ufficio famiglia della Cei, don Paolo Gentili. Anche a Parma, sull’onda di Amoris laetita e del Motu proprio, è stato istituito un Servizio di informazione, consulenza e mediazione familiare. Progetti con caratteristiche simili nelle diocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, in quelle di Teano-Calvi, Tivoli e Trapani. In quest’ultima il Servizio d’accoglienza, presieduto dal vescovo – monsignor Pietro Maria Fragnelli è anche il presidente della Commissione episcopale Cei per la famiglia – conta sulla presenza di due sacerdoti specializzati e su coppie di sposi al cui interno c’è una psicoterapeuta e una consulente familiare. Esiste poi un numero rilevante di diocesi che, in poco più di un anno – Amoris laetitia ha visto la luce l’8 aprile 2016 – è riuscito a dare vita a un proprio Tribunale ecclesiastico, scelta prevista nel Motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus.

Sono, secondo quanto riportato dal Dossier dell’Ufficio famiglia Cei: Agrigento, Alessandria, Arezzo-Cortona- Sansepolcro, Nicosia, Piazza Armerina, Rieti, Volterra. In altre diocesi l’istituzione è in via di definizione. «Si tratta di una risposta massiccia e articolata ma che non ci stupisce perché – fa notare il direttore dell’Ufficio famiglia Cei – le esigenze a cui Amoris laetitia e il Motu proprio si sforzano di fornire risposte attuali ed efficaci erano da tempo non solo priorità pastorali ben note, ma anche emergenze umane e sociali di fronte a cui non era più possibile rimanere indifferenti».

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